Addio ad Adriana Zarri

È morta il 19 novembre, a Strambino, presso Ivrea, più che novantenne, Adriana Zarri.

Poetessa orante, teologa, mistica, amica, libera, donna, critica, antesignana, persona aggregatrice di amicizie e di spiriti, promotrice di libertà impegnata, sofferta, e lieta.

Tra gli altri suoi scritti, non molto tempo fa compose per sè questa “epigrafe d’erba”, che mi piace offrire. è una preghiera alla terra e al cielo, alla Vita, che ogni cuore aspirante può elevare insieme a lei. (Enrico Peyretti)

Epigrafe d’erba

Non mi vestite di nero:

è triste e funebre.

Non mi vestite di bianco:

è superbo e retorico.

Vestitemi

a fiori gialli e rossi

e con ali di uccelli.

E tu, Signore, guarda le mie mani.

Forse c’è una corona.

Forse

ci hanno messo una croce.

Hanno sbagliato.

In mano ho foglie verdi

e sulla croce,

la tua resurrezione.

E, sulla tomba,

non mi mettete marmo freddo

con sopra le solite bugie

che consolano i vivi.

Lasciate solo la terra

che scriva, a primavera,

un’epigrafe d’erba.

E dirà

che ho vissuto,

che attendo.

E scriverà il mio nome e il tuo,

uniti come due bocche di papaveri.

Adriana Zarri

“Dio mi sta bene, e anche la patria e la famiglia; ma il trilogismo Dio-Patria-Famiglia non mi sta più bene. Dico no a quel dio usato come cemento nazionale, a quella patria spesso usata per distruggere altre patrie, a quella famiglia chiusa nel proprio egoismo di sangue. Non mi riconosco tra quei cittadini ligi e osservanti che vanno in chiesa senza fede, che esaltano la famiglia senza amore, che osannano alla patria senza senso civico”. (Adriana Zarri)