Non ci rassegnamo al ruolo di vittime

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Grazie per avermi permesso di  rivolgermi a Voi. Un grazie particolare agli organizzatori del Festival Macondo per averci concesso questa occasione di parlare della nostra esperienza.
Secondo Ban Ki Moon, tra le armi che si utilizzano, che i combattenti utilizzano nella Repubblica del Congo, ci sono lo stupro e le violenze fatte alle donne. Risulta da alcune ricerche che 40 donne sono violentate ogni giorno nell’Est del paese. In questo contesto, 35 organizzazioni, a maggioranza femminile, si sono riunite, con il nome di Sinergia delle Donne per le Vittime delle Violenze Sessuali (SFVVS), per vedere come avrebbero potuto aiutare le sorelle violentate e respinte dalla comunità.

Ci siamo riunite nel febbraio del 2002. Operiamo all’Est della Repubblica Democratica del Congo, nella regione del Nord Kibuti.
Ci siamo prefisse tre obiettivi quando ci siamo messe insieme. Il primo era di rendere le comunità coscienti del flagello delle violenze sessuali sulle donne e sulle ragazze. Il secondo era quello di assicurare una totale presa in carico delle vittime delle violenze sessuali. Il terzo  che queste donne ottenessero giustizia e risarcimento.

Possiamo affermare oggi di aver quasi raggiunto i primi due obiettivi, poiché c’è una presa di coscienza a livello locale, nazionale e internazionale. Per quanto riguarda il secondo obiettivo, possiamo dire che, nei luoghi accessibili, le donne possono fruire dei servizi. Infatti, quello che mi ha personalmente spinta a impegnarmi per queste donne è il fatto seguente:  c’era una donna di 80 anni, una vecchia signora che era stata violentata da più di 4 uomini, questo ad oltre 300 km a sud della città di Goma. È stata portata fino a Goma, accompagnata all’ospedale, ma non hanno voluto curarla perché non aveva soldi ed è morta. Mi ha fatto male. Mi sono vista costretta a lanciare un SOS per chiedere alle persone di buona volontà di venire in soccorso a queste donne. Ringraziando Dio, ci sono persone di buona volontà che hanno ascoltato
e oggi ci sono persone che ci aiutano.

La sfida che ci rimane da affrontare è quella della giustizia e del risarcimento. Ne parleremo un po’ più avanti.
Interveniamo in quattro settori: il settore psico-sociale, o come lo chiamiamo noi, lo sportello psico-sociale. Abbiamo aperto case di ascolto, luoghi dove le donne possono venire. Ce ne sono attualmente dieci , dove le donne vengono a parlare dei loro problemi. Ci sono assistenti psico-sociali che le accolgono, le ascoltano, le orientano e danno loro consigli. Per questo diciamo che la parola di sostegno alla vittima è fonte di destabilizzazione. Le consigliere o le assistenti psico-sociali, prima di affrontare il passato della vittima, che comprende l’incidente traumatico, si basano sui fatti che circondano  il suo presente. Facciamo sedute di sensibilizzazione. Ci sono anche sensibilizzazioni fatte con le comunità perché abbiamo notato che lo stupro è un problema sociale che investe tutti gli strati della comunità, soprattutto nel caso di donne violentate davanti a figli e marito. È  l’intera famiglia ad esserne affetta. Ci sono pure casi di figli costretti a violentare la mamma. Questi sono i problemi che incontriamo.

Facciamo anche operazioni di sensibilizzazione dei leader, per il coinvolgimento dei leader di opinione, indispensabile per il nostro lavoro. Abbiamo creato delle reti comunitarie: attualmente ne abbiamo cinque. Vi prendono parte i capi tribù, capi villaggio, rappresentanti delle donne, rappresentanti dei giovani. Vi sono quindi rappresentati tutti gli strati sociali per aiutarci a sensibilizzare, ma  soprattutto  a prevenire le violenze sessuali e a proteggere le vittime. Quando una donna è stuprata, ha bisogno del sostegno della sua comunità,  purtroppo invece la sua comunità la respinge e questo comporta che l’accompagnamento psico-sociale non sia facile.

Cerchiamo pure di vedere che cosa la legge e le abitudini dicono dello stupro e le conseguenze delle violenze fatte alle donne nella società. Non ci siamo limitate a questo, abbiamo investito  il potere legislativo proponendo una legge per la repressione delle violenze sessuali che è stata adottata dall’Assemblea Nazionale e promulgata dal Presidente il 22 luglio 2006.

Il secondo sportello dei nostri interventi è la presa in carico delle cure mediche. Da quando abbiamo iniziato, nel maggio del 2003, fino ad oggi, abbiamo curato 300 casi di fistola vaginale, di cui 82,8% risolti alla prima operazione, 13,3% alla seconda e 3,8% dopo il terzo intervento perché ci sono donne che arrivano addirittura a cinque interventi. Abbiamo riscontrato 2391 casi di altre patologie. Ci sono pure casi di depistaggio volontario. Ne abbiamo riscontrati 5081, di cui il 4% riguardavano persone sieropositive. Sono stati trattati 10518 casi di infezioni trasmissibili sessualmente. Ci sono stati 83 casi di gravidanza non desiderata, ma ci sono stati degli aborti. Non si tratta di aborti volontari: casi in cui una donna, già incinta del marito è stata stuprata da un gruppo – almeno 69 casi di aborto -. Quattro bambini sono nati con malformazioni. Ci sono stati anche parti cesarei e parti senza problemi.

Non si stuprano solo le donne, anche gli uomini sono vittime di violenze: 13 tra uomini e ragazzi sono stati stuprati. Si sono verificati 5 decessi perché gli uomini non sono riusciti a sopportare i traumi.
Parliamo ora delle conseguenze. Prego l’operatore di far scorrere le diapositive velocemente perché non sono immagini belle da vedere. Ci sono stupri di bambini. Vedrete ora un bambino di 10 mesi stuprato da un militare di 35 anni, una donna stuprata da 9 uomini con conseguente fuoriuscita dell’utero. Anche altri uteri sono fuoriusciti. Un bambino nato con malformazioni. Bisogna far scorrere le immagini! C’è una ragazza di 16 anni che è stata stuprata. Ne avevano fatto una schiava sessuale e, ogni giorno, tiravano i suoi seni con la conseguenza che i suoi seni sono ridotti così.

Non ci rassegniamo però al ruolo di vittime: facciamo qualche cosa. Queste donne con i loro problemi cerchiamo di aiutarle a imparare un mestiere, facendo soprattutto terapia di gruppo. Così alcune dipingono, altre imparano il taglio e cucito, altre intrecciano palme con fili sintetici, ma anche con rafia.

C’è inoltre l’educazione delle ragazze. Attualmente sono 240. Ci sono ragazze e figli frutto degli stupri. 154 sono alle elementari, 91 alle scuole superiori, una sola all’università.

Fanno anche attività agricole comunitarie. Seminano fagioli, manioche, le coltivazioni della regione. Allevano anche animali di piccola taglia.

Il terzo sportello delle nostre attività è l’accompagnamento giudiziario. Abbiamo depositato 628 denunce presso le corti e i tribunali. Bisogna notare, a questo proposito, che sono soprattutto i minorenni a sporgere denuncia. Sono i loro genitori si presentano a chiedere giustizia. Le donne preferiscono tacere perché si vergognano. Siamo riuscite ad ottenere 204 sentenze, ma nessuna è stata eseguita e vi spiego perché: la legislazione congolese esige che la donna sia in grado di versare nelle casse del tesoro quello che chiamano spese proporzionali e che vanno dal 15 al 17% del valore del risarcimento del danno. Siccome le donne sono povere e non dispongono di questa somma, nessuna sentenza è stata eseguita.

Sapendo che le due grandi cause della violenza sessuale sulle donne sono la guerra e l’impunità, arriviamo al quarto sportello, il patrocinio legale. Difendiamo le donne a livello locale, sensibilizzando le autorità locali affinché si adoperino per la ricerca della pace e soprattutto per punire gli autori degli stupri. A livello nazionale, è la stessa cosa, si tratta di sensibilizzare le autorità per coinvolgerle nella ricerca di una pace duratura.

Mentre parlo di pace, a casa mia c’è la guerra. Le donne, non io, quelle del Kivu Nord si sono riunite e sono andate dalle autorità ruandesi  per chiedere la pace. Dicevo che, a livello regionale nella regione dei grandi laghi, per ottenere una pace duratura abbiamo bisogno di una soluzione regionale perché il nostro problema è la guerra che implica il Ruanda, l’Uganda e la RDC.

Essendo esse le prime vittime, le donne si sono dette che non potevano restare con le mani in mano e sono andate dal presidente ruandese e da quello ugandese a chiedere il loro coinvolgimento nella ricerca della pace. A livello internazionale interveniamo presso le Nazioni Unite, l’Unione Europea, qualche paese influente ed anche le missioni diplomatiche accreditate nella RDC, per chiedere la pace. Riscontriamo però alcune difficoltà. Mi riferisco al bisogno di una sicurezza diffusa, a causa della presenza di numerosi gruppi armati. Faccio notare che i gruppi che si scontrano nell’Est della RDC sono nazionali e internazionali: ci sono le FDLR, milizie del Ruanda; c’è l’Armata di Resistenza del Signore, milizie dell’Uganda e tra i gruppi nazionali c’è una moltitudine di Mai Mai che si dicono partigiani che proteggono le comunità. E tutti uccidono, bruciano i villaggi, stuprano le donne, massacrano. Dobbiamo però dire che anche l’armata regolare commette gli stessi crimini.

Nello svolgimento dei nostri compiti dobbiamo far fronte a un altro grande problema: la lentezza giudiziaria. Come Vi è stato detto,  la mia famiglia ed io siamo stati attaccati il 18 settembre 2007. Il 19 settembre 2007 abbiamo presentato denuncia al tribunale di Goma, ma, fino ad oggi, i nostri aggressori non sono mai stati arrestati. Eppure si conoscono e circolano liberamente. Quando chiediamo perché, ci rispondono che sono protetti dall’alta gerarchia. C’è quindi una totale impunità.

L’altro problema è la presenza di giurisdizioni giudiziarie. Nella giurisdizione della mia provincia, le donne devono fare migliaia di km a piedi per cercar giustizia e, con questa lentezza, si scoraggiano. Bisogna trovare un posto dove alloggiare a Goma, qualcosa da mangiare ed anche i soldi per pagare la giustizia. Per questo sono scoraggiate.
Come vi avevo detto c’è poi il problema della mancata esecuzione delle sentenze ed infine quello della carenza di mezzi per farsi adeguatamente carico di queste donne.
Con questo termino. La mia esperienza a dieci anni: guarire una piaga invivibile, (questa) la mia dignità di donna. Vi ringrazio.

Merci beaucoup de pouvoir vous adresser la parole. Je tiens à remercier les organisateurs du festival Macondo pour nous avoir donné cette occasion pour que nous puissions parler de notre expérience
Selon Ban Ki Moon, parmi les armes que l’on utilise, que les combattants utilisent  dans la République du Congo , il y a le viol et les violences  qu’on fait aux femmes. Certaines recherches ont prouvé que 40 femmes étaient violées chaque jour à l’est de la RDC. C’est dans ce contexte que 35 organisations, à majorité féminine, se sont mises ensemble pour voir comment elles peuvent aider leurs sœurs qui sont abusées, et rejetées par la communauté. La Synergie des Femmes pour les Victimes des Violences Sexuelles est une plate-forme, comme je viens de le dire, de 35 organisations qui se sont mises ensemble pour aider les sœurs qui sont abusées sexuellement et qui sont rejetées par la communauté.
Elles se sont mises ensemble en février 2002. Nous sommes basées à l’est de la République démocratique du Congo, province du Nord Kibuti  Nous nous sommes fixé trois objectifs lorsque nous nous sommes mises ensemble. Le premier objectif était de conscientiser les communautés sur le fléau des violences sexuelles faites aux femmes et aux jeunes filles. Le deuxième objectif était d’assurer une prise en charge globale des victimes des violences sexuelles. Le troisième était que ces femmes obtiennent justice et réparation. Aujourd’hui nous pouvons dire que nous avons presque atteint les deux premiers objectifs, puisqu’il y a une prise de conscience au niveau local, national et international. Quant au deuxième objectif on peut dire que dans les endroits accessibles, les femmes ont accès aux services puisque ce qui nous a poussé à travailler personnellement pour ces femmes c’est parce qu’il y avait une femme de 80 ans, une vieille femme qui avait été violée par plus  4 hommes et c’était à plus de 300 km au sud de la ville de Goma. On l’a amenée jusqu’à Goma. On l’a accompagnée jusqu’à l’hôpital général de Goma, mais on n’avait pas voulu la soigner parce qu’elle n’avait pas d’argent: elle est morte. Et ça m’a fait mal au cœur: j’étais obligée de faire un SOS pour demander aux personnes de bonne volonté de  venir en aide à ces femmes. Dieu merci, il y a des personnes de bonne volonté qui ont écouté et aujourd’hui quand même il y a des gens qui nous aident.
Le défi qui nous reste à relever, c’est la justice et réparation. Nous en parlerons un  peu plus bas.

Nous intervenons dans 4 domaines: l y a le domaine psycho-social, ou ce que nous appelons le volet psycho-social et là on a ouvert des maisons d’écoute, les places où les femmes peuvent venir. Pour le moment on a dix maisons d’écoute où les femmes viennent y parler de leurs problèmes. Il y a des assistantes psycho-sociales qui les accueillent, les écoutent, les orientent et leur donnent aussi des conseils. C’est ainsi que nous disons que la parole de soutien à la victime est une source de déstabilisation. Les conseillères ou les assistantes psycho-sociales se basent sur les faits qui environnent le présent de la victime avant de revenir sur le passé qui comprend l’accident traumatique. Nous faisons des séances de sensibilisation et là il y a des sensibilisations que nous faisons avec les communautés puisque nous avons remarqué que les viols étaient un problème social. Ça touche toutes les couches de la communauté et surtout les femmes qui sont violées devant leurs enfants et leurs maris: c’est toute la famille qui est affectée, ou les enfants qu’on oblige à violer leurs mamans, tous ceux-là cela ce sont les problèmes que nous rencontrons.
Nous faisons aussi la sensibilisation pour les leaders, pour l’implication des leaders d’opinion qui est indispensable pour notre travail. Nous avons créé des réseaux communautaires: nous sommes maintenant à 5. Là où on trouve les chefs coutumiers, les chefs des villages, les représentants des femmes, les représentants des jeunes. Donc toutes les couches de la communauté sont représentées pour nous aider à sensibiliser et surtout dans la prévention des violences sexuelles et la protection des victimes. Puisque, lorsqu’une femme est violée, elle a besoin du soutien de sa communauté, mais malheureusement, elle est rejetée par sa communauté et cela fait que l’accompagnement psycho-social n’est pas facile. On essaie aussi de voir que disent la loi et la coutume par rapport au viol, les conséquences des violences faites aux femmes dans la société. Nous ne nous sommes pas arrêtées là, nous sommes aussi allées jusqu’à la législation et nous avons proposé une loi pour la répression des violences sexuelles qui a été adoptée par l’Assemblée Nationale et promulguée par le Président le 22 juillet 2006.
Notre deuxième volet pour les interventions c’est la prise en charge médicale. Depuis que nous avons commencé en mai 2003 jusqu’aujourd’hui, on a réparé 300 cas de fistule médico-vaginale dont 82,8% ont été guéris à la première réparation,  13,3% ont été guéris à la deuxième réparation et 3,8% c’était après la troisième intervention puisqu’il y a des femmes qui arrivent même jusqu’à cinq interventions. On a rencontré 2391 cas d’autres maladies. Il y a aussi des cas de dépistage volontaire. Nous avons rencontré 5081 cas de dépistage volontaire dont 4% étaient des séropositifs. Il y a 10518 cas d’infections sexuellement transmissibles qui ont été traités. Il y a eu 852 cas de grossesse non désirée, mais il y a eu des avortements. Ce ne sont pas des avortements volontaires. Soit  une femme qui était déjà enceinte de son mari et qui a été violée, un viol collectif par des violeurs et là on a rencontré au mois 69 cas d’avortement, 4 enfants qui sont nés avec malformations. Il y eu aussi des césariennes et des accouchements sans problèmes.
Ce ne sont pas seulement les femmes qui sont violées, il y a aussi les hommes qui sont victimes de violences: 13 hommes et garçons ont été violés. Il y a eu cinq décès puisque les hommes n’ont pas pu supporter les traumatismes.
Là nous allons parler maintenant des conséquences et je veux demander à celui qui fait passer les diapositives de les faire passer un peu plus vite parce que ce ne sont pas des images qui sont bonnes à voir. Il y a des bébés qui sont violés. Là vous allez voir un bébé de dix mois qui est violé par un militaire de 35 ans, une femme qui avait été violée par 9 hommes  et la conséquence était que l’utérus est sorti de hors et même les autres utérus étaient sortis dehors. Un bébé qui est né avec malformation. Il faut faire passer les images ! Il y a une fille de 16 ans qui a été violée. Elle était esclave sexuelle et chaque jour on tirait ses seins et la conséquence elle a eu des seins qui étaient comme ça.
Mais nous ne sommes pas seulement des victimes: on fait quand-même quelque chose: toutes ces femmes avec leurs problèmes, on essaie un peu de les aider à apprendre des métiers, mais surtout c’est à cause de la thérapie de groupe. C’est ainsi qu’elles font la peinture, elles apprennent la coupe et couture, elles font le tressage des palmiers avec des fils synthétiques mais aussi avec les raphias.
Il y a aussi la scolarisation des filles. Là il y a 240 filles. Personnes  qu’on a scolarisées. Il y a des filles et des enfants issus du viol. 154 qui sont au niveau primaire. 91 qui sont au niveau des Humanités et nous n’avons qu’une seule fille qui fait l’Université. Mais elles font aussi des activités de champ communautaires. Et là elles sèment  des haricots, les manoques, les cultures qui sont dans la région, mais aussi elles font le petit élevage.
Et le troisième volet de ce que nous faisons c’est l’accompagnement judiciaire et nous avons déposé auprès des cours et tribunaux 628 plaintes, mais là il faut noter que la majorité des gens qui se plaignent c’est souvent des mineurs. Ce sont les parents qui viennent pour chercher justice. Les femmes préfèrent se taire, parce que c’est une honte et nous avons obtenu 204 jugements, mais 0 exécutions et je vais vous expliquer; c’est parc e que la législation congolaise exige que la femme puisse verser dans les comptes du trésor publique ce qu’ils appellent les frais proportionnels qui varient entre 15 et 17% des frais de dommages et intérêts et là, comme les femmes sont pauvres et n’ont rien, elles n’ont pas cet argent et cela  fait qu’on a zéro exécutions. Aucun jugement n’a été exécuté. Sachant que les deux grandes causes de la violence sexuelle faite aux femmes sont la guerre et l’impunité, nous avons le quatrième volet qui est le plaidoyer. Nous faisons le plaidoyer au niveau local et là nous sensibilisons les autorités  locales qu’elles puissant s’impliquer dans la recherché de la paix et surtout dans la punition des auteurs de viols. Au niveau national c’est la même chose, c’est de sensibiliser les autorités dans leur implication dans la recherché de la paix durable.
Lorsque je parle de la paix, chez moi il y a la guerre. Nous avons les femmes, c’est pas moi, les femmes du Nord Kibu, se sont réunies pour aller voir les autorités ruandaises  pour que nous puissions trouver la paix. Je disais que, au niveau régional, dans la région des grands lacs, puisque le problème que nous avons c’est la guerre qui implique le Rouanda, l’Ouganda, et la RDC, il nous faut une solution régionale pour que nous puissions avoir une paix durable.
Comme les femmes ce sont les premières victimes, elles se sont dit qu’elles ne peuvent par rester les bras croisés, elles sont allées vers le Président ruandais et ougandais pour demander leur implication dans la recherché de la paix. Au niveau international, on encontre les autorités des Nations Unies, de l’Union Européenne  et même quelques pays qui sont influents, et même les missions diplomatiques accréditées en RDC pour que nous puissions avoir la paix. Il y a des difficultés que nous rencontrons. Là je parlais de la sécurité généralisée, suite à la présence de différents groupes armés et là il faut que je souligne qu’il y a des groupes armés nationaux et internationaux qui se battent à l’est de la RDC et là il y a les FDLR qui sont les milices du Rouanda. Il y a l’armée de Résistance du Seigneur qui sont des milices ougandaises  et parmi les nationaux il y a une multitude de Mayi Mayi qui s’appellent les résistants qui protègent les communautés. Et toux ceux-là ils tuent, brûlent les villages, violent les femmes, massacrent. Mais il faut noter aussi que l’armée régulière commet ce que font les groupes armés.
Un autre grand problème que nous rencontrons dans l’exécution de nos tâches, c’est la lenteur judiciaire. Comme on vous a dit que ma famille et moi avons été attaquées le 18 septembre 2007. Le 19 septembre 2007 nous avions déposé une plainte auprès de la justice è Goma, mais jusqu’à aujourd’hui nos agresseurs n’ont jamais étés arrêtés et pourtant ils sont connus et ils circulent librement et quand on pose la question on nous dit qu’ils sont protégés par la haute hiérarchie. Donc il y a impunité totale.
Et l’autre problème c’est la présence de juridictions de justice. Dan la  juridiction de ma province, les femmes doivent effectuer des milliers de Km à la recherché de la justice, mais avec cette lenteur elles se découragent, puisqu’il faut que tu trouves où loger à Goma et de quoi manger et l’argent aussi pour payer la justice. Donc elles sont découragées. L’autre problème c’est la non exécution des jugements, comme je vous l’ai dit et le grand problème que nous rencontrons c’est le manque de moyens suffisants pour une prise en charge adéquate de ces femmes et sur ce je termine. Mon expérience a dix ans: guérir une plaie invivible, ma dignité en tant que femme. Je vous remercie