Un corteo di fantasmi

Le teorie correnti, quelle che vi vengono propinate da televisione e giornali, sono arcinote. Le donne muoiono ammazzate perché i loro compagni hanno avuto un raptus, erano depressi, stavano per essere "lasciati" o lo erano già stati, erano disoccupati (e se invece erano imprenditori avevano difficoltà economiche, e se erano benestanti e tutto gli andava a gonfie vele si torna al raptus…). Comunque, una volta dato conto che gli uomini non sono responsabili degli omicidi di donne anche quando li pianificano, le notizie svaniscono. Io non credo alle "donne" come soggetto unico. Siamo differenti l'una dall'altra: i nostri interessi, le nostre speranze, i nostri desideri differiscono. Le circostanze in cui ci troviamo, le nostre prospettive, le risorse che abbiamo a disposizione, sono diverse. Non ho mai pensato di parlare in nome e per conto delle donne: le domande che faccio alle strutture di potere le faccio come femminista, e cioè sapendo che per quanto noi si parli con voci differenti, si abbiano esperienze differenti e si viva in condizioni differenti, tutte dobbiamo confrontarci con ingiustizie e violenze di genere. In Italia, per esempio, tendiamo assai frequentemente a morire d'amore. Nel senso che ci uccidono fidanzati ed ex fidanzati, mariti ed ex mariti, amici ed amanti (o aspiranti tali). La percentuale degli uomini che muoiono in questo modo, e cioè uccisi da una donna che ha detto loro o continua a dir loro di amarli, è statisticamente uno zero virgola zero qualcosa all'altra estremità dello spettro. Ovvero, un'eccentricità sulla normalità: la normalità è che sono le donne a morire ammazzate. Non che questo tolga nulla alla gravità dello zero virgola; mi preme solo sottolineare che il divaricamento della forbice è così ampio da non permettere di liquidare la questione con il solito "Anche le donne lo fanno, quindi il problema non esiste, o meglio, non è un problema di genere". Sarebbe come dire: alcuni schiavi hanno pur ammazzato i loro padroni, che legalmente avevano la facoltà di ucciderli e la usavano, e quindi il problema non è la schiavitù. Le teorie correnti, quelle che vi vengono propinate da televisione e giornali, sono arcinote. Le donne muoiono ammazzate perché i loro compagni hanno avuto un raptus, erano depressi, stavano per essere "lasciati" o lo erano già stati, erano disoccupati (e se invece erano imprenditori avevano difficoltà economiche, e se erano benestanti e tutto gli andava a gonfie vele si torna al raptus…). Comunque, una volta dato conto che gli uomini non sono responsabili degli omicidi di donne anche quando li pianificano, le notizie svaniscono. Non sapremo mai più nulla. Leggiamo un nome di donna in un articolo, sotto il titolo "Dramma della gelosia", in cui assassino e assassinata vengono posti sullo stesso piano nella riscossione del nostro cordoglio, e poi quel nome si dissolve come si è dissolta un'esistenza. A volte quel nome neppure appare: ho dozzine di trafiletti con "cinquantenne uccisa dal marito", "giovane assassinata dall'ex fidanzato". È per questo che oggi io mi trovo in un corteo di fantasmi. Naturalmente è doloroso, e preferirei fare altro. Non conoscevo nessuna di loro, ed è probabile che con molte, quando erano vive, non sarei andata affatto d'accordo. Eppure sono tutte qui. Apparse per un giorno su una pagina di giornale, e poi non abbastanza interessanti per consentire alla cronaca di occuparsene ancora: nessun frisson di droga, serate "trasgressive", cugine veline e avvocati da talk show. Intellettuali, politici e predicatori vari non mi hanno inviato nessun appello da firmare, non hanno convocato nessuna manifestazione, non hanno detto una sola dannata parola delle tonnellate con cui mi investono di solito, ad esempio per salvare i pesci dalle reti a strascico (e io sono d'accordo, però vorrei che salvassimo anche le mogli dei pescatori). Le donne per cui abbiamo fallito sono tutte qui, e chiedono di non essere dimenticate. Giustizia, compensazione, comprensione? Loro non ne avranno più: chi ne ha bisogno sono coloro che le amavano davvero, e coloro che neppure le hanno mai sentite nominare ma rischiano di fare la stessa fine domani.  

 Ricordatele. Leggete questi nomi a voce alta. Non vi prenderà molto tempo, si tratta solo della prima fila del corteo: Rosaria Morra, 48 anni, 25 luglio 2007. Sgozzata dal marito, davanti ai quattro figli, perché costui credeva che lei lo tradisse. Marisa Molinari, 51 anni, 14 settembre 2007, uccisa a bastonate dall'uomo con cui non voleva continuare ad avere una relazione. Sara Wasington, 22 anni, 30 settembre 2007, uccisa a pugni da un pretendente che rifiutava. Marianna Manduca, 32 anni, 4 ottobre 2007, ammazzata a coltellate per strada, dall'ex marito da cui si era separata da tempo. Francesca Catalano, 38 anni, 26 novembre 2007, strangolata dal marito. Delia Cosettini, 35 anni, 4 dicembre 2007, ammazzata a colpi d'arma da fuoco, dal marito, assieme al loro bimbo di quattro anni. Giovanna Toscano, 24 anni, 16 dicembre 2007. Uccisa a coltellate, assieme al figlioletto di quattro mesi, dal convivente. Alina Clara Bulal, 21 anni, e Ionica Urda, 20 anni, 5 gennaio 2008, sgozzate con un rasoio dal convivente della prima. Teresina Vanzan, 64 anni, 31 gennaio 2008, uccisa a fucilate dal marito. Mariarosa Nugnes, 30 anni, 21 febbraio 2008, uccisa in un agguato a colpi d'arma da fuoco, in strada, dal marito. Anna Maria Fanelli, 44 anni, 10 marzo 2008, legata al letto dal marito che poi le sfonda la testa a martellate (uccise con lo stesso mezzo anche le due figliolette della coppia). Maria Manetto, 61 anni, 16 marzo 2008, uccisa a colpi di arma da fuoco dall'uomo con cui aveva avuto una relazione. Laura Forcellini, 36 anni, 24 aprile 2008, ammazzata a coltellate dal marito. Agnese Schiopetti, 27 anni, 26 maggio 2008, strangolata e poi gettata nel lago d'Iseo dal marito. Alessandra Mainolfi, 21 anni, 9 giugno 2008, uccisa a coltellate dall'uomo con cui aveva una relazione. Chiara Bernardi, 25 anni, 13 giugno 2008, uccisa a fucilate dall'ex convivente. Antonia Maria Sangiovanni, 53 anni, 21 giugno 2008, investita con l'auto, mentre era in bicicletta, dall'uomo con cui aveva avuto una relazione: rialzatasi ferita ha tentato di fuggire, ma è stata inseguita e finita a coltellate. Immaginatele: Marisa che va al lavoro, Sara che il lavoro lo sta cercando, Delia che porta il piccolo all'asilo, Anna Maria che aiuta le bambine a fare i compiti, Agnese in fabbrica che contratta per le ferie, Alessandra che ride con le amiche. Guardatele. Bionde o brune, o spruzzate di grigio, in jeans o in tailleur, guardatele camminare per le vostre strade. Siete i loro genitori, i loro figli o le loro figlie, i loro colleghi o le loro colleghe. Siete quelle o quelli che le incontrano all'edicola, alla fermata dell'autobus, dal panettiere, all'ufficio postale. E alcune vi sono simpatiche, e altre per niente, e altre ancora vi sono indifferenti. Adesso pensate: sono tutte state assassinate. Quel che sapete subito, d'istinto, è che ognuna ha lasciato dietro di sé qualcuno che la rimpiange, che pensa continuamente a ciò che ha perduto, che avrebbe voluto sanare quel litigio, o condividere quella gioia, ma non c'è più tempo. Lei è morta "d'amore", e non tornerà.  

 In Italia la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Ogni giorno, in Italia, sette donne sono prese a botte, oppure sono soggette ad ingiurie ed abusi. Quattro stupri (denunciati) al giorno, in Italia, il che se la matematica non è un'opinione o il fumo di un raptus fa 1.460 stupri l'anno, di cui il 6% opera di estranei, e più del 70% opera di coniugi o ex coniugi, partner o ex partner. Oltre due milioni di donne all'anno, in Italia, subiscono il cosiddetto "stalking", e cioè comportamenti persecutori da parte di un compagno da cui si sono separate (non pensate solo alla telefonata minacciosa o insultante: si tratta anche di pedinamenti, danneggiamenti di automobili ed abitazioni, piazzate e percosse in pubblico, maltrattamenti a parenti ed amici, eccetera). Dal 2006 al 2007 gli atti di violenza contro le donne sono aumentati, in Italia, del 22%. Ditemi, vi sembra un problema oppure no? Mi piacerebbe saperlo. Mi piacerebbe sapere se stasera ci sono solo io, con gli occhi pieni di lacrime, a stringere mani fantasma.


tratto dalla newsletter "Voci e volti della nonviolenza. 203"  22 luglio 2008