Gaetano Farinelli e la nonviolenza

Riportiamo l’intervista a Gaetano Farinelli apparsasulla newsletter “La nonviolenza è in cammino – Telegrammi” del 17/8/2010

– Paolo Arena e Marco Graziotti: Come è avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?

– Gaetano Farinelli: Attraverso letture e attraverso persone.

– Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalità della nonviolenza hanno contato di più per lei, e perché?

– Gaetano Farinelli: Ricordo in particolare Gandhi, una nonviolenza attiva, non rassegnata, dignitosa e consapevole dei propri diritti.

– Paolo Arena e Marco Graziotti:
Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?

– Gaetano Farinelli: Le vite di Gandhi e di Martin Luther King; le opere di Aldo Capitini, che ha sviluppato una sensibilità sulla nonviolenza in Italia.

– Paolo Arena e Marco Graziotti:
Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con più impegno?

– Gaetano Farinelli: Le iniziative di rappacificazione che vengono tentate in vari paesi dell’Africa, a partire dall’esempio del Sud Africa, e poi in Guinea Bissau, in Sierra Leone.

– Paolo Arena e Marco Graziotti:
In quali campi ritiene più necessario ed urgente un impegno nonviolento?

– Gaetano Farinelli: In Occidente, che ha fatto della guerra uno strumento privilegiato di dominio e di espansione.

– Paolo Arena e Marco Graziotti:
Quali centri, organizzazioni, campagne segnalarebbe a un giovane che volesse entrare in contatto con la nonviolenza organizzata oggi in Italia?

– Gaetano Farinelli: Conosco ed ho seguito in parte l’attività del Centro di ricerca per la pace di Viterbo, che può essere uno spazio “protetto” per entrare in rapporto con la nonviolenza.

– Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?

– Gaetano Farinelli: Il non uso della forza fisica e psicologica per imporre un comportamento o un sistema di relazioni. La nonviolenza parte da una convinzione di dignità e libertà dell’uomo concreto, che va costruita in una condivisione di valori, costruita attraverso l’azione e le parole in una relazione costante con le persone, uomini e donne.

– Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e femminismo?

– Gaetano Farinelli: Nascono ambedue dalla dignità dell’uomo e della donna, dall’affermazione della libertà e della uguaglianza dell’uomo e della donna. Il femminismo in genere viene proposto e difeso dalle donne, che prendono coscienza della loro sottomissione, e vivono e lottano per fare in modo che la società accetti attraverso leggi e comportamenti la parità tra uomo e donna, e che gli obiettivi di uguaglianza e di libertà siano assimilati a partire dalle militanti, anche se conquistati nel tempo e contro le leggi e le tradizioni…

– Paolo Arena e Marco Graziotti:
Quali rapporti vede tra nonviolenza ed ecologia?

– Gaetano Farinelli: La supremazia dell’uomo sulla terra, sulle piante e sugli animali e sulle cose non può essere di dominio, ma di umile servizio. Se l’autorità è un servizio, anche la vita dell’uomo sulla terra deve essere un servizio.

– Paolo Arena e Marco Graziotti:
Quali rapporti vede tra nonviolenza, impegno antirazzista e lotta per il riconoscimento dei diritti umani di tutti gli esseri umani?

– Gaetano Farinelli: Spesso la nonviolenza è nata in un ambiente ove il clima che si respira, le condizioni che si vivono, sono razziste. Vedi Gandhi e Martin Luther King; questo non significa che ogni lotta per i diritti umani sia nonviolenta. E qui il discorso si complica, perché torna la domanda: cosa sia nonviolenza. Essa infatti non è una tecnica, ma una scelta di vita, e come tale non si può imporre, neppure attraverso la pressione psicologica. E non è neppure una scelta mia che vincola gli altri.

– Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotta antimafia?

– Gaetano Farinelli: Quando si dice che le forze dell’ordine da sole non possono combattere la mafia, vuol dire che la coscienza civile deve fare la sua parte, e la coscienza civile non è armata ma costruisce relazioni e cultura orientate non solo alla legalità, ma alla difesa della vita e delle scelte di vita. Questo può combattere la mafia.

– Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte del movimento dei lavoratori e delle classi sociali sfruttate ed oppresse?

– Gaetano Farinelli: Nella condizione e nelle lotte dei lavoratori la violenza che opprime e la nonviolenza che lotta per dignità e diritti si manifestano già nel momento in cui si contesta la mala distribuzione del reddito, o si alza la testa da terra, o si va in bagno due volte durante il lavoro.

– Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte di liberazione dei popoli oppressi?

– Gaetano Farinelli: Qui viene in evidenza una parola importante: liberazione, che è opposta a libertà. Libertà è un termine astratto. Va bene per tutti ed in ugual modo. Liberazione riguarda chi vive nella sottomissione fisica e morale. Come prenderà coscienza del suo stato chi vive nella sottomissione o nella abiezione? Chi accenderà la scintilla che mostri la sua condizione?

– Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e antimilitarismo?

– Gaetano Farinelli: L’antimilitarismo riguarda l’uso delle armi. La nonviolenza esclude ogni forma di violenza; ma usa ogni forma di resistenza.

– Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e disarmo?

– Gaetano Farinelli: Il disarmo è un passaggio importante nella lotta contro l’uso della forza.

– Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e diritto alla salute e all’assistenza?

– Gaetano Farinelli:
Diritto alla salute ed all’assistenza: perché parlare sempre di diritto alla salute, all’assistenza? Perché non trasformarlo in una forma di dovere, inteso come responsabilità alla salute, responsabilità all’assistenza come forma nuova di relazione; in cui la relazione diviene più importante del consumo di salute e di assistenza? Il diritto all’assistenza ha introdotto le badanti, forma anonima di assistenza; e il diritto alla salute ha portato alla esasperazione delle cure, che non tengono conto della relazione del paziente con il mondo degli uomini.