Carissimi

Carissimi, Pace e Bene

Niente voglio dirvi del Carnevale brasiliano con la sua pubblicità di preservativi, viagra, adrenalina, e la reazione pentecostale del Carnacristo.  Ma siamo già in vista della Quaresima e della Pasqua.
Per noi qui Quaresima è Campagna della Fraternità, che quest’anno ha come tema “Economia e vita”. Lo slogan è la frase di Gesù: “Non si può servire a Dio e al denaro”.
Il nostro vescovo Dom Luiz, Vice Presidente della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB), ha spiegato perché i vescovi scelsero questo tema: “… rimasero impressionati dalla crisi e da certe notizie, come quella che 96% del capitale non è investito nella produzione ma nella speculazione o finanza o borsa; che molte imprese guadagnano più con gli investimenti in borsa che con i loro prodotti; e col loro denaro virtuale si appropriano del denaro reale dei poveri; che grandi professori lasciano l’università e approdano nella borsa come traders (scambisti di azioni)…”. Ricordo d’avere io stesso elencato questi punti nel 1998, in un articolo sulla globalizzazione per la rivista Orientamenti.
C’è la sensazione, comprovata da studi, che siamo a una svolta epocale: per poter vivere nel terzo millennio in questo nostro pianeta occorre sensibilità e innovazione, specie da parte di chi ha ruoli di responsabilità.  Chi ha la possibilità di lavorare con soddisfazione e buon reddito, ringrazi Dio. Ma sempre più saranno coloro che cercano lavoro. Qui a Manaus si rasenta la patologia col sistema di concorsi per posti di lavoro a dipendenti pubblici e insegnanti, come pure di esami per entrare nelle poche università pubbliche. I giovani vanno da un esame all’altro come piões (trottole).
Per chi non ottiene lavoro, bisognerà studiare forme di vita comunitaria, creativa, ludica, sobria, come in una grande famiglia. La comunità rionale dovrà sostituire, dove necessario, la famiglia patriarcale di ieri e quella cellulare di oggi. L’appartenenza alla famiglia umana dovrà venire prima dell’appartenenza alla patria. Come diceva Pascoli: “Io…, la mia patria or è dove si vive”.
Cito Ugo di San Vittore, di cui sono  devoto:
Chi ama la sua patria è un uomo comune;
chi ama ogni paese come sua patria già è migliore;
ma solo è perfetto colui che si considera straniero ovunque.

Viviamo un tempo non di emigrazioni-immigrazioni ma di migrazioni generalizzate. Noi occidentali abbiamo affrettato questo tempo, perché abbiamo dilapidato i paesi del terzo mondo e servito al denaro invece che a Dio e ai fratelli (riconosciamolo una buona volta!). Ma non tutto è perduto: l’amore alla vita e una certa forza inerziale aiuta le persone e l’intero pianeta a resistere e sperare nel futuro. Pasqua è tutto questo, realizzato nella persona di Gesù Cristo e tradotto in liturgia.

Quanto all’Area Missionaria che mi è affidata, febbraio è ancora mezza-vacanza. Stiamo riorganizzando l’attività nei 16 centri per ragazzi, e le varie iniziative per giovani, bambini, donne, famiglie… Abbiamo in programma la costruzione di 5 chiesette… E scusatemi se è poco.
Io cerco di fare come il padre di famiglia che fa circolare cose vecchie e cose nuove. Ultimamente ho semplificato, puntualizzato e ripetuto la linea che ci orienta nella pastorale:
Gesù ha fondato la Chiesa a servizio del Regno.
Il Regno è “giustizia, pace e gioia nello Spirito” (Rm 14,17)
Quindi le comunità devono essere:
1º. liberatrici, per aver giustizia;
2º. tradizionali, per aver pace;
3º. carismatiche, per avere gioia nello Spirito:
le tre cose insieme, ma la prima è la liberazione orientata alla giustizia.
Sto accompagnando un gruppo di “auto-aiuto”, formato da giovani ex-drogati con le loro famiglie e gli amici. I giovani si sono recuperati in un anno di trattamento in una “fazenda” (podere). Loro sono la prova che Dio non permette che sia tolta una gioia, senza prepararne una maggiore. Sono loro stessi a dire che senza l’esperienza drammatica della droga e la durissima ricuperazione con l’aiuto di Gesù Cristo, essi avrebbero vissuto una lunga vita piccolo-borghese o una breve vita frustrata.
È tornato, dopo sei mesi di riposo e trattamento, il “parroco” Padre Alberto. Posso respirare! Ricordiamoci in colui che è vincitore e non delude.  Dice il canto: “Ricordati di Gesù Cristo, risuscitato il terzo giorno…. Se con lui noi lottiamo, con lui anche vinceremo”.
p arnaldo