Una crisi sempre più in crisi

"Cronaca di una crisi annunciata": così è stata definita la tragedia dell'aeroporto di Congonhas in São Paulo, che il 17 luglio scorso ha causato 200 vittime di cui 187 dell'edificio investito. "Cronaca di una crisi annunciata": così è stata definita la tragedia dell'aeroporto di Congonhas in São Paulo, che il 17 luglio scorso ha causato 200 vittime di cui 187 dell'edificio investito. Un aereo Tam volo A320 proveniente da Porto Alegre in atterraggio invece di frenare accelera, esce dalla corta pista di soli 1.900 metri su cui è stato dirottato, e non potendo usufruire del cosiddetto "escape", va a sfondare un edificio di uffici dall'altra parte del corso. La pista di Congonhas ha solo 1.900 m di pista. Inoltre sono risultate assenti le rigature su pista per il drenaggio dell'acqua piovana e per maggiore aderenza degli pneumatici delle ruote dell'aviomobile. Rabbia e lacrime hanno seguito questo incidente, il più grave di tutta la storia dell'aviazione brasiliana. Anche se non è da mettere in diretta relazione, questa tragedia rende ancora più acuto il disfacimento totale del sistema aereo del paese ormai da un anno giunto alla sua crisi più acuta.
Ne avevamo parlato a proposito della "posse" (insediamento) di Lula (Cartas n.17) per il secondo mandato come uno dei problemi che avrebbe dovuto affrontare e puntualmente ora è sotto gli occhi di tutti rispecciato nell'aeroporto di Congonhas, divenuto simbolo negativo dell'incuria e del malgoverno. Inaugurato nel 1936, voleva essere il simbolo della modernità della più grande città brasiliana, S. Paulo  Si è dimostrato, col tempo, essere invece lo specchio delle sue contraddizioni.  A Congonhas, il Tribunale dei Conti federale ha registrato dodici processi irregolari con un superfatturamento delle opere in atto pari a  R$13 milioni di reais che sarebbero potuti essere utilizzati per adeguare le strutture all'accoglienza di ben 17 milioni di persone l'anno,  tale è il numero dei transiti, quando invece ora ne può contenere solo 15.
Le interpretazioni tecniche sull'incidente si incrociano. L'Aeronautica dice che ci sono stati blocchi alle manopole di atterraggio, da cattiva manutenzione, che il pilota non ha colpa.
Si parla e si è parlato (anche prima di Lula, con il governo di FH. Cardoso) di Brasile moderno, ma permangono alcuni "residui" del passato che spesso lo impediscono. Uno di questi è  il ruolo arcaico delle Forze Armate nei cieli brasiliani.
Uno dei giorni peggiori per la vita degli areoporti era già stato il
14 novembre 2006 in cui non solo quasi tutti gli aerei avevano subito un ritardo (normale quello di almeno un'ora in Brasile!) dalle 4 alle 24 ore, ma era saltato anche il centro di controllo Cindacta-1 (Centro Integrado de Defesa Aérea e Controle do Trafego Aéreo) di Brasilia, quello che regola in modo del tutto centralizzato la comunicazione fra il traffico nei cieli e piloti delle singole aeronavi. Questo controllo è di pertinenza del ministro della Difesa – al tempo Waldir Pires e oggi sostituito da Lula con Nelson Jobim – e  del comandante della Fab (Força aérea brasileira),  il che significa sotto il controllo delle forze militari, come ai tempi della dittatura quando c'era in ballo la sicurezza del paese secondo i generali al potere.
Ancora prima un altro disastro aereo aveva portato (29 settembre 2006) alla ribalda il cattivo stato del traffico aereo. Si erano infatti scontrati, sopra la foresta amazzonica,  un Boeing della Gol  con 154 persone a bordo, fra cui una intera équipe di ricercatori scientifici e un Legacy americano, causando sconcerto e giuste polemiche perché non esistono a tutt'oggi spiegazioni tecniche palusibili per una simile enorme collisione.
Dopo quella tragedia, i controllori di volo hanno applicato un maggior distanziameno fra la partenza di un aereo e l'altro, causa si dice, dei ritardi immensi dei voli che da quella data ossessionano i viaggiatori.  Una specie di sciopero bianco di applicazione di norme corrette da parte di una categoria che già nel 2002 aveva denunciato la necessità di essere raddoppiata,  e che invece è passata solo da 2.540 persone alle attuali 2.683, con  turni lunghi e senza pause.
Dietro questa questione sindacale, tuttavia, c'è l'identità di un'aviazione che è ancora troppo militarizzata, i cui lavoratori appunto non sono professionisti del settore civile, ma professionisti militari. Antichi privilegi che non si vogliono lasciare intaccare da un lato e necessità di un paese moderno che richiede, nel caso, più centri di smistamento aereo e non tutti localizzati nella capitale, ma nelle città con più traffico come São Paulo, Porto Alegre e Salvador, al centro, al sud e al nord del paese. Lula ha cambiato spesso nel suo primo governo i ministri della Difesa, perché forse sono personaggi di facciata. Chi ancora decide le sorti del settore sono i tre corpi forti: Marina, Aeronautica e Esercito. E l'Anac (Aviazione civile) stenta ancora a decollare così come l'Infraero (agenzia statale che regola gli aeroporti) con una organizzazione dai compiti precisi e chiari e ogi accusata di avere diirgenti politici e poco competenti. Ma i problemi sono continuati.   Il 30 marzo 2007, sei mesi dopo l'incidente del Boeing Gol, un gruppo di sergenti inizia uno sciopero della fame e decide di non lasciare l'edificio della CINDACTA-1 (sede dove ci sono i controllori aerei suddivisi fra area nord, area SP, area Rio, più due altri comandi e una Tavola di Comando affidato a un ufficiale militare) di Brasilia. Vogliono aumenti salariali e la demilitarizzazione del settore. Subito aderiscono altri colleghi di Manaus e Salvador.  Il comandante della CINDACTA aveva definito questo una ribellione, anche se
il movimento si era esteso in tutto il paese con il sistema aereo paralizzato. Finché  il comandante dell'aeronautica, Juniti Saito, aveva deciso per la prigione di 18 controllori ammutinati.  Lula a quel punto aveva voluto negoziare e infatti aveva siglato un accordo che aveva revocato lo sciopero.
Dopo la confusione è continuata.   E le proteste dei lavoratori del settore anche. Il salario medio è di 3.100 reais per un controllore di volo con 36 h settimanali. Negli Usa è pari a 20mila reais con 40h.  In Germania, privato, pari a 17.550 reais  e da 27 a 36h di volo. In Italia il salario medio corrisponde a 13.230 reais con 30h. In Spagna 14.850 reais con 30h. In Francia 16.200 reais con 20h.
Sono 2200 militari che controllano l'aviazione civile in Brasile, 400 civili controllori della Infraereo, più 100 controllori del Dacta.
Lula, che più volte aveva affermato che la crisi aerea si stava risolvendo ha dovuto ricredersi. Su tutti i giornali brasiliani e nei luoghi di incontro, dalle istituzioni alla strada si parla della tragedia di Congonhas ricordata anche da una "passeggiata"  per l'Avenida Paulista di S. Paulo alla quale hanno partecipato, domenica 29 luglio ben  seimila persone nonostante i sette gradi di temperatura.
Per Lula è scoppiato il caso politico. Ha cambiato il ministro della Difesa. Il nuovo è Nelson Jobim del Pmdb, partito alleato. Molti dicono che la sua prova come ministro porterà buoni frutti potrebbe essere il candidato alla Presidenza per il 2010 come erede di Lula. Già ministro della giustizia con FHC e poi presidente del Superiore Tribunale Federale, ha ottenuto "carta bianca" per risolvere la crisi aerea. Una delle sue sfide sarà convincere Lula a privatizzare gli aeroporti obbligando i vincitori dei contratti a migliorare il sistema e soprattutto garantire la sicurezza (mancano piste di atterraggio e decollo di emergenza). Le imprese private sono le uniche, infatti, che potrebbero garantire investimenti adeguati all'opera di modernizzazione del sistema aeroportuale, una vera e propria sacca di sottosviluppo.
Intanto il traffico rodoviario (bus) è aumentato del 30%, anche se la sua sicurezza è ancora di meno di quella aerea per le strade in pessima condizione che uniscono le città brasiliane, oltre alla durata dei viaggi di collegamento (minimo sei sette ore).
La polemica politica non poteva non ironizzare sul fatto che Lula continua intanto a volare sul suo Airbus A319 modificato per ospitare il presidente, una spesa di US$ 56,7 milioni di dollari, con solo 16  poltrone confortevoli, una sala di riunione, una stanza da letto con doccia. Guidato da un maggiore della Fab con migliaia di ore di volo in curriculum e non con il carico orario di un comune pilota certo appare più sicuro, senza contare la priorità assoluta di imbarco, senza coda e atterraggio che spetta al Presidente.  La disapprovazione ha colpito anche due ministri di Lula. Una è Marta Suplicy che un mese fa in occasione dell'ennesimo blocco aeroportuale con ritardi fino a 20 ore, aveva commentato con la fatidica frase divenuta storica: "relaxa e goza" (rilassati e godi, detto al viaggiatore indispetttito!)) …in un paese come il Brasile dove le città sedi di affari commercio e incontri importanti sono raggiungibili fra loro solo con l'aereo.