Senza alibi

Gli africani ci hanno sbugiardati. La rabbia scoppiata a  Rosarno non ci lascia alibi. Non siamo diversi dal resto del mondo, checché ne dicano coloro che pensano che i guai del sud hanno solo un nome: malavita organizzata.
Siamo stati bravi a indignarci davanti alle immagini dei Sem Terra che reclamavano il loro diritto di sopravvivere e di rincorrere le loro aspirazioni, chiedendo un piccolo pezzo di terra a latifondisti che manco si ricordavano di avere, ricevendo come risposta botte, morsi dei cani e, non di rado, delle pallottole. Ci siamo indignati davanti allo strapotere del ricco che nega la vita dignitosa ai poveri, siamo inorriditi quando abbiamo saputo che molti contadini lavorano in fazende in stato di schiavitù e lì lo Stato non entra. Il ricco cattivo e il povero buono, da noi non può accadere. Noi siamo brava gente.

Ci siamo arrovellati in ottusi ragionamenti che gli immigrati sono importanti, servono a curare i nostri anziani, mantengono l’economia del nordest, per contro si rispondeva che sono delinquenti, rubano, sono in mano alla criminalità.
I politici sono divisi tra il buonismo cattolico, l’affarismo imprenditoriale e la xenofobia.
Malgrado questo ho avuto vicini di casa macedoni con cui sono andato d’accordo, abbiamo chiacchierato e ci siamo aiutati, i miei figli hanno dei compagni di classe argentini, rumeni, marocchini, moldavi, brasiliani. Vivono in case dignitose, lavorano. Probabilmente sono anche più ricchi di me. Insomma, tra la gente normale, il problema immigrazione non esiste. Esiste ben altro, esiste una classe politica che ha fatto della xenofobia il suo cavallo di battaglia per poter rimanere ben attaccata alle poltrone romane che, a quanto pare, tanto schifo non fanno. E per mantenere il suo status, incurante di aver capito per primo qual era la domanda che veniva dalla sua gente (una burocrazia semplice, un livello decisionale più vicino alla gente), per essere certa di non perdere le poltrone, ha preferito non dare risposte concrete, ma seminare la paura, scaricando le frustrazioni di coloro che vogliono rappresentare verso il più debole: il povero. Che poi oggi il povero abbia un colore della pelle diverso e parli altre lingue è un particolare. Se è donna è povero due volte. Se è minore lo è tre.
Il povero non interessa a nessuno. È debole, indifeso, alla mercè di ogni soluzione.
Serve al sindaco di turno in assenza di notorietà a mettersi in luce con qualche idea idiota; serve a chiedere un di più sull’affitto; serve a vendere l’invendibile; serve per avere del lavoro schiavo; serve a giovani annoiati per passare la serata sparando al negro.

Gli africani ci hanno sbugiardati. Non è contro la mafia che hanno scatenato il finimondo, ma contro un’economia basata sullo schiavismo, contro uno Stato che non ha mai voluto vedere. Non contro le aziende della malavita, ma a quelle normali, quelle che magari hanno un’etica diversa e producono biologico.  Non è una novità, lo sappiamo da molto che molti braccianti del sud sono sfruttati. Lo abbiamo sempre saputo che usavano le donne sottopagate per questi lavori. Ora si sono aggiunti gli africani, molto più ricattabili, soprattutto da quando la legge 94/2009 ha paragonato i clandestini ai delinqenti. Poveri e senza diritti, questo è uno dei risultati della legge 94/2009.
Che cosa ci possiamo aspettare da questo governo? Credo che non andranno al di là dell’applicazione di questa infame legge. Puniranno i clandestini. E le aziende che li avevano sfruttati? Porteranno la legalità pure lì o lasceranno che assumino altre donne? C’è il PIL in gioco.