Un’altra economia, un’altra società

Scorrendo le pagine di Madrugada

«Tutte queste associazioni, società, confraternite,
alleanze, istituti, eccetera, che si devono contare
ora a decine di migliaia in Europa e delle quali
ciascuna rappresenta una somma immensa di lavoro
volontario, senza ambizioni e poco o non pagato – che
cosa sono esse se non tante manifestazioni sotto
una infinita varietà d’aspetti della stessa tendenza
perpetua dell’uomo verso l’aiuto reciproco
e il mutuo appoggio?».
[Petr Kropotkin, Il mutuo appoggio]

Qualcuno mi dice che Madrugada non è una cattedrale e il sommario non è un finestrone istoriato. Dovrei chiamarlo anticipo o assaggio, ma l’uno mi ricorda le partite di calcio, l’altro il vino e i pranzi d’occasione. Resta controluce, o finestrone, ma no(n ap) profit(to) delle suggestioni verbali.
Apri la pagina e chiudi che fa controcorrente. Non è una gran battuta, ma se non hai fatto il vaccino, ti risparmia il lettino. Giuseppe dicevo in Non c’è tempo per vivere insieme non si riferisce alla massima del mea massima penitenzia es la vita comune, ma che uno dei motivi del degrado delle relazioni familiari e della crisi degli adolescenti è il poco tempo dedicato all’ascolto da parte dei genitori.
Mario Crosta apre il monografico sul No profit e tenta una definizione. Non fa manco in tempo a poggiare le dita sulla tastiera che mille voci si alzano per dire e affermare: io, io, io… E Mario non si scompone e dà contorni netti all’azienda no profit: «produce beni e servizi ma sta attenta alla ricaduta sociale».
Benito Boschetto sul no profit lancia un’idea mica male: inserirlo nel circuito del mercato per salvarci dal liberismo.
Berrini, per gli amici Alberto, in Prospettive economiche attuali ci racconta la favola del gattone mammone che gioca coi topi mimando un ottimismo sulla ripresa economica USA e globale, cui possono far fronte i topi (che siamo noialtri) con la difesa della pelle (vita e stato sociale), senza però privilegiare il consumo (distribuzione del reddito e solidarietà tra i topi) e inserendo il no profit nel ciclo del mercato ufficiale (prosit, cin-cin, parabens).
Forse sei a metà della rivista cartacea, se sei incerto guarda se c’è la graffetta. Il c/c è all’inizio. Ora iniziano le rubriche. Son belle come le donne di montagna dalle gote rosse sulla pelle bianca e fazzoletto copri capo e bustino rigonfio sul seno e gonne lunghe.
La prima della sfilata è la rubrica di Mario Bertin esodi che in L’altra verità ci offre l’avventura poetica di Alda Merini di cui scrive: «Nella poesia passione carnale e tensione religiosa convivono, come spesso avviene nel misticismo femminile occidentale».
Segue la rubrica drammatica del piccolo principe Egidio Cardini, dove si snodano, ora lenti ora vorticosi, i personaggi di Pelè, Antonieta, Nilze, Camila, i malandros, Luiz: pudichi e voluttuosi in un bacio che li travolge e dietro cui si nascondono, dentro un samba, sotto il vento di un tango e la furia del funky, mentre gorgoglia in loro sempre di viver la voglia oltre la soglia dell’ultima vigilia.
Procede coi libri sotto il braccio, camminando al pianoterra, Giovanni Realdi, professore emerito, filosofo nullatenente che parte dalla poesia per parlare di filosofia e segue incerto dietro i vetri appannati (degli occhiali) le mosse trepide di una donna che impara a scrivere a sessanta anni.
Quella di Alessandro Bresolin non è una rubrica, è un contro-dépliant. In Nuove tradizioni e identità veneta scorrono come in una commedia solare, pacifica, indolore, le sagre antiche dei paesi del Veneto che vorrebbero rispolverare il passato, ma forse solo coprire gli occhi sul futuro.
Spunta una nuova rubrica. Imponente come la matrona che porta la bilancia. Le fa strada Fulvio Cortese che entra nel libro di Pietro Barcellona La strategia dell’anima e ci propone l’emergere dell’io pubblico che si realizza nel politico, senza dimenticare la responsabilità e la solidarietà.
Ampio rilievo offriamo alle foto che in questo numero illustrano un angolo dell’Albania, località di Skrapar. Non manca la cronaca di Macondo e dintorni del cronista smemorato.