Schizzi

Costruire un ambulatorio. Anzi due. Poltrona reclinabile, trapano, attrezzi, pinze, lime, compressori, apparecchi di raggi x, e quanto sia necessario ad un dentista per il suo lavoro. Due ambulatori perché lo spazio c’è. Si tratta di una casa antica, un casarão, una casa signorile che duecento anni fa apparteneva a una grande e nobile famiglia. Dopo aver fatto fortuna con l’esportazione del caffè, in seguito al disastro della borsa del 29 entrò in lenta decadenza fino ad estinguersi. Lo Stato rilevò il patrimonio familiare e l’immensa casa nel centro della città. Oggi il quartiere è sede di favelas e palazzi decadenti in cui lo spaccio di droga detta legge e i morti ammazzati si raccolgono ogni mattina a badilate. Lo Stato ha altre priorità e abbandona il suo patrimonio architettonico ai topi. La casa cade letteralmente a pezzi. L’unica soluzione è affidarla a qualche entità che riesca a mantenerla. La congregazione religiosa cade dal cielo come una benedizione: necessita di una sede, eccola, gratis, in centro a S. Paolo, una casa da un milione di dollari, mica bruscolini! Un contratto di comodato chiarisce diritti e doveri: la casa, il suo funzionamento, la sua manutenzione sono di responsabilità di chi la occupa. La congregazione ha come finalità la preghiera e l’evangelizzazione attraverso la vita a fianco dei moradores de rua. Sì, non quello di riscattarli dalla vita raminga, ma invece quello di vivere accanto a loro, nelle strade e nelle fogne dove costoro sopravvivono tra gli stenti, le privazioni e i pericoli di ogni genere. I religiosi percorrono la città a piedi nudi indossando un saio di sacco, avvicinano i derelitti e offrono piccoli servizi, tagliare i capelli, curare una ferita, lì sul posto: basta una sedia o un muretto, i capelli tagliati in piazza, la ferita (coltellata, piaga da herpes, suppurazione e via dicendo) curata per la via, senza preoccuparsi con l’igiene o le infezioni, Dio vede e provvede! Lo Stato dona alla congregazione (attraverso la buona parola della diocesi e della devotissima moglie del governatore) la stupenda e decadente casa che comincia ad accogliere nei suoi sotterranei gli uomini di strada, i più vecchi e i più malati, coloro che non hanno la forza di dirigersi ai centri di accoglienza diurna e notturna, quelli che altrimenti potrebbero morire abbandonati, nascosti dietro una siepe che tanto nessuno se ne accorgerebbe. Trovano invece un letto negli stanzoni dei sotterranei della casa grande in cui un giorno dormivano gli schiavi. Forse a quell’epoca non c’erano le infiltrazioni di oggi, il cesso non traboccava di merda e le pareti non erano ammuffite come queste. Oppure no, forse era peggio. Almeno oggi nessuno prende a frustate i quaranta ammalati ospiti della casa. Anzi, dalla cucina arriva il pasto caldo garantito. E poi la domenica le schiere di volontari di almeno quattro associazioni. La prima si ispira alla dottrina new age, i volontari in circolo invocano l’energia cosmica di un non ben definito Cristo di Luce e impongono le mani sui malati. La seconda è seguace dello spiritismo (religione di gran moda seguita in massa da ampi settori della popolazione più ricca del paese convinta di comunicare con i defunti e di ricevere da loro istruzioni per vivere in pace e serenità). La terza si rifà a vaghe dottrine teosofiche: gli uomini son tutti fratelli, e ciascuno vive secondo il suo carma. E per finire la pie donne della parrocchia locale che confezionano con le loro mani calze e magliette da donare ai poveri. Tutti insieme, nella grande casa la domenica, qualche ora di volontariato porta tanta allegria ai nostri cuori perché essere volontari fa soprattutto bene a noi, deve far bene a noi!

Il mio amico è stato chiamato perché ha molta esperienza. Per cinque anni è stato direttore della più grande casa di accoglienza notturna del mondo, ha costruito ambulatori in tutte le favelas della città, conosce cani e porci, è ammanicato coi potenti, la sa lunga e come se non bastasse ha fatto pure tre anni di militare a Cuneo. I religiosi vogliono costruire un ambulatorio, anzi due, lo spazio c’è, eccome: guarda che saloni! Il mio amico passeggia tra i malati e pensa al loro triste destino se non ci fosse questa casa a proteggerli. Il mio amico passeggia tra i malati e la sporcizia e pensa al loro triste destino se non ci fosse questa casa a proteggerli. Il mio amico passeggia tra i malati, la sporcizia, la puzza insopportabile, due scarafaggi grossi così, i muri scrostati dalle infiltrazioni, gli schizzi di merda che cadono dal piano di sopra di fianco al letto di un povero vecchio pieno di piaghe da decubito e pensa al loro triste destino se non ci fosse questa casa a proteggerli. Il mio amico passeggia tra i volontari delle quattro organizzazioni, la new age, gli spiritisti i teosofici e le pie donne della parrocchietta, la puzza, gli scarafaggi, la casa che cade a pezzi, i malati. Il mio amico parla col responsabile che lo ha invitato e viene a sapere che per l’ambulatorio, anzi i due ambulatori, non c’è problema! Il dentista, anzi i due dentisti, anzi i dieci o venti dentisti volontari hanno già dato la loro adesione. Sono gli alunni di una grande università che, mossi e commossi da uno spirito di servizio verso i più umili, hanno deciso di mettersi a disposizione della casa. Il mio amico continua a passeggiare tra tutto quel popò di roba di cui sopra e fa presente al responsabile che tutte queste attività (ambulatorio dentario, visite mediche, ambulatorio di riabilitazione motoria, neuromotoria e geriatrica, raggi x) non sono funzione della congregazione ma dell’unità sanitaria locale, situata a 350 metri: basta uscire dal portone girare a sinistra e prendere la seconda a destra. Ecco, lì c’è proprio l’unità sanitaria locale responsabile, la stessa dove Tia Edith può portare i suoi meninos de rua a qualunque ora senza il bisogno di prendere un appuntamento, la stessa in cui altre case di accoglienza fanno riferimento per avere accesso ai servizi sanitari della città: visite specialistiche, raggi x, dentisti, riabilitazione motoria neuromotoria e geriatrica. Il mio amico cerca di spiegarlo ai responsabili della casa e degli schizzi di merda, lo vuole dire pure ai volontari delle associazioni, ma ormai sono tutti troppo occupati per la cerimonia ecumenica: i malati riuniti nel refettorio sono invitati ad ascoltare la canzone “Imagine” tradotta in portoghese e declamata come parola di oracolo, mentre il coro fa mmmmmm seguendone la melodia originale. Il mio amico sa che ogni sua comunicazione alle autorità competenti sbatterà contro la protezione della devota moglie del governatore (donò la casa!) e della diocesi, che a sua volta, in mancanza di un coordinamento tra le decine di gruppi che si occupano di assistere i moradores de rua, preferisce affidarsi alla benevolenza di Dio, il quale deve realmente essere molto buono, perché per lo meno queste quaranta persone accolte nella casa degli schizzi, oggi hanno un tetto sulla testa, un pasto caldo garantito, quattro associazioni di volontariato, e una ventina di dentisti studenti universitari a loro disposizione. Ma non il mio amico. Lui no, lui è un vecchio rompicoglioni a cui non va mai bene niente, un musone che protesta contro chi invece dedica la sua vita al prossimo in nome del bene comune. Cosa voi che sia qualche schizzo!