Tutti siamo contro la guerra

Tornano le discussioni sulla guerra. Tutti dicono di essere contrari alla guerra a livello ideologico, ma poi…

La polvere, il sangue, le mosche, l’odore
per strada e tra i campi la gente che muore
E tu, tu la chiami guerra e non sai che cos’è
e tu, tu la chiami guerra e non ti spieghi perché.
Fabrizio de André

 

Il dibattito sulla guerra sta tornando di attualità. L’armata anglo-statunitense sta predisponendo le diplomazie per prepararsi ad attaccare l’Iraq, per tutelarci dai potenziali attacchi chimico-nucleari di Saddam Hussein.
Mentre scrivo il Parlamento italiano deve dare l’assenso all’invio degli Alpini italiani in Afghanistan per dare il cambio alle truppe inglesi, con i voti della maggioranza (ovvio) e, a quanto pare, anche del gruppo della Margherita. Chi si oppone a quest’invio lo motiva come un contributo ai preparativi della guerra contro l’Iraq in quanto si consente di liberare forze militari inglesi, utilizzabili in altri territori (l’Iraq, appunto).
Chi lo appoggia lo vincola ad impegni internazionali che, in quanto sesta potenza mondiale e legata ad un’alleanza, non si può negare. Ne verrebbe meno il prestigio della nazione.
Sia chi è favorevole all’invio o all’appoggio dell’eventuale intervento USA, sia chi è contrario, in genere apre il suo intervento motivando che innanzitutto è contrario alla guerra.

Ogni volta che sento un interventista esordire con la premessa di essere contro la guerra mi prende un dolore allo stomaco. Il suo tentativo di convincermi che l’ideale è una cosa ma la realtà è ben diversa, che anch’io, se messo con le spalle al muro, in caso di invasione del mio paese, in caso che mi ammazzino i figli, non esiterei ad uccidere, mi rende sempre più convinto che la Germania nazista ha portato alla luce un aspetto terribile dell’uomo che ormai si è fatto spazio ed è lì, in bella mostra con tutti gli altri aspetti dell’animo umano. L’omicidio, se ben mascherato con le giuste parole, è attività sana dell’uomo. L’importante è trovare le parole giuste per sconfiggere gli anticorpi della nostra coscienza. I Nazisti per procedere allo sterminio che si erano prefissati iniziarono non più a parlare di persone, di ebrei, di zingari, di omossessuali, ma di stück, di pezzo.
Quando manipoli un pezzo lo fai senza problemi, se un pezzo riesce male lo puoi buttare, lo puoi bruciare. Finché manipoli dei pezzi la tua coscienza non si sveglia, non ne ha motivo.
Questa è la grande eredità pedagogica della Germania nazista. Un’eredità di cui abbiamo fatto tesoro e stiamo sfornando allocuzioni sempre più eleganti.
Quando i Nazisti decisero che i campi di concentramento dovevano mutare in campi di sterminio (applicando su larga scala la sperimentazione fatta su chi aveva dei disturbi psichici, annientandoli col gas), inasprirono la campagna antisionista; ma uno dei motivi principali che spinsero i Nazisti verso lo sterminio, mai detto, era che la guerra aveva costi troppo alti, sul fronte russo salivano le vittime senza avere dei successi, e mantenere i prigionieri era un lusso che non si potevano permettere.

Oggi siamo ben più in là. Se interveniamo è perché siamo gente onesta, di parola. Quando un alleato chiama, bisogna rispondere. Se poi l’alleato chiama non perché attaccato, ma perché preventivamente attacca un poco di buono in quanto non si sa che intenzioni possa avere per il futuro, beh… c’è poco da ragionare… parola data è parola data. Siamo la sesta potenza mondiale, non possiamo venire meno al nostro prestigio.
Perché non ce la dicono tutta? La nostra economia gira attorno al petrolio. I potentati economici non hanno nessuna intenzione di perdere il loro potere. Degli studi di energie alternative, efficaci ma con poco margine di guadagno, non sanno che farsene. Nell’Asia centrale di petrolio ce n’è e a poco prezzo. Bisogna però andare a conquistare quei territori (tutte le civiltà sono progredite sottomettendone altre). Noi come sesta potenza mondiale di petrolio non ne abbiamo. Non siamo neppure così forti economicamente, politicamente o militarmente da poter dire no. E allora, se non vogliamo perdere la sesta posizione, o ci attacchiamo al carro USA o è finita.
Preferirei sentire tanta schiettezza, così la gente potrebbe decidere ed assumersi in toto le responsabilità di una guerra.

Altro che le fandonie sulle guerre umanitarie! Le guerre sono tutte disumane.
Trovo insopportabili i distinguo della Sinistra quando le si fa presente che ha gestito l’intervento in Kossovo. Motiva che lì c’era stata l’invasione di un Paese e non potevamo esimerci da quest’atto umanitario (e allora perché si era opposta alla guerra contro Saddam quando aveva invaso il Kuwait?).
Io, da quell’intervento, la Sinistra non l’ho più votata. Voglio che dica qual’è stato il vero motivo del sostegno alla guerra, cioè che non voleva perdere la poltrona del Potere rincorsa da troppo tempo. Ma non lo deve venir dire a me o agli Italiani, lo deve andare a dire agli orfani, ai mutilati della guerra umanitaria. I politici di Sinistra (DS, Verdi, Comunisti Italiani ecc…) devono spiegare loro che se non uccidevano il loro papà e la loro mamma, se non dilaniavano loro la gambetta, in Italia si correva il rischio di tornare alle elezioni e magari mandare al governo Berlusconi, quello si che era contento di far la guerra! Se quei bambini comprenderanno e ci ringrazieranno per quest’indicibile sforzo, allora anch’io diventerò un fautore della guerra necessaria.

Ma a questo punto cosa ci rimane da fare? Certo parlare, scrivere, manifestare diventa importante, anche a fianco della Sinistra, anche se questo mi imbarazza. Ma non tralascerei neppure ciò che ha scritto recentemente Leonardo Boff sul "Correio da cidadania": "Se a noi ci mancano altri mezzi, ci restano sempre quelli di Ghandi, ispirati dal predicatore ambulante Jesuah di Nazareth: la preghiera, il digiuno e la penitenza."

03 ottobre 2002