Falsi e veri profeti. La tragica banalità della cultura odierna.

È assiomatica la frase presuntuosa di Francis Fukuyama: “Siamo alla fine della storia”. Come dire: “Signori miei, rallegriamoci, perché abbiamo finalmente scoperto la mappa e la bussola dell’unico possibile cammino per l’umanità da adesso alla fine del mondo: è il mercato. Libero e competitivo, il mercato globale provvede alla produzione e distribuzione di beni di consumo buoni e a basso prezzo, dappertutto. Il mercato è anche la bocca della verità: dice chi più vale e più merita: per es., ha mostrato l’inconsistenza dell’Unione Sovietica e del terzo mondo. È di questo che l’umanità ha bisogno. Non c’è altro nome che il Mercato sotto il cielo nel quale possiamo essere salvi ”.

Questa buona notizia è stata ripetuta così da diventare “pensiero unico”, una mega-cultura universale, una fede. Globalizzazione neo-liberale, in breve, è questo. Semmai con un’aggiunta: il mercato globale richiede libero flusso di capitali, quindi finanza, speculazione.

Ma Emmanuel Mounier, profeta del secolo scorso, aveva stigmatizzato la civiltà industriale che ha originato il mercato: “Fu l’individualismo a costituire l’ideologia e la struttura dominante della società borghese occidentale tra il XVIII e XIX secolo. Un uomo astratto, senza relazioni o legami con la natura, dio sovrano in seno a una libertà senza direzione e senza misura, che subito manifesta verso gli altri diffidenza, calcolo, rivendicazione; istituzioni ridotte ad assicurare la convivenza reciproca degli egoismi, o a trarne il massimo rendimento associandoli fra loro in funzione del profitto; ecco il tipo di civiltà che sta agonizzando sotto i nostri occhi, uno dei più miseri che la storia abbia conosciuto” (Il Personalismo, 1950).

Ma l’agonia della civiltà industrial-liberale è stata camuffata in civiltà riciclate «post-industriale, post-moderna e post-umana» senza che ci sia stata soluzione di continuità.

E la morte di Dio (noi l’abbiamo ucciso!, cf Nietzsche) ha richiesto lo sforzo del superuomo e la creazione del “dio ricchezza”. Sigmund Freud denunciò: “Al posto dei valori della vita si è preferito il potere, il successo e la ricchezza, ricercati per se stessi” (Il malessere nella cultura,1930).

Erich Fromm ha portato la riflessione sul piano psicologico e sociale: “Società manageriali i cui abitanti (…) fabbricano macchine che si comportano come uomini e producono uomini che si comportano come macchine; uomini la cui ragione decade mentre aumenta l’intelligenza creando così la situazione di dotare l’uomo dei più grandi poteri materiali senza la sapienza per usarli. Questa alienazione e automatizzazione portano a pazzia sempre crescente. La vita non ha significato, non c’è gioia, né fede, né realtà. Ognuno è ‘felice’, solamente… non sente, non ragiona, non ama. Nel XIX secolo il problema era: Dio è morto; nel XX secolo è questo: è morto l’uomo” (The sane society. Tr. Psicologia della società contemporanea, 1955).

Frattanto automazione e tecnologia di punta, progettazioni al computer e mobilità dei siti lavorativi hanno tolto la priorità al lavoro. Ora prioritario è divertirsi e se non c’è creatività ci si diverte col banale, col mostruoso, con la violenza gratuita… Quanto ai poveri, cartelli e OGM tolgono loro la possibilità di produrre e vivere nella sobrietà, e li spingono a un eterno migrare.

Georges Bernanos aveva scritto: “Il mondo moderno non si limita a produrre macchine, diventa esso stesso una macchina. E se non stiamo attenti, questa macchina si complicherà continuamente fino al punto che tutta l’attività naturale dell’uomo non basterà a mantenerla” (La France contre les robots, 1947). A Copenaghen i grandi hanno deciso che la macchina continui, anche a costo del suicidio, cioè mettendo in pericolo prossimo la vita dell’umanità e del pianeta!

Potremmo continuare con le citazioni. La rivoluzione culturale dei giovani (1966) ha proposto di “vivere senza tempi morti e godere la vita senza freni”; quindi adrenalina, rottura dei tabù, completa permissività, perdita della giusta misura, soppressione di qualsiasi intervallo tra il desiderio e la sua realizzazione (quasi eiaculazione precoce). È un carpe diem nella banalità.

Ma c’è una novità: la fede nel progresso illimitato, nell’onnipotenza della tecno-scienza e nel sistema economico-finanziario, cioè la fede nel dio-mercato è in crisi. Società e persone, disilluse e depresse, stanno votando in cuor loro la sfiducia al sistema.

Secondo il vocabolario cinese, crisi è pericolo-e-opportunità; secondo la mistica, Cristo è la crisi.

Siamo davanti a una possibilità forse inedita di proporre il cammino della saggezza cristiana. Di formare piccoli gruppi di persone che pensino; di prendere il cammino della sobrietà; tornare al matrimonio fedele; al sesso con amore; scegliere di avere meno e essere di più; apprezzare l’amicizia; fermarsi perché l’anima è rimasta indietro; pregare; rispettare la vita e la natura. Non è troppo tardi, siamo ancora in tempo.

gennaio 2009