Un’etica per la vita

Un'analisi storica per comprendere l'importanza della decrescita. L’inizio di una nuova civiltà.

Io vorrei fare una breve storia del processo di distruzione della natura (umana) da parte dell’uomo nel suo rapporto conflittuale con la terra, che è distruttiva fin dall’inizio.

Nel 1972, Donella Meadows, un ricercatore nord americano ha scritto “Il limite della crescita”, ed è stata la prima volta nella storia dell’umanità, che noi abbiamo capito che le risorse della terra sono finite, non infinite. L’umanità aveva sempre pensato che le risorse fossero infinite, ma nel 1972 , questa è la data, 35 anni fa l’umanità a cominciato a prendere coscienza del  limite, e questa è una rivoluzione teorica e esistenziale perché, noi abbiamo capito che la terra è finita, e che noi siamo parte della distruzione di questo piccolo pianeta che è la terra.

Quando ha inizio la distruzione della terra.

L’inizio della sistematica distruzione della terra, penso sia da collocarsi nel passaggio dal Paleolitico al Neolitico. Durante il Neolitico ha inizio la rivoluzione urbana, ed in qualche parte della terra hanno cominciato a sorgere le città. Le città dovevano fare due cose: la rivoluzione agricola e la rivoluzione della pastorizia, cioè il dominio selettivo dell’uomo sulle piante e sugli animali; così i pastori hanno cominciato ad allevare solamente gli animali di cui avevano necessità per la propria sopravvivenza, ritenendo tutti gli altri non necessari. Solo i cavalli, la vacca, due o tre animali sono diventati oggetto della pastorizia, mentre tutti gli altri vengono lentamente eliminati, e questo ha comportato una sistematica inevitabile distruzione della vita sulla terra! La  storia della civilizzazione è una storia della progressiva distruzione della terra.

Il neolitico, è una rivoluzione che  è iniziata probabilmente nell’attuale Turchia  o in Mesopotamia che comprendeva  l’Iran, l’Iraq; settemila anni prima di Cristo a nord dell’Iraq e a sud della Turchia, c’erano già delle città. Queste città avevano bisogno di sfruttare il mondo vegetale e animale; ma si trattava in fondo di una piccola porzione  di umanità, mentre il resto dell’umanità praticava il nomadismo, si aveva perciò uno sfruttamento minimo ed equilibrato della terra.

Dopo la Mesopotamia viene l’Egitto, tremila anni prima di Cristo, e lo sfruttamento della terra avviene lungo il corso di un piccolo fiume, lo stesso avviene in India, inizia in quei tempi la civilizzazione della Cina. Se ci spostiamo in America troviamo la civilizzazione del Messico ad opera dei Maja, e Aztechi, e gli Incas in Perù.

Età del ferro

La seconda grande civilizzazione sarà portata dal ferro, questo al nord della Cina seimila anni prima di Cristo. Poi c’è stata la scoperta del cavallo come mezzo per muoversi nello spazio fino al diciannovesimo secolo, quando è stato soppiantato dal treno in grado di andare più veloce di qualsiasi cavallo. Fino  a centocinquanta anni fa il cavallo è stato l’unico strumento per il trasporto veloce.

Il ferro era stato uno strumento importante perché serviva per ferrare i cavalli e permetteva loro di fare molti chilometri senza compromettere gli zoccoli, serviva per fabbricare  le armi, per costruire l’aratro che permetteva una penetrazione più profonda nella terra, una maggiore ossigenazione, quindi più produzione alimentare e un conseguente aumento della popolazione. Con il ferro nasce uno strumento di distruzione, l’ascia, con la quale si è potuto distruggere più rapidamente i boschi per fare terra libera per l’agricoltura. L ’espansione d’uso del cavallo e del ferro è stata una distruzione violenta su tutti i continenti. Non in America, perché sia il cavallo che il ferro sono arrivati insieme alla scoperta del continente da parte dei portoghesi e spagnoli.

Terza e quarta tappa

L ’espansione semita è la terza tappa della civiltà ed è a mio parere quella più importante ed è determinata dal giudaismo, che diviene cristianesimo per il mondo romano, e dall’Islam che è ancora più importante, perché l’islam non solo ha preso tutto il sud e tutto l’est dell’Europa, ma si è esteso attraverso le steppe che vanno dal Caspio alla Mongolia, terre che sono diventate musulmane, per spingersi successivamente fino alle Filippine. Questa è stata una semitizzazione della storia mondiale.

Nella quarta tappa, si ha l’invasione non la scoperta dell’America!  l’invasione,  perché già quarantamila anni prima di Cristo gli umani sono passati in America attraverso lo stretto di  Bering. Infatti si sono scoperti dei documenti che attestano che i cinesi nel 1421/22 avevano fatto una mappa perfetta di tutto il nord America e di tutto il sud America, e della costa pacifica e atlantica.

Colombo aveva una mappa dell’Asia rappresentata con quattro penisole: la penisola Arabica, la penisola dell’India, la penisola dell’Indocina, e a sud della Cina si estendeva  una quarta penisola, e questa quarta penisola rappresentava esattamente l’America del sud. Colombo sapeva che c’era un continente, per questo non lo ha scoperto, ma l’ha riconosciuto. I cinesi avevano fatto molte spedizioni, e avevano tracciato una mappa di tutto il mondo e le mappe dei cinesi attraverso Venezia erano arrivate in Portogallo e in Spagna, e i grandi navigatori spagnoli e portoghesi ne erano in possesso.

L’eurocentrismo

La visione della storia che io, che voi avete è una visione eurocentrica,   che però non ha nessun riscontro scientifico, è pura ideologia, perché la storia dell’umanità è completamente diversa. Se  noi andiamo in India, e parliamo dell’antichità, e cosa significhi l’antichità, che per noi è il tempo dei greci, dei romani, gli Indiani ci risponderebbero “io non conosco i romani, i romani non sono mai stati in India”;  che cosa significa quindi la parola antichità?

L’uomo del medioevo si colloca tra l’antichità e la modernità, il medioevo è il tempo del feudalesimo, ma il feudalesimo è un fenomeno puramente europeo, non esiste in nessun altra cultura, perché avevano un altro tipo di sistema. Per esempio, durante il medioevo europeo, nei paesi arabi e precisamente in Marocco, la città di Fès contava nel decimo secolo 300.000 abitanti, e il mondo musulmano si estendeva dal nord dell’Africa alle Filippine, passando dall’Egitto, all’Iraq, all’Iran comprendendo i grandi califfati del nord dell’India, spingendosi fino alla Mongolia. Il mondo islamico andava dal Pacifico all’Atlantico.

L’Europa si estendeva da Vienna fino a Granata, nel quindicesimo secolo contava sessanta milioni di abitanti, tremila chilometri,  il mondo arabo invece si estendeva dal Marocco fino alle Filippine, questo era il mondo universale. L’Europa è stato un mondo provinciale, e il feudalesimo un fenomeno puramente europeo.

Noi  abbiamo bisogno di una nuova visione della storia per capire, vedere quello che succede oggi, che ci accorgiamo che la Cina è molto importante, l’India comincia a crescere;  ma da dove viene la cosa?

La scoperta dell’America

La  scoperta dell’America ha permesso all’Europa una grande accumulazione di ricchezza, per esempio ventimila tonnellate d’argento in un secolo proveniente dall’America;  questo ha significato una svalutazione del metallo, che ha colpito la Cina e tutto il mondo arabo;  il mondo arabo è divenuto povero in meno di un secolo senza perdere denaro, perché il denaro che veniva dall’est a causa del grande flusso di metallo prezioso ora aveva meno valore. Questo è stata l’ecatombe del mondo musulmano e la sparizione della civiltà musulmana, che prima della scoperta dell’America commerciava con la Cina e con l’India per mezzo delle sue grandi carovane;  Bisanzio e il mondo arabo stavano al centro dell’antico continente. Ma la scoperta dell’America ha fatto sparire questo commercio, che era stato spostato sul mare dai portoghesi;  di conseguenza non erano più necessarie le vecchie strade di comunicazione, e il mondo arabo  entrava in una crisi che si protrae fino ai nostri giorni.

Resta un problema il fatto che gli arabi non tengano conto della relazione tra scoperta dell’America e crisi della civiltà musulmana.

A sud del Sahara c’erano molti grandi regni che prosperavano con la lavorazione dell’oro, ma arrivando l’oro in Europa a basso prezzo, tutti questi regni sono entrati in crisi. Allora cosa hanno fatto? Hanno preso i loro fratelli e le loro sorelle e li hanno venduti come schiavi agli europei. Questa  è la crisi di quei regni che non avevano più la possibilità di vendere l’oro attraverso il Sahara nel Mediterraneo, perché l’oro americano era più economico.

Le conseguenze della scoperta dell’America

Ci  sono quattro fenomeni simultanei alla conquista dell’America: primo il sorgere del capitalismo sollecitato dall’accumulazione della ricchezza proveniente dall’America in Europa;  l’Europa aveva due milioni di km² di terra utilizzabili per l’agricoltura, e con la scoperta di dieci milioni di Km² di nuovi territori, ha fatto un’espansione enorme dal punto di vista territoriale, ha potuto sfruttare una popolazione di più di quindici milioni di persone indigene, in seguito si è servita degli schiavi provenienti dall’Africa per farli lavorare in America; tutto quel lavoro era a favore dell’Europa.

Il colonialismo è una novità dell’era moderna, perché Roma aveva le colonie che erano nello stesso territorio, ad esempio la Gallia o altri territori erano contigui a Roma;  l’America invece è un altro continente lontano e completamente diverso;  il colonialismo moderno produce ideologicamente il fenomeno dell’eurocentrismo.  L’Europa fino al 1491 sapeva che il mondo arabo era molto più sviluppato del mondo europeo, aveva conoscenza della sua inferiorità, ma il fatto di trovare l’America e le sue immense ricchezze, ha portato l’Europa verso il centro, e questo è il fenomeno della modernità.

La modernità si articola su tre momenti

La  modernità si articola su tre momenti: il primo è il  momento mercantile;  il processo mercantile non è così distruttivo perché consiste nel prendere le merci che sono prodotte in America per trasferirle in Europa; inoltre quasi tutto l’argento americano restava in Cina, perché la Cina e l’India sono state fino al 1800 il centro della produzione mondiale di merci;  la porcellana infatti era la merce più pregiata nel 600-700-800, e tutta l’aristocrazia del mondo dalla Russia, all’Africa, all’Europa, all’America fino all’ Australia  usava la seta cinese.

Fino  alla rivoluzione industriale,  durante la tappa mercantile, che va dal 1492 al 1789, la Cina e l’India sono state il centro produttivo più importante sulla terra;  l’Europa non poteva vendere niente alla Cina, perché la Cina aveva tutti i prodotti più ricercati e sviluppati, che l’Europa poteva comprare in cambio dell’argento e dell’oro  americano.

La seconda fase della modernità è la rivoluzione industriale, determinante nel processo di distruzione della terra. La rivoluzione industriale cambiava l’importanza geo-politica dell’Europa, che per la prima volta nella storia occupava il centro del mondo. Più o meno dalla rivoluzione francese fino al crollo dell’Unione Sovietica, esattamente per 200 anni, l’Europa ha occupato il centro della storia universale.

Perché la rivoluzione industriale si è fatta in Europa e non in una regione ben più avanzata come la Cina?

Oggi molti studi dicono che è successo questo perché in Europa c’è una terra a forma di triangolo con i vertici che passano per Londra, Parigi e Bruxelles e che si estende fino alla Ruhr in Germania ricca di ferro e carbone;  carbone e ferro sono stati gli elementi che hanno permesso di fare la rivoluzione industriale. Inoltre i contadini hanno potuto lasciare i campi perché dalle colonie americane giungevano prodotti alimentari a basso costo.  La Cina al contrario attraversava una grave crisi di produzione alimentare, tanto che i contadini che lavoravano per l’industria hanno dovuto ritornare nelle campagne, e non hanno potuto fare la rivoluzione industriale perché la Cina non aveva colonie e non aveva sufficiente carbone.

Quando  l’Europa ha fatto la rivoluzione industriale sono bastati pochi anni, 30-40, per fare la differenza rispetto alle altre civiltà. Nel  1818 per Heghel l’Europa era l’unica grande civiltà; la Cina l’India e tutta l’Asia non avevano potuto fare la rivoluzione industriale e già allora si cominciava  a parlare di dispotismo orientale e dell’oriente sottosviluppato; Heghel è il primo dopo Kant che aveva questa impressione trionfale dell’Europa, e ha riscritto la storia e noi abbiamo studiato la storia trionfante di Heghel. Quello che ha portato alla crescita e alla conseguente distruzione della terra è il capitale della rivoluzione industriale! Il capitale mercantile che è anche un capitale di prima forma è meno dannoso per la terra perché compra merce e vende merce.

La funzione distruttiva del capitale

Nella rivoluzione industriale il denaro investe non solo per acquistare la materia prima (ad esempio il legno, o il cotone) e  acquistare la mano d’opera; ma investe anche in tecnologia per aumentare il profitto.  Quindi la tecnologia non è la condizione del capitale; ma è questo che determina lo sviluppo della tecnologia.  Questo è il significato del bando di concorso che l’Inghilterra propone per costruire una macchina capace di produrre più filati di cotone, e sarà un contadino l’autore della nuova macchina.
Mai  la tecnologia era stata un mezzo necessario per l’aumento del tasso di profitto, la razionalità del capitale e il tasso di profitto e non la tecnologia sono il vero  pericolo; in conclusione per Marx la vera causa della distruzione è il capitale e non la tecnologia. Questa di Marx è  la più fantastica riflessione ecologica, perché tutti gli ecologisti sono contro la tecnologia per una mistica della terra e della vita mentre il capitale non sarebbe importante.  Il  capitale è distruttivo non la tecnologia, perché la crescita economica è una crescita artificiale, per aumentare il profitto del capitale; in questo consiste la razionalità della modernità, ma questa è già la quarta tappa della storia.

La scienza e la tecnologia hanno fatto dei progressi fantastici, hanno scoperto in modo veloce la struttura della realtà;  ma restava un interrogativo:  la scienza e la tecnologia credevano che la terra avesse delle infinite risorse, ma scientificamente e tecnologicamente non è vero, è un fatale errore;  noi vediamo soltanto gli effetti positivi, ma quali saranno gli effetti negativi della scienza e della tecnica?

Teoria dei sentimenti e stato di natura

Adam Smith è l’inventore, o meglio introduce lo studio dell’economia politica, egli è  filosofo e  moralista, ma non è stato un economista;  lui insegnava filosofia morale  a Glasgow;  “la teoria dei sentimenti”  morali è la prima opera, contiene tutta l’essenza di Adam Smith e raccoglie l’idea di mercato come solutore etico dei conflitti. Già Mandeville aveva espresso una formulazione simile di come sia  possibile che degli atti viziosi e cattivi possano  produrre effetti positivi;  infatti ci sarebbe un Dio che interviene attraverso il mercato a far sì che anche gesti, processi di ciascuno,  che sono egocentrici (come quello di lavorare bene per sé, di produrre un buon profitto) a nostra insaputa si trasformano in un bene per la società. Il mercato è una mediazione metafisica per risolvere un conflitto etico, non economico; ma si sono visti anche gli effetti negativi del mercato, e pure Adam Smith diceva che c’era la povertà, ci sono i poveri.

Per Adam Smith la povertà era un fatto naturale; infatti per natura l’uomo ha la proprietà del prodotto del suo lavoro, questo è Marxismo, ma la proprietà del capitale comporta che i ricchi comprano il lavoro dei poveri e per Adam Smith questo è una naturale conseguenza dello stato di natura. Marx diceva invece che questo è l’effetto di un sistema storico e non della natura: questa è la piccola differenza  tra Adam Smith e Marx.

La interpretazione di Marx

Marx è stato più intelligente perché ha visto che l’esistenza dei ricchi e dei poveri non è un fatto di natura, ma è un fatto della storia della struttura di dominazione, e di questa storia l’effetto negativo è la povertà; Marx non aveva mai  pensato che gli effetti del capitale riguardassero tutta la natura, o la distruzione della terra;  la terra non si distrugge e la luna è così bella, ma che riguardasse la vita umana, che è il frutto superiore della evoluzione della vita sulla terra.

Noi oggi ci troviamo tra una razionalità del capitale, che è anche il criterio del profitto ed un criterio legato alla vita; i criteri del capitale non sono i criteri della vita. Infatti criterio del capitale è il profitto in funzione di un uovo investimento che non riguarda necessariamente la vita.  Noi siamo quella umanità che oggi si trova a scegliere tra la vita e la morte; ci troviamo alla fine di una civiltà cominciata 10.000 anni fa con la rivoluzione olimpica che è stata geometricamente aumentata con l’ industrializzazione,  che l’umanità oggi avverte come un suicidio, perché se si continua su questa linea l’umanità necessariamente sarà distrutta da qui a qualche secolo.      

Scegliere tra   la vita e la morte

Il punto oggi non è tanto riscoprire un’etica dei valori, o un’etica della legge, o un’etica della virtù, ma si tratta di scegliere tra un’etica della vita e un’etica della morte; si tratta forse con Hans Jonas di scoprire l’etica della nostra responsabilità nei  riguardi della vita sulla terra, responsabilità che passa attraverso il timore (di quello che potrebbe succedere in futuro).  Ma io direi che bisogna andare oltre e ci si accorge che in profondità Marx e il Vangelo sono sulla stessa linea. Riprendiamo l’affermazione si Marx quando dice che “l’ateismo è il feticismo del capitale”;   cosa voleva dire con questa espressione?   Voleva significare che vero ateismo non è tanto la negazione di dio e della religione, ma la negazione dell’uomo fatta da parte del Capitale che si presenta come il nuovo Molok, la nuova Divinità cui tutto va sacrificato, compresa la vita dell’uomo.

Marx ha preso la parola feticcio dal portoghese perché ha letto un libro della “Gruns” che era un’ antropologa dell’Africa che diceva: “le africane fanno il feticcio, feticcio viene da fare, fare con le mie mani, gli africani hanno fatto Dio con le mani”; Isaia profeta nel salmo diceva: “voi (pagani)  adorate un Dio, che  ha gli occhi ma non vede, ha le orecchie ma non sente, voi l’avete fatto con le vostre mani”;  e questa è l’interpretazione esplicita di Marx, quando dice:  “il capitale è stato fatto con le vostre mani, è un feticcio, cui sottoponete  il lavoro e la vita degli uomini”; questa affermazione è assolutamente teologica, Marx ha una visione metafisica dell’economia,  più  da antico e nuovo testamento che non la dottrina sociale della chiesa;  non è una metafora, e lo posso provare tecnicamente; infatti la chiesa nella enciclica  “Rerum Novarum”  nel 1892 disse che la dignità della persona viene prima, ma la proprietà è naturale; secondo san Tommaso la proprietà privata viene dopo il peccato originale; San Tommaso e tutti i Padri della chiesa dicevano che senza il peccato originale tutto sarebbe stato in comune. Poi nel secolo 19° i Gesuiti che  assieme al Papa hanno scritto la Rerum Novarum, hanno preso le tesi di  Look, un liberale inglese, teorico  della proprietà privata.

Rapporto capitale lavoro

L’operaio con il lavoro riproduce il valore del salario che riceve, ma offre un più di tempo, un più di lavoro con il quale produce, Marx usa la parola crea, ricchezza;  dunque è l’operaio che crea la ricchezza e non il capitale; si tratta di una creazione dal nulla, è l’unico filosofo che ha dato una visione ebraica, cristiana dell’economia, nessun Papa aveva un’idea simile su questo tema.

Io credo che Marx diventerà in questo secolo ventunesimo un Padre della chiesa.

Il Grande autore che San Tommaso aveva  preso per fare la teologia  è Aristotele,  condannato nel primo, secondo e terzo secolo, perché non parlava della creazione, ed era un filosofo pagano; stessa cosa è successa con Marx, eppure lui è l’unico che ha fatto una critica metafisica al capitale, che è l’origine della crescita distruttiva; noi abbiamo bisogno di questo filosofo e teorico, unico nel campo, che ha fatto questa critica, e ripropone l’opposizione della vita alla morte, quando  afferma che il capitale è morte, azione morta,  mentre la vita è il soggetto che opera assieme al lavoratore, che è lavoro vivo.

Il lavoro vivo è il soggetto corporale povero, che ha bisogno di mangiare e se non mangia muore; per questo deve vendere il suo corpo, come la prostituta; quando  il capitale compra il mio lavoro per otto, nove, dodici ore e si appropria della produzione del mio lavoro, avvia un processo di feticizzazione del corpo, ma  trasformare il corpo in merce è peccato. E questo lo fa tutti i giorni il capitalista quando dice: “se voi volete lavoro, andate nella mia fabbrica”. Si dice che  l’impresario dona lavoro, ma è l’operaio che lavora, offre il suo lavoro e non l’impresario; il capitale offre al padrone la possibilità di usufruire del lavoro dell’altro e compra una persona, che ha una sua dignità assoluta, divina, la compra e la sciupa e produce il profitto, mentre l’altro muore nella povertà; e questo riguarda non solo l’operaio, ma è tutto il mondo coloniale della modernità.

La colonizzazione.
 
In  questi ultimi cinquant’anni della mia vita ho approfondito cosa significa essere coloniale.
L ’Europa, l’Inghilterra, la Francia, anche  l’Italia sono paesi coloniali. La  persona che appartiene alla  colonia non è riconosciuta come persona, e viene sfruttata. Per questo il capitalismo non è soltanto una relazione tra capitale e lavoro dipendente, ma è anche una relazione centro periferia. Nel  capitalismo mondiale, il problema della globalizzazione è impensabile senza lo sfruttamento della periferia. Oggi  la fabbrica italiana o americana o tedesca pone una fabbrica in Messico; la Volkswagen ha una grande fabbrica in Messico, nella sua decisione è molto importante il lavoro, il denaro è investito come lavoro ed è il salario; ma se voi pagate un salario di cento euro in Messico e in Germania ne  pagate ottocento, la differenza fa settecento euro; in questo consiste il vantaggio di costruire una fabbrica in un paese periferico;  e così la Volkswagen produce una macchina in Messico e la fa importare in Germania e i settecento euro di differenza è il profitto della Wolkswagen;  questo per Marx è lo sfruttamento della vita, perché il valore del prodotto è l’oggettivazione della vita; questa  è una visione umanistica profonda, infatti Marx dice che chi lavora per costruire una tavola e lavora dieci ore mette la sua vita nel prodotto.

Chi è morto non mangia;  se sono un angelo o una pietra io non mangio;  per mangiare bisogna essere vivi, e se io uso energia è necessario mangiare;  donare il pane a chi ha fame, è un atto buono; per i semiti, per i cristiani, donate l’acqua è un atto etico perché permette la vita; indossare un vestito è continuare ad avere la temperatura perchè sono vivente, avere una casa è necessario perché sono vivente, andare da una persona inferma per donare la salute è perché è vivente; quindi il criterio etico è la vita; il capitale è lavoro morto, è morto e dunque non ha bisogno di mangiare.

Ora se il capitale  è per la morte, bisogna proporre una etica della vita.

I postulati

Per questo mi servo di due postulati.
Che cosa è un postulato? Il postulato è una affermazione logica e razionale teoricamente, ma in pratica è impossibile;  però può essere normativa e indicativa e mi serve per realizzare una ipotesi.

Primo postulato è “la vita perpetua”, che è la vita per sempre; questo significa mettere al primo posto la vita e i viventi contro ogni forma di oppressione e sfruttamento.
Per realizzare questo postulato devo dargli una base e questa base è costituita da tre principi:

Primo: le risorse rinnovabili non possono essere consumate in misura superiore alla possibilità di poterle poi insieme ricostituire; per esempio non posso consumare più frumento della quantità che poi avrò la possibilità di produrre.

Secondo: l’uso delle risorse non rinnovabili non può essere superiore alle possibili alternative; per esempio l’uso del petrolio dovrà essere compensato dalla produzione di energia attraverso l’eolico, ecc

Terzo: la produzione genera scorie, produce inquinamento; per questo il processo produttivo deve darsi  il compito e la possibilità di recuperare completamente l’inquinamento provocato.

Il secondo postulato: “lavoro zero”.  Si sa che lavora bisogna, ma prefiggersi di arrivare ad una società che non ne ha bisogno.Cioè dobbiamo tendere verso una società in cui il lavoro diminuisce sempre più per dare spazio alle attività delle spirito e alle attività della socializzazione.

La realizzazione di questi due postulati garantisce la vita dell’uomo; e questo sta nella cultura sia degli Egizi che dei Semiti, degli Ebrei, che ci propongono, inventano il mito della resurrezione del corpo.  I Greci invece ritengono che il corpo è male, peccato;  per questo motivo è valida ed importante  solo l’anima.

Concezione questa pericolosa perché induce alla rassegnazione a fronte della ingiustizia sociale che toglie il pane all’oppresso, la casa, il vestito, le cose necessarie alla vita corporea a chi vive e vivendo lavoro a vantaggio del capitale che è cosa morta.

Solo un’etica della vita può salvare la terra e salvare l’uomo.

Lavoro zero.

I greci: abbiamo un’anima che è l’unica  cosa importante; il corpo è male.
Per gli egizi e per gli ebrei come per i cristiani è importante il corpo, tanto è che aprono al mito della resurrezione.

L’interpretazione della storia attraverso il pluri verso e non per l’uni verso.

Post moderno
Trans moderno

Nel trans moderno trionfa lo spirito e trionfa dunque l’arte ed il sentimento.

Domenica 09 settembre 2007