Citazioni

E adesso citerò Kant da “Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime”: La ricchezza, pure quella conseguita senza alcun merito, è stimata anche da coloro che non si interessano direttamente ad essa, possibilmente perché associano alla sua rappresentazione idee e progetti di grandi azioni che per mezzo di essa potrebbero realizzarsi. Occasionalmente questo rispetto può ricadere su qualche facoltoso mascalzone, che mai e poi mai realizzerà tali azioni e che non possiede neanche minimamente l’idea di quello che è un nobile sentimento ma è capace unicamente di rendere apprezzabile la sua ricchezza. Quello che peggiora il male della povertà è il disprezzo che non può essere vinto neppure attraverso il merito, eccetto quando la condizione sociale serva ad ingannare questo rude sentimento illudendolo, ma solo in parte, a vantaggio del povero stesso.

E ora come un pazzo scatenato, un profeta dell’apocalisse in cima alla montagna, per occupare mezza pagina, ecco a voi Tolstoj, da “Guerra e Pace”: Ogni uomo vive per sé, gode della libertà per raggiungere i suoi fini personali e sente con tutto l’essere suo che può immediatamente fare o non fare una data azione; ma non appena egli l’ha fatta, quest’azione, compiuta in un dato momento di tempo, diventa irreparabile, viene a far parte della storia, nella quale essa non ha più un significato libero, ma un significato predeterminato. In ogni uomo vi sono due aspetti della vita: la vita personale, che è tanto più libera quanto più astratti sono i suoi interessi, e la vita elementare, di sciame, dove l’uomo ubbidisce inevitabilmente a leggi che gli sono prescritte.

Spizzicare qua e là frasi celebri o come in questo caso, mezze pagine e adattarle alla situazione del momento è la mia specialità. E adesso cercheremo di vedere se hanno qualche attinenza con quello che dirò a seguire.

L’altro giorno, subito dopo che i siti di mezzo mondo hanno pubblicato la notizia della rivista Time, il nostro Luis Inácio ha cominciato il suo consueto sproloquio a reti unificate. In un impeto di modestia, senza citare la copertina della prestigiosa pubblicazione né l’articolo delle pagine interne, tesseva le lodi del suo governo con quel sorriso e quel fare bonario su cui ormai ha il copyright mondiale. Trentadue milioni di persone (mammamia) sono entrate a far parte della classe media! Mai come oggi, nella storia di questo paese, tanta gente ha accesso al consumo e al credito! Alcune di loro vanno pure all’università! E poi abbiamo il petrolio, la canna da zucchero e l’etanolo che è un combustibile sostenibile! Chiedeva in modo quasi esplicito di continuare il suo mandato attraverso l’elezione del suo successore che proseguirà il Piano di Accelerazione della Crescita Economica. Insomma, tutte cose trite e ritrite. D’altronde non è roba da poco figurare sulla copertina del Time come una delle persone più popolari e influenti del mondo, al primo posto di una lista che vede Obama, Sandra Bullock e Lady Gaga! Un operaio, un sindacalista tra i grandi della terra, col petrolio e tutto il resto.

Però ieri in città ne hanno uccisi sette. In una volta sola. Le statistiche dicono che è l’ottavo massacro di questo tipo. L’ottavo massacro di quest’anno. 34 morti in tutto. Dico, l’ottavo massacro in città, nella sola città di São Paulo. Questo però è un po’ diverso. Infatti solo due dei sette morti sono stati identificati. Erano tutti moradores di rua, ossia barboni, mendicanti. Dormivano sotto il ponte, sono arrivate due motociclette. Li hanno freddati senza nessuna possibilità di salvezza. Non era un avvertimento, una minaccia. Hanno sparato per uccidere. Un ferito è morto poco dopo quando cercava aiuto. Poche ore prima una signora scende dalla macchina in panne bloccata proprio lì, sotto il ponte. Dal nulla arrivano alcune persone che l’aiutano a spingere e a togliersi dall’impaccio. La macchina riparte. La signora si accorge però che la sua borsetta è scomparsa. Avvisa il marito. Il marito è sergente della polizia militare.

Basta leggere i giornali di questi giorni e le conclusioni si possono trarre facilmente: un motociclista fermato sotto casa viene massacrato di botte dagli agenti davanti ai suoi familiari, colpevole, secondo loro, di resistenza a pubblico ufficiale. Sono in quattro contro uno, lo colpiscono a pugni e calci ed infine lo soffocano montandoci sopra con gli stivali. Lo caricano sulla vettura. Il ragazzo muore nel tragitto verso l’ospedale. La polizia dice che era armato, gli agenti si sono difesi.

Un uomo fermato per un semplice controllo muore in commissariato. Il corpo sfigurato dalle botte viene ritrovato in un fosso a pochi metri da lì.

Oggi in piazza, un morador de rua dormiva sul muretto. Due agenti lo svegliano camminandoci sopra. Il poveraccio cerca di alzarsi. Giù botte. La pattuglia riprende la sua strada, un passante propone al morador de rua di seguirlo fino al palazzo del pubblico ministero per una denuncia formale. La mano gli si gonfia, il passante constata che è rotta e si offre di portarlo all’ospedale. Il morador di rua ringrazia e si allontana. Dice che ci è abituato.

E le citazioni? E Kant? E Tolstoj?

No, niente. È che il mio amico, il Grande Lombardo, mi ha raccontato che l’Associazione Benemerita per divulgare il suo meraviglioso lavoro di assistenza ai poveri di tutto il mondo, ha deciso di rivolgersi direttamente a chi ha i soldi. Sì, secondo il mio amico, dicevano proprio così: loro, gli industriali, i padroni del vapore, sono quelli che ci posso aiutare a raccogliere fondi sempre più consistenti per continuare la nostra opera. E allora – racconta – inviano centinaia di lettere ai più importanti industriali della città e del paese: siamo buoni e bravi, abbiamo fatto questo e quell’altro, la nostra Sede è un esempio per il mondo, venite amici, venite a conoscerci il tal giorno. Firmata dai capoccia in persona, la lettera si conclude con i soliti salamelecchi dovuti ai potenti della terra. Contemporaneamente a codesta lodevole iniziativa, il mio amico ne aveva in mente un’altra da realizzarsi al più presto: avvicinare la Sede a quegli stessi poveri in favore dei quali si vuole lavorare, in modo che essa trasferisse là, dove loro abitavano, alcune delle sue nobili attività. Pensava ingenuamente: “se gli uomini di strada provengono dalle favelas, perché non aprire un distaccamento della Sede direttamente là e organizzare un grande lavoro di prevenzione con le famiglie, i ragazzi, gli adulti…” . Il Grande Lombardo ormai lo conosciamo, e conosciamo bene anche i suoi deliri! Basta pensare che in realtà è stata la gente della favela a proporglielo: “dai – dicevano – chiamiamo la Benemerita qui da noi, immagina quante belle cose potremmo fare, attività ricreative per ragazzi, per adulti, riunioni, corsi… Vedi che stiamo trasformando il nostro centro comunitario in posto avanzato dell’unità sanitaria locale? Immagina quello che potrebbe diventare con l’appoggio della struttura della Benemerita…”. Insomma, si pensava in grande. Più grandi si fanno i pensieri e più grande si fa il Lombardo!

Il giorno stabilito per la riunione degli industriali, all’ora convenuta nel salone agghindato a festa era, schierata al gran completo, tutta la direzione della Benemerita: giacca e cravatta gli uomini, tailleur le signore. L’attesa, dapprima eccitante con sgomitatine e sorrisetti inclusi (come a dirsi l’un l’altro: sai quanti bei soldini arriveranno, sai quante belle cosine potremmo comprare per la nostra Sede, per i poveri che diolibenedica), si fece via via sempre più estenuante. Si presentarono in due. Il mio amico mentre racconta fa la faccia schifata, tipica di chi ci è rimasto male ma che in fondo se lo aspettava. Due. Non che la Benemerita avesse bisogno di soldi. Le convenzioni con lo stato il comune, gli accordi internazionali non le hanno mai fatto mancare niente. Era più una questione di status, da poter stampare sui dépliant: tra i nostri collaboratori c’è il signor Pinco, il signor Pallino, il signor Tizio, il signor Caio. Due. E neanche due importanti: due, diciamo così, piccoli imprenditori, due negozianti di quartiere, roba da ridere se si pensa a chi la Benemerita aveva spedito le lettere, quante ne aveva spedite e soprattutto chi si aspettava che arrivasse!

Il Grande Lombardo, non stava nella pelle. Dentro di sé, senza dirlo a nessuno, esultava. Pensava (e, conoscendolo, certamente lo aveva anche detto): chiamare gli industriali? Gli stessi che sfruttano fino all’ultima goccia di sangue la nostra gente… gli industriali che hanno guadagnato milioni nel mercato speculativo, con la politica delle privatizzazioni selvagge, la politica degli interessi bancari al 50%… gli industriali che vanno a braccetto con ogni governo e a cui ogni governo garantisce lauti incassi attraverso il costo zero della mano d’opera… . Insomma, il Grande Lombardo era più marxista e leninista che mai e sotto sotto si fregava le mani, perché per i marxisti leninisti, oggi come allora, tanto peggio tanto meglio!

I suoi amici della favela fissarono il giorno della visita alla Sede della Benemerita. Volevano suggellare un vero gemellaggio, con tanto di scambio di magliette stampate con i rispettivi nomi e un bello slogan: BENEMERITA-FAVELA UNA GRANDE AMICIZIA! Il Grande Lombardo comunicò alla direzione la data dell’incontro che venne approvato e registrato nel libro degli atti.

Racconta il mio amico – e la sua faccia si trasforma in una smorfia di rabbia, dolore e disgusto – che quel giorno non venne nessuno. O meglio, gli amici della favela c’erano proprio tutti. Ma quelli della Benemerita non si fecero vedere, niente giacche e cravatte, niente signore in tailleur, niente. Nell’immensa Sede, solo lui, il Grande Lombardo e gli amici della favela, esattamente così come me li immagino: sperduti a guardarsi intorno, vestiti da poveri per il giorno di festa… portarono le magliette che avevano preparato e le donarono al mio amico. A lui, che aveva partecipato con loro alla scelta della scritta da stamparci sopra! A Lui, al mio amico, che praticamente stava sempre là in quella favela, a lui lasciarono in dono le magliette. Rimasero un po’ a gironzolare stupiti e forse delusi e poi se ne andarono per non tornare mai più.

Neanche la Benemerita seppe mai più niente di loro. In passato, sempre grazie a lui, il mio amico, si era spostata fin al loro quartiere per andare ad organizzare una vendita di beneficenza (che qui chiamano col nome esotico di Bazar) in una delle favelas più miserabili della città, andarono a vendere vestiti vecchi, coperte lacere e giocattoli rotti. Ma questa è un’altra storia che un giorno, forse, racconteremo.

Il Time lo mette in prima pagina. Lui dice che trentadue milioni di persone…; Kant risponde che la ricchezza, anche quella del ricco mascalzone, provoca sempre un’aurea di rispetto. Tolstoj afferma che l’uomo pensa di decidere le sue azioni liberamente senza però sapere che esse faranno parte di un destino determinato. Lady Gaga, non dice proprio niente. Il morador de rua svegliato con un pestone sulle mani, brontola un po’ e riprende la sua strada. Gli amici della favela sono sempre là, nella favela di sempre. Muti per sempre, gli uomini di strada uccisi ieri notte e già sepolti in una fossa comune come indigenti senza nome, rimarranno nel silenzio dell’oblio del Time e l’euforia di Luis Inácio.