Una rete etica per l’economia planetaria?

L’analisi di quel complesso di dinamiche socio­economiche rubricate come "globalizzazione", di norma, enfatizza gli aspetti più innovativi e di trasformazione che esse portano con sé.
Possiamo invece provare a leggere lo stesso fenomeno secondo una luce opposta: in un’altra prospettiva ­ di longue durée, per così dire ­ la globalizzazione non sarebbe che l’estremo tentativo di portare a compimento il progetto storico della modernizzazione occidentale; dove per compimento s’intenderebbe la sua estensione planetaria, tendenzialmente illimitata, e "occidente" non è una dimensione geografica ma di civiltà, che potrebbe altresì dirsi razionalista o borghese o industriale­capitalista, quali che siano gli aspetti che si intendono evidenziare.
Il percorso storico in questione sarebbe quello della progressiva emancipazione del fatto economico ­ incarnatosi nell’istituzione­Mercato, come ambito differenziato e come criterio di regolazione delle relazioni umane ­ dalla sfera sociale e politica; cioè, dalla subordinazione a ogni considerazione di ordine sociale o politico.
«Da questo punto di vista, anche se dei mercati sono esistiti precedentemente, la società del 19° secolo appare portatrice di una singolare innovazione: l’attività economica si è differenziata come sistema parziale particolare ed ha prodotto un autonomo meccanismo di regolazione, quello dello scambio, che assicura la distribuzione dei beni esclusivamente attraverso il prezzo entro un sistema economico che è l’economia di mercato» (Colozzi, 1999, p.206).
Se il Mercato, in questo senso "moderno", ha poi dovuto avvalersi e al tempo stesso subire l’intervento regolativo dello Stato, ora l’economia globale si propone e si mostra in grado di scavalcare anche la mediazione della politica, scardinando il compromesso sociale su cui si sono retti i sistemi di Welfare ­ questi sì tipicamente "occidentali" ­ e di andare veramente… "Oltre il Novecento" (Revelli, 2001).
È perciò necessario «…tornare a riflettere sul nodo dal quale si sono dipanate le esperienze storiche delle nostre società e cioè sull’esperienza di modernizzazione dell’Occidente (…). Essa, infatti, nasce dalla scissione dell’unità dell’individuo e della comunità, il cui primo passo è la separazione tra etica ed economia» (Amoroso, 1999, p.17). L’economista italo­danese, tra l’altro promotore del Gruppo di Lugano (cfr. Madrugada 40) pone quindi a premessa della duplice separazione dell’economia di mercato ­ dalla priorità del legame sociale, prima, e dalla sovranità politica nazionale, poi ­ un’ancor più radicale frattura dell’homo oeconomicus dalle responsabilità comuni del socius.
Uno studioso come Karl Polanyi per altro criticato da Amoroso in quanto appiattirebbe la storia del mercato su quella del solo capitalismo ­ si pone come riferimento ineludibile: «per battere il dilagante fatalismo della globalizzazione intesa come insieme di processi omologanti e inarrestabili, è la sua critica più severa rivolta al cuore del liberismo, all’idea cioè che la ricerca della massimizzazione del profitto sia elemento universale e caratteristico del procedere economico» (Bernardi, 2000, p.17). I campioni di questa visione "escatologica", come la definisce il sociologo citato sopra, celebrano da tempo ogni anno a Davos, in Svizzera, il Forum Economico Mondiale.
«C’è dunque nell’ideologia liberale una pericolosa deriva totalitaria (…).
Questo tipi di liberisti, non differentemente dai marxisti ortodossi, attribuiscono all’economia virtù salvifiche (…). E la globalizzazione finisce con l’assumere un valore escatologico…» (ibidem, p.11).
Da quest’anno ­ ma con l’intenzione di ripetersi ­ quelli che auto­ironicamente si chiamano "i globalizzati", che a quella visione si oppongono, si sono convocati negli stessi giorni a Porto Alegre, in Brasile, per il Forum Sociale Mondiale (cfr. Madrugada 41, p. 21). Una sfida che le stesse tecnologie avanzate del villaggio globale si sono fatte carico di rappresentare, con un match a cavallo dei due emisferi trasmesso in video­conferenza.
Dopo Davos e Porto Alegre, è nel cuore di uno dei più caratterizzati distretti industriali italiani ­ Bassano del Grappa ­ che si è proposta come luogo d’incontro, ospitando il suo primo Forum mondiale Nord/Sud, in corso dal 18 al 20 maggio di quest’anno. A lavorarci da tempo è la "Fondazione Etica e Economia", che fin dalla sua denominazione si propone di superare quella scissione originaria di cui ha scritto Amoroso, presente ­ insieme a tanti altri ­ per ricercare come anche l’impresa ­ in senso economico classico, l’impresa di mercato, for profit ­ possa contribuire a ricucire questo strappo.
La Fondazione, costituita da professionisti, docenti universitari e imprenditori dell’area bassanese, nasce nello scorso decennio come "scuola d’impresa", con l’obiettivo di formare "animatori dello sviluppo imprenditoriale", persone quindi in grado di avviare e condurre imprese socialmente ed eticamente responsabili, capaci di coniugare efficienza e solidarietà. L’azione prende le mosse quindi da un Corso/Master di livello universitario ­ di cui si conclude ora la sesta edizione ­; nato inizialmente come opportunità rivolta al tessuto produttivo locale, storicamente segnato dalla presenza tipica dell’impresa familiare, si è ben presto allargato a giovani imprenditori (e aspiranti tali) del meridione d’Italia; e poi all’est­europeo, con l’arrivo di giovani dalla Lituania, e poi dagli altri continenti del mondo: dal Madagascar prima, dal Brasile a partire da quest’anno, mentre per il prossimo anno è atteso un gruppo di vietnamiti.
L’incrociarsi di queste esperienze con quelle delle imprese venete che accolgono questi ospiti internazionali ­ giacché non solo di un corso formativo si tratta ma di un vero e proprio stage in azienda, della durata di un intero anno scolastico ­ ha reso possibile quello che viene definito "scambio di capacità imprenditoriali". Sulla base della collaborazione così instaurata, una volta rientrati ai propri paesi, i partecipanti al programma hanno potuto mettersi alla prova come neo­imprenditori, continuando ad avvalersi del supporto delle imprese italiane; sono così sorti i primi "villaggi­impresa" in Lituania e in Madagascar: aree d’insediamento produttivo in grado di incubare le nuove imprese, razionalizzando le infrastrutture, ma soprattutto creando l’occasione per rilanciare nuovi luoghi di contatto e di formazione anche per futuri animatori di sviluppo imprenditoriale.
A fare da volano finanziario per l’avvio di queste attività d’impresa concorre anche il "progetto 1%", un salvadanaio in cui viene accantonato un centesimo di ogni transazione commerciale delle imprese che sostengono il lavoro della Fondazione, attraverso un meccanismo per cui l’azienda lo concede come sconto ed il cliente finale lo devolve in solidarietà.
Il progetto più recente nel quale è impegnata la Fondazione, che non a caso si chiama "globalizzazione della solidarietà", opera infatti a favore della proliferazione di Scuole di Etica ed Economia nel mondo, affinché l’esperienza bassanese non rimanga un luogo d’eccellenza ma lanci uno stimolo alla crescita di altre, autonome istituzioni ­ quale che sia la loro forma giuridica, a seconda degli Stati egualmente votate ad un agire economico fortemente responsabile delle proprie comunità. Una decina di fondazioni o associazioni sono già nate in Italia (da Torino a Crotone, da Assisi a Melfi, oltre che nel triveneto), circa altrettante sono state costituite o sono ai nastri di partenza nel mondo ­ da storiche capitali mitteleuropee come Praga e Budapest a una città del Mato Grosso brasiliano fondata appena vent’anni fa (Juina).
È appunto per dare una prima opportunità di incontro e di confronto a tutte queste realtà che, in coincidenza con la sessione di chiusura del corso/master di quest’anno, è stato promosso questo Forum mondiale Nord/Sud. Per tre giorni, dopo essere stati ricevuti in udienza dal Papa Giovanni Paolo II, i protagonisti di queste esperienze hanno avuto modo di approfondire e di discutere con numerosi esponenti della cultura e del mondo imprenditoriale come «l’associazione tra ricerca economica e ricerca socio­antropologica diventa essenziale se non si vuole che la progettualità si svuoti di senso» (Bernardi, op.cit., p.18).

Mauro Pellegrino
docente di politica sociale,
università di Trieste

Bibliografia
. Amoroso B., L’apartheid globale, Edizioni Lavoro, Roma 1999.
. Bernardi U., La nuova insalatiera etnica, Franco Angeli, Milano 2000.
. Colozzi I., La dimensione economica della società, in: Donati P., Lezioni di sociologia, CEDAM, Padova 1998.
. Revelli M., Oltre il novecento, Einaudi, Torino 2001.