Letra 14

Hola amigas/os! Come va? Il sole vi sta riscaldando? Beh…qui è da una settimana che non si fa vedere. Immagino quindi che si sia stazionato nell’emisfero nord. Anche il sole ha le sue preferenze. Razzista!

Pure la vita sociale manca di sole. Il governo ha deciso di aumentare del 5% gli stipendi, mentre i lavoratori chiedono di più. Ci sono stati scioperi dei maestri di scuola ma, per il momento, senza esito. Penso che il Presidente – come tanti leader – si sia dimenticato di quando lottava, come sindacalista, per un salario dignitoso. Ieri, per esempio, il sindacato dei trasportatori di microbus, ha proposto un aumento della tariffa di un 20%. Che dirà ora il governo? Sabato 29 maggio, nella città di Sucre, hanno prestato giuramento i nove governatori (ex prefetti) eletti il quattro aprile scorso. La prima fase del processo autonomistico è iniziata. Ora vedremo quanto il governo centrale influirà nelle politiche regionali. Le prime frecciatine verbali sono incominciate da ambo le parti. Si naviga a vista.

Domenica 30 maggio si è svolta a La Paz, la “Fiesta de Jesus del Gran Poder”. La tradizione racconta che questa festa risale al 1663. È una festa religioso-folkloristica con riti aymara e cattolici ben combinati. Il giorno precedente, le persone compiono una promessa allo scopo di chiedere un favore al Gran Poder, garantendo che il giorno seguente balleranno per Lui. Non manca mai il ringraziamento alla “Pachamama” (madre terra) con riti che solitamente comprendono bevande alcoliche da condividere con Lei. La sfilata della domenica comincia di buon mattino. Sono sei i chilometri da percorrere ballando. Quest’anno erano circa 30.000 tra ballerine/i e musicisti. Per questo evento si spendono molti soldi, i vestiti sono bellissimi e molto costosi, alcuni sono anche pesanti, arrivano ai venti chili. Per la prima volta, tra le ballerine di nuova generazione, sono apparsi i piercing. Coraggiose.

La tradizionale festa della mamma, si festeggia il 27 maggio. Il notiziario apre con una buona notizia: la polizia è riuscita a rintracciare la donna che aveva rapito, tre giorni prima, una neonata. La donna, camuffata da infermiera, era riuscita a farsi consegnare dalla madre, con la scusa del primo vaccino, la piccola nata da poche ore, dileguandosi. Ora, sana e salva, è tra le braccia della madre.

Al “reforzamiento escolar” i bambini erano irrequieti. Dovevano preparare il regalino per la mamma, un piccolo oggetto fatto con le proprie mani. Tra colla, nastrini, forbici, carta crespa e materiali vari, il regalino cominciava a prendere forma. Donna Carola, componente del consiglio direttivo del mercato, entrò senza il suo proverbiale sorriso e con la mano fece cenno di avvicinarmi. Uscimmo. Alle prime luci dell’alba era spirato il figlio di una associata del mercato, mi disse. Serviva la nostra stanza per la veglia. Mi recai al posto di lavoro di Carola e con lei c’era quella madre con in braccio il bimbo avvolto in una coperta. Seduta, chinata su quel fagottino inerme, piangeva in silenzio il suo Jorge, di nemmeno un anno. Preparammo la sala per la veglia. La piccola bara posta tra quattro candelabri e le persone attorno a pregare. Veglieranno fino al pomeriggio seguente dormendo e mangiando tra i tavolini del doposcuola. Un piccolo corteo ha accompagnato la famiglia al cimitero. Ho chiesto informazioni circa la causa della morte del bimbo. Potrebbe essere stata una polmonite. Altra ipotesi è che la mamma ha allattato dopo un diverbio con il marito. Quel latte, dopo il diverbio, doveva buttarlo, mi hanno spiegato, perché può provocare danno al lattante. Quando i grandi si fanno la guerra, dicono, riescono ad avvelenare il latte e l’acqua. Dovremo ricordarcelo. Credo che, fra gli umani, solo quella madre si ricorderà del suo Jorge. Io, che non conosco i nomi delle stelle, mi andava quella sera di intitolarne una a lui. Che almeno il cielo faccia giustizia. Con amistad Fiore

Santa Cruz 20/06/2010

Ps: Un giovanotto della provincia di Vicenza, neo laureato, ha deciso di passare un breve periodo a Santa Cruz per conoscere Tierra Prometida. Al termine del periodo mi ha lasciato queste due righe:

“La gioia che mi hanno trasmesso i ragazzi del progetto “Tierra Prometida” è difficile da descrivere.
Non appena aprivo la porta della classe una marea di bambini mi veniva incontro di corsa per abbracciarmi e salutarmi come loro “professore”.
Io, che a malapena sapevo dire ciao in spagnolo. Sanno trasmettere gioia con la facilità tipica dei bambini. Passando poche ore al giorno con loro ho capito quanto sia importante il lavoro di tutti. Professori, aiutanti e volontari per togliere questi ragazzi dalla strada e permettergli di
studiare e giocare.
Per chi dovesse passare per Santa Cruz il mio invito è di fare un salto da Fiore per vedere come con poco si possa fare molto.

Ciao, Nicola”