Odori

Eccoli là. A vederli da lontano sembrano proprio due gemelli. Paolo, il dottorino, vestito da domenica di Pasqua. Il suo amico, il Grande Lombardo, che ci manca solo la cravatta poi è a posto. Non se la mette quasi mai, forse non sa fare il nodo o forse vuole darsi un’aria da intellettuale un po’ demodé: è il solito esibizionista che deve farsi notare in qualunque occasione. Il dottorino invece è più discreto, però sotto sotto ne invidia la strafottenza, la sua spregiudicatezza, il suo modo insolente di guardare e interpretare il mondo con altezzosa superiorità. Io mi godo lo spettacolo, come ho fatto ieri l’altro, venerdì, fermo qui sotto il portico tra la cattedrale e il marciapiede.
I due amici avanzano nella piazza gremita sotto un cielo che promette rovesciare sulla città l’ira di Dio sotto forma di pioggia tropicale. Il dottorino gesticola un po’, capisco che come  Churchill e Stalin si spartiscono le relative zone di influenza. Paolo si dirige verso il centro della piazza, il grande Lombardo scompare in una viuzza laterale. Ha visto dei movimenti sospetti. La piazza è gremita, ma lui ha l’occhio clinico e si lascia guidare del suo fiuto infallibile. Anch’io noto qualcosa, due moto, anzi quattro, pattugliano avanti e indietro la grande piazza. Il tenente ordina enfatico l’immediato ritiro dal muretto. Mi spiega che è un problema di sicurezza, passerà la processione. Il muretto, ormai lo sanno tutti, è la residenza fissa di centinaia di persone, senza-tetto, senza niente, mendicanti, meninos de rua, prostitute, travestiti, miserabili, ubriachi, mendicanti. Oggi sono decisamente troppi. Mille? No, di più molti di più. Venerdì invece alla processione erano quattro gatti. Forse dormivano ancora tutti. Erano più i volontari delle varie associazioni che loro, i poveri, sì, i poveretti, gli uomini di strada, i moradores de rua. Tutti gli anni la mattina del venerdì santo si fa una processione che attraversa le strade del centro per arrivare in piazza. Normalmente la partecipazione è massiccia. Non so spiegarmi perché quest’anno ci sia stata così poca gente. I volontari delle associazioni benemerite facevano di tutto per chiamare la gente che dormiva per strada a partecipare. I ragazzi, intorno al morador de rua rannicchiato nella sua coperta lacera, con la chitarra intonavano canti e battimani. Lui, niente. Sordo ai richiami smadonnava qualche bestemmia e si girava dall’altra parte. I ragazzi volontari della  benemerita non mollavano, sembrava proprio che volevano convincerlo a tutti i costi. Con un gruppetto ci sono riusciti. Hanno tirato fuori dalle borse i sacchetti dei panini e glieli hanno sventolati sotto al naso. Nessuno resiste all’odor di mortadella. I miserabili svegliati da tanta cagnara e dalla fame di chi ha dormito per la strada, hanno seguito la processione, o meglio hanno seguito i sacchetti dei panini in mano ai volontari, sapendo che da lì a poco il pranzo era servito. Pochissima gente il venerdì santo.
Oggi invece la piazza è piena. Il dottorino si infila tra i fedeli e capisce che la cosa è seria. Gente vestita da cavaliere medioevale, con stendardi e bandiere comincia la parata, no, pardon, la processione verso la cattedrale. È una organizzazione religiosa molto influente e molto potente, che nel 1964 riuscì perfino ad essere determinante nell’incentivare il colpo di stato. Il suo fondatore morì qualche anno fa in odor di mortadella, no, pardon, in odor di santità.  Il dottorino rimane impressionato dallo sfoggio di tanta geometrica potenza. Niente a che fare col venerdì santo quando a tenere una croce di cartone e compensato era un suo amico, con pochissimi denti e una pancia sconfinata quasi sempre ubriaco. Sulla croce di cartone e compensato, scritti a mano, i nomi dei moradores morti assassinati quest’anno nelle strade del centro, le stesse percorse dalla processione. Qualche cartello che chiede la riapertura dei seimila posti letto che il comune ha cancellato, odore di mortadella, e un sacerdote che ricorda ai presenti che nonostante tutto, la vita vince sempre e con la vita l’amore. Penso immediatamente al Partito dell’Amore fondato da un nano pelato amico di Putin e Bush. No, l’amore di cui parla questo bravo sacerdote è un’altra cosa, decisamente un’altra cosa.  Niente a che fare, dunque, con la sfilata, pardon, la processione dei cavalieri che oggi ha sloggiato i moradores dal loro muretto. Gli stendardi con tanto di giglio e leone rampante ricamati con fili d’oro ricordano, per la perfezione della coreografia, le bandiere sulla piazza rossa; marciano come soldati, senza i moradores a disturbare con l’odore dei loro corpi la processione, pardon, la sfilata, i cavalieri medioevali entrano trionfanti in cattedrale.
Paolo, in estasi li segue fin sulla porta, esita un attimo, si gira, non entra. Va alla ricerca del suo amico il Grande Lombardo, scomparso in una viuzza laterale, dietro al codazzo dei mille, o forse più, moradores sloggiati dal muretto a urli e minacce del tenente.
Una legge municipale vieta espressamente la distribuzione di alimenti per strada senza le dovute norme igieniche. Ma i moradores hanno fame, hanno sempre fame. Anche oggi, domenica di Pasqua hanno (mi si perdoni l’espressione) una fame del diavolo. Il furgone piazzato strategicamente all’angolo tra la cattedrale e la viuzza laterale dove non passa mai nessuno perché è lì che di giorno e di notte si prostituiscono le bambine, perché è lì zona di spaccio e consumo di crack… dicevo dunque che il furgone apre le sue porte. La benemerita associazione pensa alla fame dei moradores e in barba alla legge municipale distribuisce il pranzo, ma non aleatoriamente, solo a chi rispetti la fila. Odore di mortadella. L’odore di mortadella si mischia immediatamente all’odore dei corpi dei moradores che tentano in qualche modo di organizzare da loro una fila senza però poter mettere il piede in strada. Il tenente sorveglia a urli e guai a chi scende dal marciapiede. Il tenente chiama i rinforzi, arrivano le quattro motociclette, armi in pugno. I moradores buoni buoni formano l’enorme fila, che fila non è, ma agglomerato, mucchio. Odore di mortadella e odore di moradores, un lontano odore di incenso (la cattedrale è a cinquanta metri). Comincia la distribuzione. Ragazzi, si mangia! Ci si siede sul posto, di fianco al furgone, sul ciglio della strada, sotto la tettoia sgangherata perché è cominciato il temporale, si aprono i sacchetti . Odore di rancio rancido freddo mangiato con le mani. Non è mortadella ma è come se lo fosse. Un po’ di riso, un po’ di pasta al sugo nel contenitore di alluminio. Con le mani. Piove. Paolo un po’ preoccupato cerca il Grande Lombardo, vuole andare a casa, lo aspettano per il pranzo pasquale. Lo vede abbracciare con troppa effusione un morador. Si conoscono da dieci anni o forse più. Il Grande Lombardo non si siede per terra ma ci manca poco. Forse vuole allontanare il cane che ha infilato la bocca nel riso del suo amico quando ha appoggiato un attimo il contenitore di alluminio per terra e si è alzato per salutarlo. Paolo ha fretta e un po’ di voglia di vomitare.
Un ultimo sguardo alla navata della chiesa: i cavalieri sono ancora tutti lì, in fila, come i moradores sul marciapiede. Una questione di odori. È ora di andare. I due amici si incontrano sulla porta della metropolitana. Il Grande Lombardo entusiasta racconta a Paolo l’incontro col suo amico “Pensa, mi ha chiesto di mia moglie e di mia figlia, e mi ha dato appuntamento a domani perché gli porti quelle vecchie fotografie che non ha mai visto, quelle che facemmo alla processione del venerdì santo dieci anni fa…” Li vedo allontanarsi abbracciati e contenti come due soldati, anzi come due cavalieri medioevali con tanto di giglio e leone rampante cucito a fili d’oro.
Io resto qui sotto il portico tra la cattedrale e il marciapiede, tra i fumi dell’incenso e i vapori del rancio. Chissà se domani il Grande Lombardo riuscirà ad incontrare il suo amico morador per dargli le foto. Chissà se Paolo oggi a pranzo riuscirà a mangiare tutto senza che gli venga il suo solito mal di pancia. Chissà.