Nuova etica italiana

La cultura dello stupro biasima la vittima: e ciò significa che sono le vittime a doversi far carico della prevenzione dello stupro. La cultura dello stupro dice alle donne di far corsi di autodifesa, di essere più sensate e responsabili, di evitare certi luoghi e certi orari, di non vestirsi così e colà, ma agli uomini non dice assolutamente di smetterla. La cultura dello stupro produce dottissimi articoli, invece, in cui i violentatori vengono giustificati, adulati, compresi: in uno dei più infami che ho letto di recente, un fine intellettuale sosteneva che, essendo gli uomini “focalizzati sulla riproduzione”, la violenza sessuale è colpa delle donne che negano loro il sesso. Credo che milioni di madri single (a cui lui ha detto: “Come faccio a sapere se è mio?” “Veramente non vuoi abortire? Perché se non abortisci fra noi è finita.” “Non posso farmi carico di un bambino, non ho finito gli studi, ho problemi di carriera, siamo troppo giovani, ecc. ecc.”) o di madri separate/divorziate (che spesso sono costrette a tirare a casa gli alimenti per la prole con i denti, o che non li ricevono affatto, a cui lui fa continue minacce rispetto alla custodia dei bimbi pur non avendo intenzione alcuna di prendersene cura ecc. ecc.) avrebbero molto da dire sulla “focalizzazione” riproduttiva dei padri dei loro figli e figlie. D’altronde, la nuova etica italiana, almeno quella sponsorizzata dal governo in carica ed in particolar modo dal sig. Utilizzatore Finale di Donne, dice che “ci sono troppe belle figliole là fuori” per trattenersi dall’essere puttanieri o stupratori, e che “non si può mettere un soldato a guardia di ogni bella ragazza”, come se i bersagli della violenza fossero unicamente giovani adulte che rispondono all’ideale fasullo di bellezza corrente. Dovevano infatti essere delle stragnocche le bambine di Lecce “usate” dal bidello durante il doposcuola delle elementari (data della notizia: 24.12.2009), e sicuramente sembravano top model le due ragazzine di Brindisi (13 e 14 anni) violentate per mesi da quattro loro coetanei (data della notizia 19.12.2009). Ah, e naturalmente “ci stavano”. Non hanno parlato subito, infatti. Vero, è saltato fuori in ambo i casi qualcosa a proposito di percosse e minacce, ma cosa volete che faccia un anziano (il bidello) o un adolescente (i quattro farabutti) quando il testosterone gli batte nel cranio. E sicuramente focalizzati sulla riproduzione erano i tre delinquenti che hanno violentato a turno una ragazza di 25 anni a Roma (16/19 novembre 2009): mentre un vero uomo ci dava dentro, come si dice, un altro vero uomo teneva in braccio la figlioletta della vittima, di mesi diciotto, che avrà un bel ricordo della gentilezza maschile per tutta la vita. Ma probabilmente la tipa era consenziente, no? È fantastico farlo per strada, appena scese dall’autobus, con il primo sconosciuto che ti salta addosso, non credete? La fortunata giovane si è in effetti solo spaventata un po’ quando uno dei tre le ha tirato una coltellata nella gamba, per farla star ferma, e allora ha denunciato l’accaduto… La cultura dello stupro è velocissima nel negare o razionalizzare una violenza sessuale nel momento stesso in cui la notizia viene riportata: partono le articolesse e i pareri degli esperti e gli angoli degli psicologi per spiegarci i massimi sistemi e la sindrome di Achille e la teoria del raptus e le colpe del femminismo. Nel frattempo l’industria dell’intrattenimento continua a funzionare e ci dà film, spettacoli, “reality show”, libri, ogni tipo di supporto multimediale dove si suggerisce che la violenza è sexy. Ovvio, ne consegue che la sessualità non è tale se non è violenta. La cultura dello stupro dice della vittima nei bar e negli uffici e nei negozi: Ma non ha gridato, secondo me ci stava. Viene da una famiglia che te la raccomando, il ragazzo invece è figlio del dott. Tal dei Tali, mi sembra impossibile che… Vuoi che non potesse dibattersi? È più grossa di lui. E via così, fino a rendere lo stupro una soave e consensuale pratica amorosa. Alla fine, uomini e donne percepiscono la violenza sessuale come uno dei tanti “fatti della vita”, inevitabile come una perturbazione atmosferica ed altrettanto slegata dalla volontà umana. Dopotutto, nella nuova etica italiana rubare significa “essere coraggiosi imprenditori liberi da lacci e lacciuoli”, aver rapporti con la mafia significa “essere realisti e pragmatici”, far teoria e pratica di razzismo significa “difendere il nostro paese, le nostre donne (sic!) , il nostro lavoro, i nostri soldi: e perché no li abbiamo guadagnati con fatica (vedi le due voci precedenti, e cioè rubando ecc.)… E per le donne compare nella nuova etica un reato di immoralità assai grave, quello che fa vieppiù biasimare le vittime di stupro ma indirizza complimenti e sorrisi alle escort di lusso che diventano assessore o deputate. Si potrebbe sintetizzarlo, un po’ volgarmente, come “darla a gratis”.