Sillabe


Il ciclo della povertà, il vortice della miseria si riproduce senza sosta. Lo Stato è una macchina che stritola i più deboli per confinarli nell’oblio. Gli occhi del mondo guardano sempre dove conviene guardare: se la tragedia di ieri nel villaggio di Sange in Congo – quando un camion cisterna ha preso fuoco e ha provocato la morte di centinaia di persone – fosse successa a Roma o Parigi, come avrebbe reagito la comunità internazionale?
Tia Edith raccoglie la disperazione di uno dei suoi meninos conosciuto “per caso” in un clima di indifferenza generale, tra l’euforia fabbricata a tavolino e la violenza di un potere assassino. Oggi è completamente impotente, non le rimane altro che pregare.

Sillabe
Dal profondo a te grido, o Signore
Acabou-se, É finita. a dire il vero il ragazzo dice: se acabou (è la forma colloquiale, grammaticalmente scorretta per dire: acabou-se, NdT), proprio così con il pronome riflessivo all’inizio della frase: se acabou. Non sta pensando, come il Paese intero, alla seleção, la nazionale di calcio, eliminata troppo presto. Sta pensando a se stesso. Oggi compie diciotto anni e dice: è finita, se acabou. La tristezza è tale che le parole gli escono contate, ritmate in sillabe, sottolineate, come a voler diminuire la velocità inesorabile del tempo: se / a / ca / bou, è / fi / ni / ta.

Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera
La piazza indifferente al dramma del ragazzo, assorbe i rumori della città come una enorme conchiglia dove tutto riverbera in sé senza poterne uscire. Così è il ragazzo seduto al mio fianco, una conchiglia di dolore, chiuso in se stesso, a sillabare il significato del suo abbandono.

Se consideri le colpe, Signore, chi potrà sussistere?
Ricordo i miei diciotto anni e il “sorriso” del mondo di allora. Stavamo vivendo i giorni di orrore di un Paese che si arricchiva rapidamente quando invece la gente moriva di fame, quando Pelé alzava la Coppa Rimet e i prigionieri politici scomparivano per sempre nei sotterranei della più sanguinaria delle dittature. Novanta milioni in azione, avanti Brasile, salve a seleção (erano questi i primi versi delle canzoni patriottiche di allora che confondevano il “miracolo economico” del Paese con i successi della Nazionale di calcio)… Oggi siamo cento milioni in più. Cento milioni in più! E questo ragazzo per il quale tutto se acabou.

Ma presso di te è il perdono perciò avremo il tuo timore
È vissuto per anni in un abrigo (le case di accoglienza in cui vivono i bambini e gli adolescenti orfani fino a compiere i diciotto anni,NdT). Senza genitori, era sotto la tutela dello Stato che si è occupato di lui fino a ieri. Oggi cessa il dovere dello Stato e il ragazzo, maggiorenne, passa ad essere responsabile di se stesso. Lo Stato non ha più nessun dovere di accudirlo, di dargli vitto e alloggio. Fuori, ragazzo, adesso arrangiati.

Io spero nel Signore l’anima mia spera nella tua parola
Eccolo qui allora, seduto nella conchiglia della piazza. Sul muretto della piazza-conchiglia, della città-cane, dello Stato mostro. Lo Stato dice: Fuori dalla mia casa. E oggi il ragazzo dormirà na rua, per strada. Per strada, na rua, per strada, rua, rua, rua, rua. Il ragazzo dormirà na rua!

L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora
Cerco di inventare una alternativa: le case di accoglienza notturna per os moradores, gli uomini di strada…, ma il ragazzo non è un barbone, il ragazzo non ha mai vissuto per la strada, il ragazzo ha sempre avuto un tetto, e qualcuno che di lui e dei suoi bisogni si occupava, il ragazzo non si immagina, non si può neanche immaginare com’è una casa di accoglienza notturna per moradores non può immaginarne l’odore, lo sporco, i pidocchi, le pulci, le urla, l’alcol, la droga, gli stracci.

Israele attenda il Signore perché presso il Signore è la Misericordia
Le grida dei prigionieri politici uscivano dai sotterranei e assordavano gli orecchi dell’Europa tutta, dei giovani, degli studenti di un continente che aveva lottato contro il fascismo e che aveva fatto della libertà le fondamenta della sua convivenza civile. Gli esiliati con le loro canzoni, i loro libri, divulgavano il dramma della mia gente imprigionata in un Paese ricoperto d’oro. Il mondo ascoltò e la pressione fu tanta che l’esecrabile regime militare implose sopra i suoi cardini di orrore.

Grande è presso di lui la redenzione, Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe
Oggi il silenzio è totale. Nell’euforia mondiale di plastica delle vuvuzelas si forgia a ferro e fuoco la solitudine dell’abisso. Nessuno mai ascolterà l’espressione dell’abbandono. Il ragazzo al mio fianco non urla, non ha nessuna forza per gridare. È totalmente solo.

Ascolta la mia parola custodiscimi all’ombra delle tue ali
Sul suo viso, non più lacrime. Solamente sillabe.

São Paulo, Brasil, oggi…
Edith Moniz

Sílabas
Das profundezas clamo a Vós, Senhor
Acabou-se. Na verdade o garoto diz: se acabou, assim mesmo, com o pronome reflexivo no começo da frase: se acabou. Não está pensando, como o País inteiro, na seleção brasileira eliminada cedo demais. Está pensando nele mesmo. Faz dezoito anos hoje e diz: se acabou. A tristeza é tamanha que as palavras saem dele contadas, cadenciadas em sílabas, sublinhadas, como se quisesse diminuir a velocidade inexorável do tempo: se / a / ca / bou.

Ouvi, Senhor, a minha voz! atendam os Vossos ouvidos o brado de minha súplica
A praça alheia ao drama do garoto absorve os barulhos da cidade como uma enorme concha onde tudo reverbera em si sem ter a capacidade de sair. Assim é o garoto sentado ao meu lado, uma concha de dor, fechado em si mesmo, a silabar o sentido do seu abandono.

Se conservardes, Senhor, a memória das ofensas, quem, Senhor poderá subsistir?
Lembro dos meus dezoito anos e do “sorriso” do mundo de então. Estávamos vivendo os dias de horror de um País que enriquecia rapidamente enquanto o povo morria de fome, quando Pelé levantava a Copa Rimet e os presos políticos desapareciam para sempre nos porões da mais sangrenta das ditaduras. Noventa milhões em ação, pra frente Brasil, salve a seleção…, hoje somos cem milhões a mais. Cem milhões a mais! E este garoto para quem tudo se acabou.

Mas em Vós está o perdão dos pecados, para que, reverentes, O sirvamos
Viveu até ontem num abrigo. Sem pais, estava sob a tutela do Estado que cuidou dele até ontem. Hoje cessa o dever do Estado e o garoto, maior de idade, passa a ser responsável de si mesmo. O Estado não tem mais nenhum dever de cuidar dele, de fornecer abrigo e comida. Fora, garoto, agora é por sua conta.

Ponho a minha esperança no Senhor, minha alma tem confiança em sua palavra
Aqui está ele então, sentado na concha da praça. Na mureta da praça-concha, da cidade cão, do Estado monstro. O Estado diz: fora da minha casa. E hoje o garoto dormirá na rua. Na rua, na rua, na rua, rua, rua. O garoto dormirá na rua!

Aguarda minha alma o Senhor, mais do que os vigias da noite, a aurora
Procuro achar uma alternativa: os albergues para moradores…, mas o garoto não é um morador de rua, o garoto nunca viveu na rua, o garoto sempre teve abrigo, e alguém que se ocupava dele e das suas necessidades, o garoto nem imagina como é um albergue para morador de rua, não pode imaginar o cheiro, a sujeira, os piolhos, as pulgas, os gritos, a cachaça, a droga, os trapos.

Sim, mais do que os vigias aguardam a aurora, Aguarde Israel o Senhor
Os gritos dos presos políticos saiam dos porões e ensurdeciam os ouvidos da Europa toda, dos jovens, dos estudantes de um continente que lutara contra o fascismo e que havia feito da liberdade o fundamento da sua convivência cívica. Os exilados com as suas músicas, os seus livros, divulgavam o drama do meu povo aprisionado num País de ouro. O mundo escutou e a pressão foi tanta que o execrável regime militar implodiu sobre os seus alicerces de horror.

Porque no Senhor, há misericórdia, Nele copiosa redenção. Ele resgatará Israel de todas as suas iniqüidades
Hoje o silêncio é total. Na euforia mundial do plástico das vuvuzelas forja-se a ferro e fogo a solidão do abismo. Ninguém jamais ouvirá a expressão do desamparo.
O garoto ao meu lado não grita, não tem força nenhuma para gritar. Está totalmente só.

Escute a minha palavra, Guarda-me debaixo de Suas asas
No seu rosto não há lágrimas. Somente sílabas.

São Paulo, Brasil, hoje…
Edith Moniz