Vivere Gesù incontrando i Musulmani

Nostro compito è di costruire i ponti per potersi avvicinare all’altro,  per poterlo conoscere… la nostra paura dell’altro nasce anche dall'ignoranza.

Quando ho ricevuto l’invito di padre Giuseppe ho detto subito di sì,  anche se è molto difficile per me partecipare alle attività perché oggi sono qui in Italia per lo Studio, ed ho un esame fra due giorni, ho detto di sì anche perché il mio superiore mi ha mandato e mi ha spinto a venire tra di voi. Dopo aver accettato,  non vi dico la grande sorpresa quando ho visitato il sito della vostra associazione;  allora mi sono detto: “Mamma mia, cosa vado a dire davanti a delle persone così grandi…?”; e così  pensavo e pensavo e poi ho scoperto che non devo pensare più, devo solo dire quello che ho nel cuore e così vi racconto la mia esperienza personale e come sono capitata in un monastero del deserto della Siria e adesso davanti a voi qui in Italia.

Come ho scoperto il monastero.
Dal 1998 sono una studentessa universitaria. Con tutti i sogni possibili di una persona di 18 anni, e cioè di finire lo studio, fare la licenza e poi il dottorato, insegnare, diventare famosa… ecc  Nell’inverno del '98 assieme a un gruppo di universitari, faccio un ritiro spirituale, e andiamo a Mar Musa, che è un monastero inerpicato su per la roccia. Il primo shock, il primo impatto forte è stato il silenzio, poi mi sono detta: “E  chi sono questi matti che dirigono questo monastero?”. Poi però a causa del silenzio che ci avevo trovato desideravo passare altro tempo con loro; e padre Paolo mi aveva detto: “Vieni per pochi mesi prima del lavoro!”. Oggi sono passati diversi anni, sono quasi laureata, entusiasta per iniziare una nuova tappa della mia vita. Ho trovato  un nuovo lavoro a un livello molto diverso, un lavoro che mi è venuto incontro, che mi aspettava… un lavoro molto più profondo e molto più impegnativo…sono passati otto anni dopo quel 6 Agosto quando lasciando casa ho fatto il viaggio verso Mar Musa.    Adesso sono una di loro, vivo con le altre monache e con gli altri monaci. Non so se avete mai sperimentato la sensazione per cui un posto così grande diventa una parte di voi, del vostro essere e non potete più vivere senza quella sensazione suscitata dall’essere lì  in quel luogo.
La mia vita si svolge su ritmi nuovi, con un lavoro nuovo  e la Preghiera.
 
La Preghiera.
La Preghiera è comunicazione continua, cosciente e profonda con Dio. Vita di preghiera che ha la sua sorgente nell’Eucaristia che costituisce il centro della nostra vita monastica. Andiamo in chiesa ogni mattina per la preghiera dei salmi e per ascoltare la Sacra Scrittura, i Santi Padri Spirituali e eleviamo le nostre intenzioni a Dio e recitiamo il Padre Nostro e l’Ave Maria. Al tramonto del sole ci riuniamo di nuovo in chiesa per un’ora di meditazione e silenzio. È una grazia ricevuta da Maria che ce l’ha raccomandata. I nostri ospiti condividono con noi questo momento importante della nostra vita. Ciascuno di noi consacra una giornata alla settimana al ritiro sulla montagna per stare con il Signore e riconsiderare la propria situazione spirituale. Il monastero segue il rito siriano, che celebra la messa ogni sera dopo l’ora di meditazione. Utilizziamo la lingua araba nella preghiera.
 
Povertà e lavoro.

A partire dalle parole di Gesù che dice: “Lascia ogni cosa, distribuiscila ai poveri e seguimi”, abbiamo scoperto che ogni volta che lasciamo le cose a cui siamo attaccati, Dio generoso si affretta a venire in nostro aiuto secondo la sua meravigliosa economia. Il lavoro esprime la nostra partecipazione all’opera del Creatore. Nel lavoro collaboriamo con alcuni laici che condividono con noi i nostri sogni. La semplicità evangelica della vita di Nazareth è un’immagine che ci ispira nell'attività.. Un maestro a cui facciamo riferimento è Charles de Foucauld, e la nostra comunità ha delle relazioni profonde con le comunità dei piccoli fratelli e sorelle di Gesù e siamo pure noi un membro delle comunità che si ispirano nella loro vita a lui. Sono vari i lavori che facciamo, dalle attività di cucina, fino ai lavori di agricoltura e alla produzione di formaggio. Siamo interessati anche al  lavoro che opera sulla bio- diversità nel rispetto dell’ambiente.

Ospitalità.
Quando qualcuno mi chiede informazione sull'ospitalità, dico che la nostra ospitalità trova il suo significato più profondo quando riceviamo l’altro nella nostra preghiera. Siamo ispirati da Abramo che ha ricevuto Dio nella sua tenda. La storia di Abramo mi aiuta anche per spiegare il significato che per me assume la preghiera,  perché non possiamo dimenticare l’intercessione di Abramo per Sodoma e Gomorra. La cosa bella nella nostra ospitalità, quello che mi ha colpito fin dall’inizio, è stato che mi sono sentita subito familiare nel monastero nel giro di poche ore dal mio arrivo a Mar Musa.
Nel monastero abbiamo cercato di trovare dei posti adeguati per l’alloggio dei nostri ospiti e abbiamo costruito, con l’aiuto di alcune persone dei  locali la cui costruzione cerca di essere sempre in armonia con lo spirito e i colori del deserto. Infatti, tanti ospiti, soprattutto quelli che hanno superato il livello di una semplice visita di curiosità o di turismo, vengono per incontrare la comunità che li accoglie in un atmosfera spirituale e con stile evangelico, che salvaguardi la loro propria personalità. Abbiamo sempre il desiderio che il nostro ospite trovi un’oasi nella quale possa  spegnere la sua sete  spirituale.  

Una vita consacrata al dialogo.
Preghiera, lavoro-povertà e ospitalità sono le caratteristiche della comunità di Mar Musa e tutti e tre operano in un orizzonte più ampio che è il dialogo cristiano musulmano… la preghiera è per  i fratelli musulmani; nel lavoro, alcuni membri del nostro staff sono musulmani; e infine l’ospitalità, la nostra porta è aperta sempre per i musulmani, e tanti  vengono soprattutto di venerdì, il giorno sacro, per visitare il Santo.. Questo tipo di vocazione sembra essere molto difficile in un periodo come il nostro, e lo è veramente. Noi proviamo a credere anzi crediamo nell’amore di Gesù Cristo per i musulmani… Uno mi può dire: “io non ho alcun problema ad amare i musulmani, perché io amo tutti” ed è  una giustificazione, che a parer nostro non funziona;  perché vedete un conto è dire di amare tutti gli uomini, un conto è amare una persona specifica, questa o questo musulmano.

Il nostro compito.
Nostro compito è di costruire i ponti per potersi avvicinare all’altro,  per poterlo conoscere… la nostra paura dell’altro nasce anche dall'ignoranza.  Per questo la comunità di Mar Musa organizza degli incontri di dialogo in cui Musulmani e Cristiani si incontrano e fanno delle esperienze spirituali e profonde dello stare insieme. Si discute, si impegnano per conoscere e per partecipare a momenti di profonda spiritualità. Cos’è il ruolo della Chiesa in una società a maggioranza musulmana?  questa è la nostra domanda a cui proviamo a rispondere in ogni momento della nostra vita: abbiamo due possibilità o ci chiudiamo dentro la nostra realtà senza un’apertura verso l’altro e questo finirà per uccidere la nostra spiritualità, finirà per sterilizzarla; o proviamo ad aprirci all’altro per poter costruire una vita. Sicuramente la prima soluzione è più facile ma come ho detto finisce con la morte della nostra spiritualità, la seconda, malgrado la difficoltà ci potrà guidare verso una vita piena in Cristo.

 “La Chiesa nulla rigetta di ciò che è vero e santo in queste religioni… essa dunque esorta i suoi figli, affinché con prudenza e carità, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino, e facciano progredire i valori spirituali, morali, e socio-culturali che si trovano nelle altre religioni.” ( Nostra Ætate 2. V.II)

 Festa Macondo 2009