O Dio o il denaro

Qui la Quaresima è, come ovunque, un invito forte alla conversione: penitenza, preghiera, carità. È anche Campagna della Fraternità (CF): coscientizzazione e nuova prassi su un assunto di rilievo. Quest’anno il tema della CF è Economia e vita. Non potete servire a Dio e al denaro (Mt 6,24). Il tema, arduo, è stato scelto dalla Conferenza dei Vescovi a motivo della crisi e della nuova economia.

Momento del vedere
Già il sistema capitalista ha una logica viziata. Dei 3 elementi fondamentali per l’industria – mezzi di produzione, materie prime e mano d’opera – il capitalista è padrone dei mezzi e delle materie prime (che paesi del terzo mondo son costretti a svendere, terre comprese) e, quanto alla mano d’opera, è dove il capitalista mostra di servire al denaro e non a Dio, perché vede l’operaio a servizio della macchina e delle cose: la persona è cosificata, la cosa è personificata e la ricchezza divinizzata. Inoltre, il capitalista oggi riduce il numero di operai, grazie a automazione e tecnologia di punta, progettando i nuovi prodotti al computer; e ricorre alla mobilità dei siti lavorativi, piazzando la fabbrica dove c’è salari più bassi, meno difesa dei diritti dell’operaio, meno organizzazione sindacale. Grazie anche alla concorrenza, i capitalisti sono sempre di meno e più ricchi. Mentre i dipendenti sono sempre di più e meno abbienti – mal retribuiti, esuberi, disoccupati…- (es. in Italia il recente attacco all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori). Lo stesso Keynes si augurava che il sistema capitalista fosse sostituito con uno migliore. Il sistema alternativo è arrivato, ma esso – il sistema finanziario – è versione peggiorata del capitalismo. Oggi le stesse mega-imprese industriali guadagnano più con gli investimenti in borsa che con la produzione di artefatti. Il papa ha stigmatizzato non tutta la finanza-speculazione, ma quella a corto termine, dimenticando che la finanza per sua natura investe nel giro di secondi nelle azioni più vantaggiose… il cui denaro è più virtuale che reale. Mi auguro che da voi su tali temi ci siano buoni libri. Io, che sono laico in economia, mi chiedo – per es. – se e come si possa lottare oggi per l’occupazione; se e quanto gli operai per vincere debbano arricchire il loro vocabolario, secondo la tesi di  B.Brecht e Don Milani…

Momento del giudicare

Nel Vangelo Gesù è esplicito: il denaro non si contenta di svolgere un ruolo subalterno a servizio della vita, ma schiavizza chi cede al suo fascino. Gesù non fa l’apologia della miseria, ma dice felici quelli che hanno cuore di povero: quelli che lavorano, sono solidali, hanno fede in Dio e non nel vitello d’oro. É tra questi poveri che Gesù ha scelto i suoi collaboratori per costruire il regno. Insomma, la povertà è ambivalente: se come miseria è uno scandalo che grida vendetta al cospetto di Dio, come attitudine religiosa è una beatitudine e una vocazione.
Il libro degli Atti ci parla dalle prime comunità cristiane: tipo “kolkoz” o “comuna”. Lungo la storia della chiesa ci furono esperienze simili (p.e., le comunità comuniste cristiane dei gesuiti con gli indios). A studiarle bene, tutte furono mitizzate. Ritengo siano più utopia del futuro che nostalgia del passato. Come l’orizzonte che si allontana davanti a noi mentre camminiamo per raggiungerlo, esse ci ricordano che un altro mondo è possibile e necessario.
Non sono mancate critiche al testo della CF, accusando la chiesa di invadere terreno altrui, come se… l’Avvenire volesse trattare di economia al posto di Il Sole 24 Ore. “Che assurdo chiedere al sistema economico di rigettare le esigenze del mercato, del consumo e del lucro, e di priorizzare la condivisione, generare posti-lavoro quasi fosse una penitenza quaresimale…”(Percival Puggina). La chiesa starebbe chiedendo all’economia ciò che dev’essere chiesto piuttosto alla politica.
Nonostante le critiche noi ribadiamo che la sfera economica attuale dev’essere giudicata: essa sacrifica persone, produce morte, crea disuguaglianza e fame, genera malattie fisiche e psichiche, impone paura. Oggi i popoli servono al denaro e dimenticano le necessità umane. La visione della chiesa pecca di ingenuità? Ricordiamo l’ingenuità dei popolani del Quartiere Saint’Antoine che hanno reagito irrazionalmente contro il prezzo del pane e… hanno abbattuto la Bastiglia (e inaugurato la Rivoluzione francese)!

Momento dell’agire
Oltre l’indignazione cieca (che è di tutti) verso la coscientizzazione e micro-realizzazioni.
Ma termino con un tocco mistico. In un incontro di formazione chiesi ai parrocchiani (quasi tutte parrocchiane) se la loro vita era dura. “Durissima”, risposero. “Di chi la colpa?”, incalzai. Silenzio. “Non penserete sia Dio il responsabile della vostra tristezza! Sono i ricconi e il governo!”. La signora Socorro reagì: “Questa è pessima notizia, e io non ti credo. Secondo te, Dio vuole la nostra gioia, i potenti la nostra tristezza… ed essi vincono, dando scacco matto a Dio? (…) Io non sono in balia dei potenti del mondo, ma nelle mani di Dio. Come vasaio, Dio con una mano, da dentro, mi sostiene; con l’altra mi picchietta per fare di me un vaso solido e bello”.
Ho chiesto perdono alle mie fedeli e le ho invitate alla condivisione, usando il denaro a servizio della vita e del bene comune. Abbiamo creato lo slogan “Prà Missa e prà celebração, de mãos vazias não” (Alla Messa e alle celebrazioni, non andare mai a mani vuote). E abbiamo deciso di formare un foyer e fare scope con la plastica della coca cola.