Letra 15

Hola amigas/os!

Come va? Quest’anno l’inverno ha voluto metterci alla prova. In città per alcune notti si sono registrati tre gradi. Di giorno si raggiungevano i sei. Tenete conto che qui a santa Cruz non esistono sistemi di riscaldamento. Ci si arrangia. Erano anni e anni che non faceva così tanto freddo. Poi con calma il termometro ha ripreso a salire. Purtroppo ha lasciato dietro di sé sei vittime. Indigenti.

Anche il governo di Evo non se la sta passando bene. In questi ultimi cento giorni alcuni conflitti ne hanno abbassato la popolarità. Una delle proteste che ha commosso il Paese intero è stata la 7’marcia per la terra e il territorio. E’ stata promossa dalla organizzazione dei popoli indigeni dell’oriente boliviano (i popoli indigeni non sono solo quelli delle montagne). La marcia è una misura estrema che la popolazione decide di effettuare dopo averle provate tutte. Succede che il tempo delle promesse è scaduto. Tutte le rivendicazioni, democratiche, espresse dalle comunità indigene al governo, ora al suo secondo mandato, non hanno avuto alcuna risposta. Per questo il 17 giugno sono partiti da Trinidad (regione del Beni) 1500 persone dirette alla città di La Paz. Bambini, donne e uomini. Il freddo ha ridotto a meno della metà i marciatori. Però la resistenza è stata premiata il 22 luglio con un accordo firmato con i rappresentanti del governo.

Altro grattacapo, il conflitto con la città di Potosí.

Durante l’epoca coloniale, Potosí era la città più popolosa dell’America intera. Aveva 160.000 abitanti e la sua ricchezza proveniva dall’estrazione dell’argento dal “Cero Rico”, la sua montagna. Ora gli abitanti sono circa 700.000 e di ricchezza solo ricordi. E’ dura vivere ai quasi 4000 metri con il vento freddo che ti segna il volto. I minatori sopravvivono, o meglio, sotto-vivono. La montagna non è più generosa come un tempo. E la terra dà quel che può. Sarà anche per questo che sono molto uniti tra loro. Avevano votato per Evo l’84%. Ora sono stanchi. Anche in questo caso le rivendicazioni erano di vecchia data e non sono state prese in considerazione. Tra le altre rivendicavano un nuovo aeroporto, la conservazione delle miniere del Cero Rico e la costruzione di una fabbrica di cemento. Bene. Hanno bloccato gli accessi alla città, nessuno entrava e nessuno usciva. Tutte le attività paralizzate, scuole mercati uffici, tutto tranne gli ospedali. Diciannove giorni di lotta con estenuanti trattative prima che si arrivasse ad un accordo scritto con il governo. Gli ultimi giorni sono stati molto duri, ci racconta Luz amica potosina, mancava il cibo, solo scatolame e patate. Una amica spagnola è stata ricoverata per diversi giorni. Non riusciva ad abituarsi all’altura. É dovuta intervenire l’ambasciata per farla uscire dalla città e raggiungerci a Santa Cruz. Molto provata.

Qualcuno sostiene che il governo sta usando metodi staliniani: gli oppositori si mettono in carcere. Detenzione preventiva si chiama. Non è una maniera di agire molto popolare. C’è indignazione e stupore tra la gente. Non è questo l’Evo che avevano votato. L’ex direttore nazionale del “Régimen Penitenciario”, Wilson Soria Paz, sacerdote, dimessosi pochi giorni fa, dice che è in arrivo uno tsunami penitenziario. Le paghe sono basse e le carceri sovraffollate. Nel 2010 la percentuale di crescita sarà del 25%. Altro dato considerevole sono i detenuti in regime preventivo: un 78% della popolazione carceraria che non si sa se è colpevole o innocente. La percentuale più alta al mondo. Ora che è arrivata la primavera, con il suo vento forte, che ha cambiato l’aria anticipando l’estate, mi auguro che anche Evo possa cambiare il vento di stagione fredda che blocca il processo di cambio, da questo popolo auspicato.

Il 24 settembre Santa Cruz ricorderà i duecento anni del grido libertario. Duecento anni che si sono liberati del dominio spagnolo. In questo mese di settembre le manifestazioni, per ricordare, sono all’ordine del giorno. Discorsi, musiche, balli, concerti, opere teatrali, sfilate, mostre. E naturalmente con i politici in prima fila. Solo in piazza, dove c’è la tele. A teatro no. E’ buio. I motti sono: “Santa Cruz somos todos”, Santa Cruz siamo tutti e “200 anos siempre libres”, sempre liberi. Bellissimi. Peccato ci sia un’aria che sa di razzismo serpeggiante. Si, siamo tutti cittadini liberi, però prima i nostri. Sembra la Lega. Nei quartieri lontani credo che il sindaco non ci abbia mai messo piede. E’ terra di immigrati. Forse non tutti i Boliviani sono liberi dalla dominazione.

Per quanto riguardo il progetto di reforzamiento escolar, vi volevo informare circa il lavoro della psicologa e dell’educatrice sociale. Hanno utilizzato alcuni test individuali per poter valutare i bambini e ragazzi e comprendere le carenze di ognuno e le difficoltà nei rapporti famigliari. Quindi sono passate alle visite negli istituti scolastici per parlare con i maestri. Quasi nessuno conosceva il nostro lavoro e queste visite hanno permesso di farci conoscere. Alcuni maestri hanno notato miglioramenti negli alunni che frequentano il reforzamiento. A noi, queste visite, hanno consentito di capire la situazione scolastica dei bambini e recepire i consigli dei maestri su come far migliorare il rendimento di ognuno di loro. Sono iniziate anche le visite alle famiglie. Non è semplice poter dialogare con tranquillità con il papà (se c’è) o la mamma mentre stanno lavorando. Le difficoltà che alcuni bambini hanno espresso nei dialoghi con la psicologa, si stanno rivelando. Ci sono genitori che non si sentono coinvolti nel ruolo di educatori e sperano solo che il figlio cresca in fretta e termini la scuola prima possibile. Per andare a lavorare. Il nostro impegno è quello di riuscire a coinvolgere il maggior numero di genitori nella crescita integrale dei figli e sperare che non usino violenza fisica nei loro confronti. E’ sempre un pugno sullo stomaco ascoltare quello che, i bambini, raramente raccontano e vederne i segni sulle braccia e gambe. Forse perché sono iperattivi? Stiamo cercando inoltre di poter accompagnare i ragazzini ad una attività che permetta ai bambini di giocare. Semplicemente giocare. I genitori e gli adulti in genere non capiscono. Ho letto l’ultimo libro di Stoppiglia. Dobbiamo costruire altalene e piantare alberi per sederci alla loro ombra. E’ una speranza e un impegno.

con amistad Fiore

Santa Cruz 27 set. 10.