Le tre M

Il fatto che il comune abbia chiuso (dico e ripeto: chiuso, nel senso di chiudere, estinguere, eliminare) seimila posti letto per gli uomini di strada è uno dei simboli della gestione della cosa pubblica di questi ultimi anni. In poco tempo sono state cancellate buona parte delle convenzioni che garantivano il funzionamento delle case di accoglienza diurna e notturna. Il motivo è da ricercarsi tra i soliti motivi, le solite ragioni oggi note perfino all’Interpol.
La tragedia umana di questa popolazione è incalcolabile. Migliaia di persone -quindicimila, dicono i dati ufficiali- passano le giornate a girovagare per le vie del centro, seduti sui muretti, ad aspettare immobili un tempo che immobile lo è ancora di più. Chi può lavoricchia qua e là, raccogliendo cartone e cercando di venderlo nei pochissimi centri di riciclaggio; chi può si traveste da uomo-sandwich e distribuisce foglietti di pubblicità ai passanti frettolosi; chi può, sopravvive come può. Una tragedia umana che dura nell’immobilità del tempo per generazioni e generazioni, succedendosi agli uomini politici che sogghignano dai loro palazzi. Oggi uno di questi sogghigni è adesso sulle pagine del sito dell’Interpol: wanted! Però tutti sanno dov’è e cosa fa. È a Brasilia, deputato federale. Ricoprì le cariche di governatore dello stato e sindaco della città. Il suo slogan: “Non sono un santo, ma lavoro molto”. La gente diceva “Rouba mas faz”, ruba ma fa. Oggi è wanted con un mandato di cattura internazionale emesso dai magistrati di New York. Chissà se João lo sa.
Le carte, si sa, non mentono. E neanche i cartomanti. Soprattutto João. Cartomante nato, sceglie come luogo di lavoro il più pericoloso che c’è. Ogni cinque minuti passa un poliziotto o un vigile urbano, e senza pietà alcuna lo calcia via in malo modo. Sì perché João è lento e non riesce a sbaraccare in quel batter d’occhi necessario. I suoi colleghi, venditori di sogni come lui, hanno invece i riflessi pronti e al passaggio dell’autorità si dileguano nella folla, per poi materializzarsi di nuovo nello stesso punto per i prossimi cinque minuti, col turbante in testa e i tarocchi in mano. Il luogo pericoloso è proprio sul ponte che porta alla sede del comune. Un palazzone degli anni trenta fatto edificare da Ciccillo Matarazzo, imperatore economico del Brasile fino agli anni ’60 del secolo scorso. Chiamò dall’Italia niente meno che Marcello Piacentini, e il palazzone sorse, robusto, solido, volitivo, come il popolo di santi, navigatori e poeti inneggiato a Roma sui marmi dell’EUR. Ancora oggi il palazzone sfoggia sui suoi muri le tre “M” per ricordare sia il committente Matarazzo, sia il duce, idolo -a quei tempi, per carità!- di tutta la comunità italiana all’estero. João tutto questo non lo sa. Quello che invece sa benissimo è che oggi il palazzone è la sede del comune, che il sindaco “Lavora proprio là, dietro a quella finestra con le tre M; riesci a vederlo Paolo? No, oggi non c’è, è sabato, ma lunedì arriva in elicottero”. La sede del comune con le tre M non può permettere che João e i suoi colleghi ci bivacchino davanti. Ma sul ponte che le dà accesso ci passano più di un milione di persone al giorno! E qualcuno che si ferma a farsi leggere la mano, predire il futuro, qualcuno curioso di sapere se troverà marito, moglie, lavoro, c’è sempre. João seduto sul muretto, apre l’ombrello per riparasi dal sole e sopratutto da occhi indiscreti, per lasciarmi à vontade, a mio agio. Le carte non mentono. Soprattutto l’asso di bastoni: dice che ho una vita difficile, e che certamente non manca gente disposta a farmi del male. Però João mi rassicura, mi parla con voce suadente e dice di non preoccuparmi perché certamente… “Ecco, lo vedi, l’asso di spade è l’arcangelo Gabriele che scaccia tutti i malvagi e poi… guarda, guarda che bello! l’asso di denari! Paolo stai tranquillo, questo sarà l’anno buono, vincerai alla lotteria, l’asso di denari non mente mai.” Felicissimo della bella profezia,  abbraccio il mio amico che sotto il palazzo delle tre M mi legge le carte…! Lui mi assicura che sono carte misteriose, antichissime e che vengono dall’Oriente, le carte dei Savi di Sion. Sì dice proprio così, le carte dei Savi di Sion. Forse si è confuso un po’. Non tanto per i Savi di Sion, quanto perché le carte che usa sono le volgarissime carte piacentine da briscola, le stesse con cui giocavo con mia nonna e perdevo sempre, le stesse carte piacentine sotto il palazzo di Piacentini, carte da briscola, asso di bastoni, asso di spade, asso di denari, asso di coppe, fante cavallo e re, scopa! João forse non lo sa, o forse lo sa ed è lo stesso, perché le carte non mentono mai, neanche quelle da briscola. E poi la polizia oggi non passa, è sabato mattina, il comune è chiuso, il sindaco di sabato non viene a lavorare, forse è al computer a controllare se anche la sua faccia è su quel sito, non si sa mai… Sarebbe bene che lunedì mattina appena sceso dall’elicottero si fermi un attimo a parlare con João e l’asso di bastoni. Non farebbe nessuna fatica, lo troverebbe ancora lì, sotto la finestra delle tre M.