Sulla pedofilia

Una premessa.
Lo tsunami mediatico sulla pedofilia dei preti non è dettato dalla solidarietà alle vittime né dallo zelo per la giustizia. Comunicatori onesti dovrebbero evitare che la gente pensi che metà o più dei casi di pedofilia coinvolgano i religiosi. In Germania dal 1995 ci sono state 12mila denunce di abusi sessuali, delle quali 300 a carico di religiosi, pari a 2,5%. Sia chiaro: se un prete – fosse anche uno solo – abusa di un bambino, deve essere denunciato e punito con pieno rigore. Ma restringere il problema della pedofilia alla Chiesa cattolica, significa non voler affrontare il problema in tutta la sua ampiezza e drammaticità, simile a quello della droga. Qui a Manaus, per es., pedofilia e prostituzione infantile sono ignobili ed endemiche, con sequestri, commercio e turismo del sesso, coinvolgendo politici. Chi denuncia muore.
E c’è la pedofilia intra-familiare. Cito il caso d’una bambina della comunità, del Bairro Mutirão.
Lilica, abitava con sua madre. Il vicino di casa, Juca, un uomo di 60 anni, un giorno stuprò la bambina. Quando la madre lo scoprì, chiese soldi a Juca, che non ne volle sapere e finì per andar via. La bambina continuò ad essere abusata da Jairo, di 40 anni, figlio del vecchio, che fece una proposta alla madre: “Mio padre non ha voluto più saperne della bambina. Ecco la mia proposta: tu accetti che io continui abusando della bambina e per questo io ti pago 50 reali (20 euro) al mese”. La madre accettò(!): vendeva ghiaccioli fatti in casa e 50 reali erano un introito in più. Passarono così due anni. Lilica, già con 11 anni, decise di mettere un basta, e fuggì dalla sua madrina. La madre, disperata, ha voluto ricorrere ai suoi diritti(!): è andata dal “Conselho Tutelar para os Menores”, esigendo (ma senza esito) che la figlia tornasse a vivere con lei.
Tornando al nostro tema, un libro di Philip Jenkins, Pedophiles and Priests (Oxford), documenta la pedofilia praticata dai preti negli USA e elenca le possibili cause del “gonfiamento mediatico”:
– una tradizione letteraria che ama misturare religione e sesso in chiave irriverente: Bocaccio, Chaucer, Diderot, Rousseau, de Sade…
– la tendenza di certe chiese evangeliche e/o evangelicali, di approfittare dell’onda di scandali per sminuire il cattolicesimo e autopromuoversi, seppure colpite esse stesse dalla piaga in ugual misura;
– la tesi sostenuta da gruppi di fedeli della chiesa cattolica, che la pedofilia può essere meglio debellata se la chiesa mette fine al celibato obbligatorio, al maschilismo e al clericalismo;
– l’interesse economico, per cui chi ha bisogno di denaro può denunciare la debolezza di un religioso suo ex-educatore, per essere risarcito;
– il mondo iper-sessualizzato di oggi che è incomodato dal celibato e lo vede come tara o invito al desvio (è passato il tempo in cui molte insegnanti e perfino alcuni politici rinunciavano al matrimonio per dedicarsi a tempo pieno a una professione che era anche missione);
– la lotta dei media per l’audience, nel mondo di pan-comunicazione pervasiva del nostro tempo (scandali e argomenti scabrosi danno audience)…
Qui si impone una riflessione seria sul ruolo della comunicazione, che si sta rivelando sempre più “zoppa”: per es., i media hanno commosso per mesi gli italiani sul bambino di Cogne e non hanno mai parlato sui 20mila bambini che muoiono ogni giorno di fame.

Nel prisma della pedofilia.

La pedofilia, dei preti ma non solo, è un prisma a più facce.
1. La pedofilia è una perversione ignobile: essa è praticata non da animali, ma da esseri umani, immagine e capolavoro di Dio, che tale immagine e capolavoro sfregiano nei piccoli indifesi. I pedofili sono quindi “sacrileghi” e devono essere puniti: cioè responsabilizzati e penalizzati. Le vittime devono essere risarcite e aiutate a ricuperarsi dal trauma sofferto. Ignorare questo, significa aggiungere abuso ad abuso. Che la chiesa si arroghi l’esclusiva di giudicare i crimini commessi dai chierici; l’esercito quelli commessi dai soldati; gli Stati Uniti i crimini commessi dagli statunitensi in suolo altrui; che i politici godano di immunità… tutto questo è sopruso, gravissima ingiustizia.
2. La pedofilia è piaga e malattia. Il pedofilo crea doppia coscienza, procura occasioni invece di evitarle, aggrada-e-minaccia le vittime… Insomma, il suo profilo è quello del criminale e del malato, dev’essere aiutato e collocato in condizioni di non nuocere.
3. La pedofilia non abita lontano, suggerisce Tolstoj. Anna Karenina, colpita dalla notizia di un grave abuso di natura pedofila, riflette che il suo scandalizzarsi celava la consapevolezza che lei avrebbe potuto fare altrettanto. Applicando a noi: ciascuno di noi potrebbe essere o diventare pedofilo. Chi più si scandalizza, più riconosce coscientemente o incoscientemente la sua fragilità.
4. Educatori e pedofilia. Molti ritengono un’aggravante che il pedofilo sia un religioso o un educatore. Ma pare che la frequentazione e l’amore dei bambini non amenizzi, ma acutizzi il problema. Un professore diceva: “L’educatore che non è almeno un po’ pedofilo, scagli la prima pietra!”. Lo stesso Don Milani amava tanto i ragazzi di Barbiana, che diceva di doversi controllare per non amarli anche fisicamente.
5. Complessità e gradualità. Nella pedofilia dobbiamo tenere presente sia la complessità (età, promiscuità, complicità, confusione…) che la gradualità (sguardo, tocco, voyerismo, abuso…). Noi siamo inclini a dividere sempre l’umanità in due: i nostri buoni e i nemici cattivi; i normali e i mostri pedofili. Allora buttiamo il mostro in prima pagina per convincerci che noi siamo normali, indenni.
Dovremmo imparare dalla storia che presso le varie culture ci furono forme più articolate di affrontare problemi etici. Non sto pensando tanto ai greci, quanto agli indios che di fronte ad una azione criminosa, dicono al colpevole: “Come dovevi soffrire per essere arrivato a commettere un tale abuso! Dicci dove abbiamo sbagliato. Quanto a te, devi convertirti e pagare, perché sei stato ingiusto ed egoista”.

La chiesa e la pedofilia.

Per la Chiesa si impone una riflessione nella linea del vangelo.
1. Trasparenza e rigore. È vero che ogni uomo di chiesa è soggetto alle debolezze comuni; ma non si può accettare che la Chiesa sia tollerante verso i pedofili di casa sua e rigorosa fino all’ossessione nei suoi pronunciamenti su tutte le questioni che riguardano il sesso. Tale atteggiamento è ipocrita. La Chiesa non può dimenticare la sua missione e la vocazione all’esemplarità per essere credibile. Questo esige dalla Chiesa anzitutto trasparenza e vigore. Peggio che la pedofilia in sé, è stata la pratica della Chiesa di insabbiare e occultare gli abusi dei suoi preti. Riconosco che non è facile: io sono vissuto qualche mese con un sacerdote stimatissimo che commise un abuso, e non ho trovato forza per affrontare la situazione all’altezza, non certo per voler difendere l’istituzione ecclesiastica.
È stato apprezzato il documento del papa alla Chiesa d’Irlanda, dove chiede perdono alle vittime, ripudia quanto è successo, esige indennizzazione e consente che i preti pedofili siano sottomessi alle leggi civili. Ma i papi sono soliti fare così: chiedono perdono tardi, e non per sé ma per alcuni cattolici -in questo caso specifico, per la Chiesa d’Irlanda e non di Roma-; inoltre, il papa non parla di sanzioni “canoniche” ai colpevoli. La pedofilia è uno scandalo e Gesù chiede radicalità nel combatterlo. È inutile continuare con diplomazia umana, o schermaglie di parole per evitare il peggio.
2. Chiesa non al potere ma in missione. Non c’è rapporto diretto tra celibato e pedofilia; ma senza dubbio un sistema chiuso, idealizzato, sacralizzato, omofobo, infine un sistema di potere, favorisce la perversione. Esiste, sì, un rapporto tra sesso e potere. Chi soddisfa l’appetito sessuale sui bambini, cerca ed esprime la propria sete di dominio verso creature deboli. Oppure è madre possessiva che ama tanto i figli… da impedir loro di crescere. La nostra Chiesa è una madre possessiva. È troppo verticale (quindi fallica, tendenzialmente pedofila), è ancora la “cristianità costantiniana”. Il centralismo romano si regge su proibizioni e su una rete di denunce e sospetti. L’autorità della Chiesa non vuole i suoi fedeli adulti; p.e., chiede un’obbedienza infantile, coi gerarchi che indicono crociate. I cristiani più coscienti, che pongono qualche domanda in campo morale, o anche esegetico-teologico, sono giudicati severamente. Quindi non c’è complotto contro il papa, semmai persiste il complotto contro il popolo di Dio.
Continuando così la Chiesa tradisce la sua missione verso il mondo. Infatti, a cristiani sotto tutela corrispondono cittadini disattenti e assenti. Il Card. Martini, cosciente che viviamo una crisi di alienazione, aveva creato una cattedra laica per i pensanti, dove la Chiesa fosse compagna di viaggio che aiuta a pensare. Ora, basta aprire internet per rendersi conto che non si pensa più: su ogni notizia viene chiesto: Di’ la tua. E gli interventi si riducono a rivendicazioni, preconcetti, strafottenze da osteria… Il pene non pensa, vuole vincere, dominare.
3. La riconciliazione viene dalla mistica. Resta la proposta alta, possibile solo a una Chiesa umile, penitente, povera, pasquale. Siamo reduci di una guerra con tanti feriti. Che fare? Come vorrei che le vittime non si considerassero inferiori. Perché dovrebbero? Dovremmo rendere loro l’onore delle lacrime per la loro sofferenza e il loro coraggio di denunciare. Dovremmo pregare insieme perché il balsamo del perdono liberi i pedofili e le vittime: vita nuova, per la fede nella Pasqua.
Dovremmo inspirarci nella Commissione Giustizia e Riconciliazione e non nel Tribunale di Norimberga. E spiego: dopo la Seconda Guerra Mondiale è cominciata la caccia ai nazisti. Quante persone rimasero umiliate nel Tribunale di Norimberga, mentre i peggiori criminali si resero irreperibili! Differente è stata la soluzione proposta dal vescovo anglicano Desmond Tutu in Sud Africa dopo la fine dell’Apartheid: un tribunale di giustizia e perdono. Una equipe è passata di città in città per raccogliere la confessione di tutti coloro che avevano il cuore gravato da colpe, per dare l’assoluzione. Ci furono anche dei neri che confessarono strane complicità, neri che confessarono d’aver nutrito odio contro i bianchi (“ben lo sappiamo, anche l’odio contro l’ingiustizia rende roca la voce”. Bertolt Brecht).
La frase di un perseguitato sul muro del campo di concentramento di Ravensbruck è la nostra utopia
“Pace agli uomini di cattiva volontà e punto finale di tutte le vendette e di tutti i discorsi di castigo e punizione. Vale solo il bene e non il male! Noi non vogliamo sopravvivere nel ricordo dei nostri nemici come vittime, né come incubi e terribili fantasmi, ma venire in loro soccorso [dei nazisti] perché riescano a liberarsi della loro pazzia. Solo questo sia loro chiesto. E noi, quando tutto sarà terminato, possiamo vivere come uomini tra uomini. E nella nostra terra ci sia pace agli uomini di buona volontà, e questa pace raggiunga tutti gli altri”.