Gaetano Farinelli 29 maggio 2010

Il vivere precede il conoscere

Buona sera a tutti.

Saluto gli ospiti presenti a questo tavolo:
Michele Serra,  giornalista e scrittore;
Pietro Barcellona, filosofo e scrittore;
Roberto Mancini , scrittore e docente di filosofia all’Università di Macerata;
Jessica Cugini,  giornalista, direttore della rivista Combonifem;
Antonio Cornacchione, comico.
Saluto pure gli ospiti testimoni che interverranno   domani al convegno:
Justine Masika Bihamba che viene da Goma, Congo;
Paolo dall’Oglio,  monaco priore del monastero di Deir Mar Musa;
Fabien Eboussi Boulaga, teologo, filosofo, che proviene dal Cameroun;
Odilia Lopez Alvaro, avvocato al centro dei diritti delle donne a san Cristobal in Chiapas;
Robson Max de Oliveira Souza, antropologo, educatore popolare, Goiania,   Brasile.

Il tema di questa sera   sarà “IL VIVERE   PRECEDE  IL  CONOSCERE”  e prende spunto dalla presentazione   del libro di Giuseppe.  Non faremo quindi una presentazione estetica del libro, bello brutto, mi piace non mi piace;  ma  approfittiamo dell’occasione per parlare d’altro;  cioè  affrontare un tema caro all’autore,   usando e travisando il suo pensiero.   Io dirò due parole di introduzione;  una l’ho già detta. E poi passo la parola agli amici qui presenti.   Alla fine parlerà l’autore Giuseppe Stoppiglia, a chiudere la conversazione.  Mi ha promesso che sarà stringato;  ma non so che numero di scarpe porti.  Non il trentacinque.
Il tema: IL VIVERE PRECEDE IL PENSARE.
La cornice: il libro d Giuseppe “Piantare alberi, costruire altalene”. Ovvero: la gratuità e l’innocenza. La meraviglia.
IL TEMA.
Un episodio apre sempre il capitolo, poi seguono le istruzioni per  l’uso. Ma quel che rimane è il quadro, l’episodio.
Il Vivere precede il pensare.  Questa frase  può diventare la  misura di molti percorsi: dell’educazione dell’infanzia e della adolescenza; della funzione della politica, del senso della politica; della finalità della religione; dell’arte, della poesia, del diritto, ecc…

Il Vivere precede il conoscere, il ragionare.    Che sono due verbi indefiniti, astratti. E allora possiamo sostituire con: l’uomo e la donna che vivono  precedono, vengono prima dell’uomo e della donna che pensano, che vogliono indicare la strada da percorrere.
Il vivere che precede il conoscere è un tema generale;  gli alunni quasi quasi direbbero che è un tema libero.
Il vivere viene prima della legge, e quando la legge è formulata, è già vecchia, perché la vita continua e propone sempre nuove situazioni, nuove domande, (anche quando si tratta di leggi ad personam).
La vita viene prima del metodo Montessori, o del metodo   di Steiner, o del metodo di Paulo Freire.
Anzi i  metodi hanno senso nella misura che rispondono al bambino, all’adolescente, alle sue domande, alle sue curiosità, di responsabilità, di liberazione, di autonomia, ecc.
La vita viene prima dei principi della religione, che hanno senso nella domanda del povero, dell’ammalato, dell’emarginato;  i principi sono relativi, come Dio è relativo, come relativa è la volontà di Dio;  dire che Dio è assoluto, è un’affermazione filosofica; ma nella realtà Dio è padre, e quindi relativo; e se è padre, la confidenza mangia la riverenza…
E questo vale per l’economia, le scienze, la politica, la politica della trasparenza; trasparente perché la politica  è servizio; ed invece la trasparenza è diventata la trasparenza della lingerie, della biancheria intima.
Tutto questo  si inserisce  nella cornice del libro: piantare alberi e costruire altalene. La gratuità e la innocenza.

Protagonisti del libro diventano quelli che nella società contano meno: i bambini, le donne, gli emigranti, i clandestini, i neri, gli adolescenti, i drogati, gli ammalati, i falliti.
Per questo dal libro nascono pure le domande che non hanno risposta:le parole sono vuote, svuotate, perché?
La speranza è svanita e con la speranza la resistenza di fronte al male e alla banalità del male, perché ha perso significato l’amicizia? Perché Il bene comune è un pensiero vago, inutile, perché? E perché si è corrotto il popolo e il suo sentimento?
Perché tanta severità nel caso di morte, caso Englaro? Perché tanta severità da parte della chiesa e degli atei devoti?
Perché la depressione ha invaso le nostre anime e abbiamo perso l’orizzonte del futuro, che è già in mezzo a noi?
Concludo e lascio la parola agli amici che hanno accolta la il nostro invito a partecipar a questa conversazione sul tema.

Testo non rivisto dal relatore