Dekha

Ho raccontato la storia di Dekha Ibrahim molte volte, in questi anni, durante conferenze o in articoli (uno di essi su Azione Nonviolenta). E’ la storia di come un gruppo di donne, di fatto escluse dalla politica ufficiale e dal processo decisionale, misero fine alla guerra nel distretto di Wajir, in Kenya, tramite un responso pro-attivo nonviolento durante gli anni ’90. Il loro lavoro continua, assicurando stabilità e dialogo nell’area menzionata, e Dekha è stata chiamata a parlarne innumerevoli volte. Ecco cosa ha detto di recente ad Emma Reinhardt, direttrice e fondatrice di HERvoices, che è andata in Kenya per intervistarla.

“Quando parlo di questo, un ricordo mi affiora sempre alla mente: è mio padre, possa Dio dar riposo alla sua anima. Camminavo con lui da casa nostra verso il centro della città di Wajir, e lui si fermava e salutava, si fermava e salutava. Non andava diritto. Io ero giovane, avevo forse undici anni, e volevo che arrivassimo alla fine. Il nostro compito era arrivare in un dato punto, andare da “a” a “b”.

E lui diceva: “No, a “b” arriverai comunque, ma mentre ti muovi verso “b” prendi tempo, saluta i vicini, chiedi loro come stanno.” Io di solito rispondevo: “Ma è una perdita di tempo, fa caldo, andiamo avanti e basta.” E lui: “Figlia mia, verrà un giorno, un tempo, in cui capirai cosa sto facendo. Per il momento, fai pure domande.”

Così appresi il suo modo di essere aperto. Vedeva che non riuscivo a capire, ma allo stesso tempo non mi chiudeva la bocca, mi lasciava essere com’ero. Mio padre morì nel 1982. Nel 1997, stavo camminando dal mio ufficio all’ufficio postale: lasciai il posto alle tre del pomeriggio e arrivai all’ufficio postale alle cinque, mi si chiuse proprio in faccia. E continuavo a dirmi, santo cielo, è un percorso per cui ci vogliono quindici minuti e tu ci hai messo due ore!

Cosa stavo facendo? Esattamente quel che faceva mio padre: mi fermavo, salutavo, mi fermavo, parlavo, ma in modo inconscio. Perciò non portai a termine il mio compito. Però ebbi queste meravigliosi contatti con le persone, salutandole e chiedendo loro come stavano.

Allora pensai: “Ecco il punto. Grazie, papà, grazie mille.” Adesso lo so, è tutto sulle relazioni, tutto gira intorno al curarsi delle persone. E qualche volta non importa se porti a termine il tuo compito o no.” (trad. M.G. Di Rienzo)