Milioni?

Il filosofo spagnolo Francisco Fernández Buey scrive: se estima que la población de niños de la calle en Brasile es de unos sete millones. Niños de la calle significa meninos de rua. Bambini di strada. Sete millones, significa in spagnolo sete milhões che in italiano si traduce così: sette milioni.

Se São Paulo è la più grande città del Brasile, con un ragionamento quasi scimmiesco, posso dedurre che il numero di niños, di meninos, di bambini, de la calle, de rua e di strada, presenti in città dovrebbe essere spaventoso. Dovrei vedere niños meninos e bambini ad ogni angolo, dovrei addirittura inciamparci addosso ad ogni passo. E invece ieri ho girato per tutto il giorno con un amico italiano per le strade del centro. Siamo stati dappertutto, a piedi, piano piano. Neanche l’ombra di un niño, di un menino, di un bambino. Neanche l’ombra. Che cosa è successo. Il filosofo ha mentito o io non ho portato l’amico italiano nei posti giusti?

Il filosofo ha bevuto e divulgato per buona una informazione completamente falsa. Io ho evitato di andare nei posti giusti. Il mio amico restava in città solamente un giorno e non volevo portarlo nei tombini, nel quebra ossos (il rompi ossa), negli interstizi delle travi del ponte, sotto il viadotto di Praça Roosvelt, per le rua Aurora a vedere la bambine che si prostituiscono per una pietra di crack. Il mio amico in questi ambienti ci vive e ci lavora già in Italia e non aveva certo bisogno di incontrare un niño, un menino, un bambino, per rendersi conto del problema. Io volevo solo fare un giro in centro e basta. Però mi divertivo a provocarlo. All’Avenida Paulista, tra i grattacieli di cristallo, sotto il portico del più importante museo di arte delle Americhe, davanti alle costruzioni incredibili di Oscar Niemeyer dicevo: lo vedi come siamo poveri? Lo vedi quanto abbiamo bisogno di progetti sociali, di ong, di corsi che insegnino ai nostri ragazzi nozioni di informatica? Capisci come sono importanti i corsi di artigianato per imparare a fare sculture coi tappi di bottiglia?

Il mio amico sorrideva sornione sapendo che al rientro in Italia avrebbe dovuto cominciare un lungo lavoro di convincimento tra tutti gli addetti ai lavori: “ma quali sette milioni di niños, meninos, bambini…. in Brasile sono ricchissimi, hanno grattacieli e banche come a New York, hanno la metropolitana più moderna del mondo che funziona senza il guidatore, tutta automatica; hanno strade sopraelevate lunghe chilometri…” e alla domanda che non manca mai, sarà costretto a rispondere tra lo stupore e la delusione generale: “neanche uno, abbiamo camminato come pazzi per ore tutto il giorno e non ne abbiamo incontrato neanche uno”.

L’amico mi guardava desolato e meditava: …e tutti quei container che dall’Italia partono per il Brasile carichi di scarpe, magliette, pantaloni… che fine fanno, dove vanno a finire? Se lo chiedeva ad alta voce proprio sotto la sede del Citybank, un palazzo auto-pensante, capace perfino di riciclare l’energia elettrica consumata, se lo chiedeva davanti alla pinacoteca nazionale più grande, forse, di quella di Brera, se lo chiedeva davanti alla Sala da concerto con l’enorme tetto a cassettoni che si adatta al tipo di sonorità del solista del giorno. Io avrei potuto raccontare di tutto il sistema di intrallazzi su cui si fonda il mercato delle donazioni, di come vengono rivendute in “beneficienza” con l’unico scopo di conseguire proventi per l’associazione di turno… avrei potuto raccontare come queste associazioni lavorano esclusivamente per il loro mantenimento… Avrei potuto raccontare di come quei niños, meninos, bambini, vengono vestiti a festa durante la visita di qualche persona importante e di come invece vengono espulsi in malo modo quando si presentano senza scarpe (una norma inflessibile di accesso alla sede, qualunque sede di qualunque associazione) e di come rubano le scarpe al primo ignaro passante per poter presentarsi di nuovo al portone belli e sorridenti… Avrei potuto raccontare molto di più di quanto non abbia fatto, ma il mio amico tutte queste cose le conosce già.

Il filosofo ha bevuto e ha contribuito a diffondere la grande panzana che ancora oggi in Italia viene divulgata e bevuta per vera. Come se a definire la dimensione di un problema è necessario che il problema possieda numeri enormi. Milioni. E poi quando si parla di bambini, il numero “milioni” fa più effetto. E se nel discorso ci sono di mezzo i soldi da donare a chi si occupa di questi “milioni” allora la cosa diventa ancora più grande. Ma questo è un altro discorso…

Il mio amico pensava ad alta voce: se il principio della reciprocità è davvero fondamentale, perché nella periferia della mia città (ricca e ridente) non esiste neanche una, una che sia una, neanche una associazione brasiliana che insegna ai ragazzi italiani a fabbricare borsette coi tappi di bottiglia? Perché – continuava il mio amico – in Italia non esiste neanche una Ong brasiliana per la salvaguardia del nostro degradato ambiente? Perché non c’è neanche un religioso brasiliano, ma neanche uno a cercarlo con il lanternino, che si occupa dell’infanzia perduta di Scampia? A proposito di Scampia… perché nessun giovane italiano va a Scampia a lavorare come volontario in qualche progetto sociale che si occupa dei bambini delinquenti? Perché non ci va un giovane brasiliano? Perché non ci sono volontari brasiliani in Italia?

Il mio amico dice che adesso ha le idee molto più chiare di quando era partito. Forse ho contribuito anch’io facendogli vedere la faccia più bella della mia città. Mentre giravo con lui infatti mi chiedevo: se andassi -ad esempio- per la prima volta in Italia… dove mi piacerebbe andare? Cosa vorrei vedere? Gli Uffizi o Scampia?