Su venite belli

In un vecchio film ambientato nel profondo sud, forse in Sardegna, tre balordi tengono prigioniero un pover’uomo legato ad un palo. Mentre due di loro seduti al tavolaccio puliscono le armi, un terzo energumeno, in canottiera fradicio di sudore e prepara in un pentolone una brodaglia infame. Sollevandola a fatica si dirige verso un recinto: “Su venite belli, venite belli che vi do da mangiare”. Due giganteschi maiali pelosi e ripugnati si avvicinano famelici. La brodaglia cola nella mangiatoia. I maiali grugniscono. I due al tavolaccio sghignazzano. L’energumeno soddisfatto e compiaciuto delle sue bestiole continua ad esortarle: su venite belli, c’è da mangiare, da mangiare, venite belli… Il pover’uomo legato al palo sviene.

Trecento metri, forse meno. Dal portone di casa mia alla stazione della metropolitana. Tutti i santi giorni da vent’anni. Per lo meno due volte al giorno. Andata e ritorno, mattina e sera. La sera il marciapiede brulica di merci appoggiate per terra, organizzate alla buona dai venditori ambulanti, gli stessi, come me, da vent’anni. Si vendono ombrelli, giocattoli, cappellini, magliette, artigianato, pezzi di ricambio per pentole a pressione, portachiavi con cuoricino, portachiavi luminosi, telecomandi, pile, cacciaviti. La mattina fino alle otto e mezza, il suk è chiuso. Anzi no, il suk è aperto. Sette carriole, sette. Le ho contate. Sette carriole da muratore in prossimità dell’uscita della stazione. Ad ogni carriola si forma una fila di per lo meno dieci persone, mentre passavo ieri mattina le ho contate. Sette per dieci, settanta. Ogni carriola sostiene un enorme pentolone, un pentolone da caserma. La donnetta col mestolo versa nel bicchierino di carta la canjica. Una specie di pappa cremosa a base di gran turco e latte condensato, dolce, molto dolce. Un real al bicchiere. Mentre passo, ossia in quel minuto e mezzo, forse meno, in cui come faccio ogni mattina da vent’anni, cerco di raggiungere l’entrata della metropolitana, sto molto attento a non sbattere nella gente in fila alle carriole e neanche nella carriola stessa, che sarebbe un disastro senza uguali. Te lo immagini il pentolone per terra, io tutto inzuppato, la gente in fila tra insulti e sghignazzi a deridermi, l’ometto che prende nel furgone all’angolo i suoi ombrelli più duri – che comincerà ad esporli in vendita dopo le nove del mattino, finita la fila per la canjica – e che mi corre dietro per farmi a pezzi…, te lo immagini che scena? Oltre alla canjica, le carriole vendono:

  • bolo de fubá, ciambella in porzioni già pronte.
  • doce de côco, dolce da sgranocchiare fatto con la polpa del cocco
  • doce de leite, una specie di crema a base di latte e zuccherro
  • café de garrafa, bicchierini di caffè tenuto nel termos da quando è stato preparato con il coador: si fa bollire l’acqua e si versa piano piano in un filtro fatto di stoffa (o coador) in cui si è collocata previamente la polvere di caffè. Il filtro di stoffa se viene lavato regolarmente ad ogni colata dura anche degli anni. Tu ci credi che l’ometto lo lavi ogni volta?
  • chá, ossia tè, nell’apposito termos
  • leite, latte nel termos pure lui

Tutto è appoggiato su alcune assi di legno sostenute da due cavalletti ciascuna. Io passo tra la fila, la carriola, il pentolone, le assi, i cavalletti, la donnetta e l’ometto e due furgoni parcheggiati con il cofano posteriore aperto in cui sono esposti:

  • panini per hamburger

  • hamburger e wurstel precotti

  • maionese (che riposa in secchi grandi come bidoni, o bidoni grandi come secchi)

  • mostarda

  • vinagrette (composto di pomodori e cipolle tagliati a cubetti, nell’aceto con erbe odorose. E figuriamoci che odore)

Ma pochi sono gli avventori che a quell’ora del mattino (le sette e mezza, le otto al massimo) si azzardano sui panini. Il prodotto che tira è la canjica, al massimo caffè e ciambella. Sette carriole, dieci persone a carriola. Il novanta per cento dei clienti è composto da donne di una età compresa tra i trenta e i sessant’anni che provengono dalla stazione. Io vado contro il flusso, il novanta per cento dei pedoni sul marciapiede tra le carriole e i furgoni proviene dalla metropolitana. La gente del mio quartiere si sposta in macchina. Sono quasi tutte donne quelle che mi vengono incontro in quei trecento metri. Le donne di servizio, le cameriere, le badanti che lavorano nel mio palazzo e nei palazzi vicini i cui abitanti si spostano in macchina. Donne di servizio che prima di una giornata di inferno si rifocillano alla carriola. Un real. Al bar lì accanto ne spenderebbero cinque. Viva la carriola, viva il caffè nel termos, la maionese nel bidone e il vinagrette! Evviva. Se spendo solo un real ne risparmio quattro con cui, quando ritorno verso la stazione alle sette di sera, nella bancarella che adesso vende la ciambella, posso comprare il portachiavi fosforescente per mio figlio oppure la valvola della pentola a pressione che la mia si è rotta.

Ecco come funziona l’economia popolare. Con cinque reais ci si mangia e si consumano i prodotti del nuovo miracolo economico brasiliano.

Ma ieri sera si sono messi duri. Stavolta vogliono fare le cose sul serio, si vede che se la sono presa davvero. Presenti alla riunione: Il presidente dell’associazione degli esercenti (esercenti regolari, quelli che pagano le tasse), il segretario del comitato, il consigliere comunale, il candidato, il rappresentante del, il tenente colonnello della polizia militare, il commissario e il vice commissario, e tanti altri. L’argomento da trattare è sempre quello che ormai non se ne può più: con il restauro, la riqualificazione urbana del quartiere chiamato crackolandia, in cui avveniva a cielo aperto lo spaccio di crack e cocaina e in cui era fiorente la prostituzione femminile, maschile ed infantile, oltre alla criminalità spicciola ed organizzata; ebbene con il restauro del quartiere ne sono stati allontanati gli antichi occupanti. Costoro non sapendo più dove andare hanno cominciato a sparpagliarsi nelle strade adiacenti e sono arrivati fino a noi. Dico fino nel quartiere in cui la mattina ci sono le sette carriole da vent’anni, da molto prima che esistesse il crack. Il nostro quartiere invaso dai Noia. I Noia, lo abbiamo già spiegato un’altra volta, sono coloro che in preda agli effetti della droga, camminano come zombi umani, oppure bivaccano stravaccati vicino alle carriole, oppure chiedono soldi al semaforo, oppure ti fermano ad urli per vedere se gli dai cento lire. I Noia sono senza età. Possono avere dieci anni o cinquanta, non importa. I Noia puzzano, sono sporchi lerci, vanno in giro avvolti in stracci e coperte, pidocchiosi, vomitano dove capita, si appoggiano ai muri, dormono per terra. I Noia non sono barboni o mendicanti. I Noia sono… i Noia. Ma siccome il centro della città è in fase (ormai da anni) di pulizia etnica (fuori i barboni, i meninos di rua e gli accattoni in genere, per farlo tornare al suo antico splendore) il nostro quartiere è ormai stato raggiunto, oltre che dai Noia anche da quest’altro tipo di gente. La riunione di ieri del Consiglio Municipale di Pubblica Sicurezza era quanto mai necessaria e urgente. Noia e barboni dappertutto, dormono davanti al mio negozio, fanno cacca e pipì, spaventano i clienti, si sdraiano sui gradini della chiesa, mangiano… Sì mangiano. Vengono quelli delle ONG e gli portano da mangiare. Fanno una fila enorme nei giardinetti che i bambini non ci possono più andare. Arrivano quelli delle associazioni, aprono il furgone e distribuiscono i piatti pronti: riso fagioli e salsicce, dolce di cocco e canjica. Barboni, meninos e Noia mangiano per la strada e sporcano come un porcile. E questa è anche una delle cause degli allagamenti: i tombini si intoppano di resti alimentari, di piatti di carta, di rimasugli, di lordume, di feci, e quando piove l’acqua non riesce a scorrere e si raccoglie in pozzanghere grandi come laghi che allagano il mio negozio, e la piazza intera.

Insomma le proteste dell’intero quartiere piovevano sugli invitati illustri. Si è deliberato che la colpa di tutto è dei Noia, dei barboni e dei meninos de rua. Ma è anche delle associazioni ONG che distribuiscono gli alimenti per strada. E distribuire alimenti per strada è proibito. Il presidente, il tenete colonnello, il commissario, il consigliere comunale e compagni bella, hanno deciso e messo agli atti (c’è stata pure l’intervista al telegiornale) che parleranno con i dirigenti delle ONG e in caso che esse persistano a distribuire pranzi e cene per la strada, chiameranno la Vigilanza Sanitaria! Distribuire alimenti per strada è proibito!

Le ONG, le conosciamo. Non sono neanche ONG. Sono associazioni religiose. Alcune cattoliche provenienti dalle parrocchie della vicinanza, altre legate a sette evangeliche carismatiche praticanti dello spiritismo (una religione i cui appartenenti sono convinti di comunicare con i morti attraverso sessioni in cui il medium in catalessi scrive i messaggi dall’aldilà, riconosciuti poi come dichiarazioni di questo o quest’altro personaggio). È una delle religioni alla moda che ha tra i suoi adepti cantanti famosi e attricette di telenovela. Uno dei suoi precetti è “fare la carità”. E cosa c’è di più caritatevole se non dar da mangiare agli affamati? E di affamati in giro per il quartiere ce n’è quanti ne vuoi. Altre ONG invece sono essenzialmente laiche, nel senso che chiunque può farne parte, senza tanti discorsi preparano il loro pentolone di zuppa (chiamato affetuosamente sopão, zuppone) e distribuiscono l’infame brodagl… no, volevo dire, distribuiscono lo zuppone ai miserabili. Per niente modesta, una di queste ONG si chiama “Angeli della Notte”. C’è scritto sullo striscione appeso al furgone.

Ma il presidente, il tenente, il commissario, chiameranno la Vigilanza Sanitaria! Dar da mangiare per la strada è proibito! Un Noia intervistato dalla televisione, ha detto a chiare lettere (la sua voce e il suo volto erano sfumati da effetti elettronici, in modo da renderlo irriconoscibile): se non ci danno più da mangiare gratis, cominceremo a rubare! Lo ha detto per benino, ed è anche andato a finire sul giornale: i Noia hanno annunciato che cominceranno a rubare e rapinare in tutto il quartiere!

Nei trecento metri che mi separano dalla metropolitana ci sono da vent’anni sette carriole. Un real. I Noia mangiano gratis. Il consiglio municipale di pubblica sicurezza vuole chiamare la vigilanza sanitaria! Le ONG delle parrocchie, dello spiritismo e gli Angeli della Notte, continueranno a dar da mangiare agli affamati. Ogni mattina da vent’anni passo tra il pentolone, le carriole e le donne di servizio. Adesso ci sono anche i noia e le ONG. Su venite belli, su venite belli…