Intervista alla musicista Ani Di Franco

Intervista alla musicista Ani Di Franco

(“Feminism Will Save the World” di Jamia Wilson per Women’s Media Center, 1.10.2010, trad. Maria G. Di Rienzo)

Icona femminista, attivista politica e narratrice, Ani DiFranco ha vinto un Grammy nel 2004, e due anni dopo è stata onorata dal NOW (Organizzazione nazionale delle donne) con il “Premio Donna Coraggiosa”. Durante la nostra breve conversazione DiFranco, fondatrice della casa discografica Righteous Babe Records, ha mostrato l’arguzia, la saggezza, l’indipendenza e la considerazione che attraversano la sua musica ed il suo messaggio politico.

La musica è stata il tuo mezzo principale per lanciare potenti messaggi sul cambiamento sociale. Quali sono le tue altri fonti?

Ani DiFranco: Capisco sempre di più che sarà il femminismo a salvare il mondo. Il femminismo è per tutti. Non si può avere alcun inizio con uno sbilanciamento fondamentalista e folle quale il patriarcato. Fino a che non avremo equità di genere, avremo pazze malattie sociali. Il femminismo è un attrezzo anche per gli uomini, per sfuggire alla violenza ed alla diseguaglianza.

Io sono stata benedetta dall’avere una mamma femminista e le sue amiche: insieme hanno fondato una cooperativa alimentare e facevano parte del gruppo “Women for Downtown Buffalo.” Andavamo sempre a fare pubblicità porta a porta per le candidate progressiste alle elezioni. Ho imparato molto presto cosa significa essere in relazione con altre donne, ed ho capito che queste sono le donne il cui rispetto ha così grande importanza per me. Voglio essere rispettata dalle persone che io rispetto.

Naturalmente questa è un’intervista “amichevole” con il femminismo, ma come hai maneggiato le critiche e le opposizioni all’inizio della tua carriera?

Ani DiFranco: Con il tempo le interviste amichevoli sono diventate sempre di più; comunque, di fronte alle critiche la mia sicurezza veniva dal fatto di sapere che c’era un altro mondo, un posto molto migliore dove vivere. Il mio focus era su questo. Le critiche dei media conservatori o dell’apparato patriarcale non le ho mai considerate.

Tu hai ricevuto il premio del NOW al Summit delle giovani femministe. Cosa nutre il tuo coraggio? Quali parole diresti alle giovani femministe?

Ani DiFranco: Ho compiuto quarant’anni due giorni fa. Penso che 15 anni fa non avevo tutto così chiaro. Dopo aver lottato per tornare a me stessa, ho visto che più ti curi degli altri, li tieni vicini, e crei un’atmosfera dove tutti sono a proprio agio, più quell’atmosfera l’hai creata per te. Essere gentile con un’altra persona ed aver cura di lei sono cose che fai anche per te stessa.

Buon compleanno, Ani! Sono grata che tu stia passando del tempo con noi. Io compirò trent’anni fra poco, siamo due Bilance! Ho sentito grandi cose sul modo in cui lavori con la tua band e con lo staff. Hai suggerimenti su come possiamo creare leadership più compassionevoli all’interno dei movimenti? Com’è per te?

Ani DiFranco: E’ come lo sguardo di una madre. Non abbiamo bisogno di guardare più in là dell’esperienza letterale del tuo corpo che è il mio corpo, del tuo sangue che è il mio sangue, il sangue che ci fa entrambe donne. La singolarizzazione è una fantasia maschile. Noi siamo un organismo, cuori diversi, membra di un solo corpo. Le donne apprezzano molto questo. Non occorre aver dato alla luce un figlio per conoscere lo spirito di quest’attitudine. Non si tratta di ciò che è buono per me, si tratta di ciò che è buono per noi. Noi non pensiamo mai per una sola persona, pensiamo al minimo per due. Nei casi migliori pensiamo per tutti. E’ la motivazione delle nostre decisioni.

Di converso, c’è un periodo di crescita importante per le giovani donne, in cui devono sapere cosa vogliono ed essere in grado di agire per se stesse. Il sacrificarsi è molto femminile. Il martirio può diventare rabbia. Io ho ereditato la rabbia, ed ho dovuto lasciarne uscire da me un bel po’ prima di comprendere la vera bellezza ed il vero potere del pensare da donna. Allora non sei più una martire. Sei un passo avanti in qualcosa che la società patriarcale farebbe bene ad imparare. Non si può pensare solo a se stessi per avere un mondo che funzioni.

Io sto uscendo da un periodo della mia vita in cui sono giunta alla stessa conclusione sul livello di consapevolezza personale di cui tu parli. La spiritualità mi permette di concentrarmi e di ascoltare maggiormente la mia voce interiore ed i miei bisogni. Cosa significa, per te, la spiritualità?

Ani DiFranco: Per me, dio è una metafora. Tutti i contesti in cui trovi dio sono basati su metafore. Chi riesce a pensare in termini di metafore comprende la consapevolezza che ci rende tutti più capaci. Più la riconosciamo, più siamo forti e felici. Nella spiritualità, questo senso di unione è prioritario e centrale.

Che ruolo ha, se lo ha, la spiritualità nei movimenti femministi? C’è sinergia fra attivismo e spiritualità?

Ani DiFranco: Per ciascuno di noi la spiritualità ha una definizione differente. Come l’amore, non è spiegabile. Tutti gli attivisti e le attiviste che io conosco sono persone “spirituali”, piene di gioia, piene d’amore. Hanno capito che lavorare per la comunità e per la società è un modo per essere persone più felici e realizzate, nel senso che è un modo di essere in contatto con dio. Le dimostrazioni sono tutte centrate sull’essere insieme in uno spazio positivo, stare bene insieme, e incontrare persone che ti fanno capire che non sei solo/a. Qui è dove la spiritualità, l’attivismo e l’arte diventano un’unica cosa