Mt 6, 24. Não Matarás. Carlinhos.

Ogni anno all’inizio della quaresima la CNBB – la Conferenza Episcopale Brasiliana – lancia la Campanha da Fraternidade, Campagna della Fraternità. In ogni chiesa, in ogni parrocchia, in ogni incontro religioso viene trattato, discusso, affrontato il tema proposto. Sono sempre argomenti legati ai problemi che il paese attraversa, che la gente soffre sulla pelle: la riforma agraria, la giustizia sociale, la violenza urbana, la situazione delle carceri, la disoccupazione, nella situazione che viviamo non è certo difficile trovare spunti da affrontare. Quest’anno il tema proposto è più che mai attuale. I casi di corruzione si moltiplicano esponenzialmente. La macchina del potere corrotto abbraccia tutti i livelli e tutti i partiti: dall’impiegato comunale al ministro, dal poliziotto di strada al governatore di Stato. Per fortuna adesso non sono solo io a dirlo: continuerei ad esser preso per il solito disfattista che sputa nel piatto dove mangia. Stavolta sono i vescovi brasiliani e a loro si aggiungono i rappresentanti delle chiesa luterana e anglicana. Il governatore di Brasilia, in questo momento è in prigione. Due mesi fa venne reso noto un filmato in cui gli venivano consegnati mazzetti di banconote, a lui e i ai suoi segretari che se li infilavano nelle tasche, nei calzini, nelle mutande. Le immagini atroci non mentono: alcuni di essi si riuniscono in preghiera per ringraziare il Signore di tutte le Grazie di cui fa loro dono. Le stesse scene si erano già viste qualche anno fa tra i ministri e i segretari del presidente Lula, oggi tocca al governatore di Brasilia. Mammona…

Dal giornale Folha de São Paulo del 10 febbraio: La Polizia Militare l’anno scorso ha ucciso 41% in più. Sono 524 persone nei casi definiti eufemisticamente come “resistenza seguita da morte” (una definizione che nel codice penale non esiste, ma che è stata coniata apposta per giustificare la strage annuale). A Rio 1048 morti. Stiamo parlando di due città: San Paolo e Rio da gennaio a dicembre dell’anno scorso. È facile essere ucciso ad un posto di blocco. La polizia deve completare una quota settimanale di arresti definiti in precedenza, o dall’alto comando, o semplicemente dal commissario di turno. L’arbitrarietà regna sovrana: quando il caso è registrato come “resistenza seguita da morte” non si investiga l’omicidio, ma l’atto di resistenza di chi è già morto a cui non si può addossare nessuna responsabilità. È una investigazione archiviata in partenza. Non Uccidere. È il V Comandamento. Senza tante spiegazioni, un ordine. In portoghese suona meglio, il verbo non è all’infinito è un imperativo: Não Matarás.

Non so più cosa scrivere, non so come riempire queste quattro righe per arrivare in fondo alla pagina. Forse perché mi ricordo di tutti quelli che ho conosciuto e che oggi fanno parte della statistica definita “resistenza seguita…”. Forse perché oggi ho saputo che Carlinhos de Jesus è morto. Non ce l’ha fatta: troppa colla sniffata, troppa droga aspirata, troppo crack fumato. A lui, il piccolo Carlinhos, dedico queste righe e queste lacrime che mi riempiono gli occhi.