Tutto mio, tutto mio

Cominciò a raccontare animandosi sempre più come di solito raccontano una battaglia coloro che vi hanno preso parte, cioè come avrebbero voluto che fosse andata, come ne hanno sentito parlare da altri narratori, come è più bella da raccontare ma niente affatto com’è stata: ma egli era un giovane veritiero e per nulla al mondo avrebbe detto una cosa non vera. Cominciò a raccontare con l’intenzione di dir tutte le cose come erano state; ma senza accorgersene, senza volere, inevitabilmente scivolò nella bugia. Se avesse raccontato la verità ai suoi ascoltatori  – i quali come lui medesimo avevano già molte volte udito racconti di attacchi e si erano fatti un’opinione determinata su ciò che era un attacco e aspettavano ora lo stesso racconto -, o non lo avrebbero creduto, o peggio ancora, avrebbero pensato che egli stesso aveva colpa se non gli era accaduto quello che suole accadere a quelli che narrano attacchi di cavalleria. Non poteva raccontare loro così, semplicemente, che tutti andavano al trotto, che lui era caduto da cavallo, s’era slogato un braccio e con tutte le sue forze era scappato in una foresta per salvarsi. Oltre a ciò per raccontare tutte le cose come erano state, ci sarebbe voluto un grande sforzo su di sé per dire soltanto ciò che era accaduto. Raccontare la verità è molto difficile…

(Lev Tolstoj, Guerra e Pace, libro primo, parte terza, capitolo VII)

È vero, raccontare la verità è molto difficile e penoso. E allora uno la camuffa a seconda del dolore che questa verità gli provoca. Forse è un modo di chiedere scusa, di farsi perdonare la cecità in cui si viveva. Cento anni fa o forse più.

Molti di quei bambini non hanno avuto il tempo di crescere.

Oggi è come allora, il metodo è esattamente identico.

Oggi come allora, lo scenario è esattamente identico.

TUTTO MIO TUTTO MIO

azione scenica in due atti e un epilogo

PERSONAGGI

SACERDOTE

MARIO

MARIA

GIOVANNINO

BENEMERITA – sempre indosserà la maschera greca dell’uomo felice

RE DEI MORTI DI FAME

REGINA DEI MORTI DI FAME

I POVERI
I BAMBINI

I ATTO

Scena I

In una tipica chiesa di una tipica parrocchia di una tipica città… alla fine della messa, il sacerdote avvisa i fedeli.

SACERDOTE – E oggi, è bene ricordarselo, passeranno i volontari della benemerita per raccogliere le donazioni di tutti voi. Collaborate, collaborate per aiutare i più bisognosi, i bambini del terzo mondo, i negret.., scusate, i bambini di colore che hanno tanto bisogno. Sapete, miei cari, il modo come vivono… molti di loro non sanno neanche chi siano i loro genitori… ogni mamma ha un figlio da un uomo diverso… e non si sposano… si mettono insieme… si accoppiano come anim… scusate, questo non c’entra niente. Ad ogni modo la Benemerita ha bisogno dell’aiuto di tutti voi per aiutare i poveri dei paesi poveri, il terzo il quarto il quinto mondo! Là dove succedono le tragedie, le calamità pubbliche che senza aiuto non possono continuare… oggi passeranno i volontari, pensate, organizzeranno con le vostre donazioni delle grandi vendite di beneficenza che in quei posti, così lontano, vengono chiamate col buffo nome di Bazar i cui proventi verrano messi a servizio di quegli stessi poveri che vogliamo aiutare. E quindi è cosa buona e giusta che tutti partecipino con entusiasmo, allegria e amore al prossimo. Vi aspetto tutti più tardi nel salone parrocchiale. E adesso Ite, Ite missa est! In nomine Patri et Filii et…

….

In una tipica casa di una tipica famiglia della tipica città.

MARIO – Maria, Maria, vieni, andiamo giù in cantina, è pieno di cose che possono essere ancora utili da dar via, da donare, non hai sentito quello che hanno detto in chiesa? I bambini del terzo del quarto e del quinto mondo hanno bisogno di noi.

MARIA – Mario, è vero sì, prendiamo tutti quei giocattoli vecchi di Giovannino, ha già 13 anni è grande e non li usa più.

MARIO – Sei sicura che non li usa più? Che non ci vuol più giocare?

MARIA – Certo che sono sicura, Giovannino vuole solamente stare davanti al computer, quelle macchinine rotte, quei soldatini vecchi, quei puzzle che ci mancano dei pezzi… no, sì, non li vuole più.

MARIO – E poi c’è pieno di bambole, c’abbiamo le bambole di sua cugina, non ti ricordi? Anche lei è abbastanza grande e non vuole più giocarci.

MARIA – E quei vestiti vecchi che tu non usi da anni? Quelle camicie col colletto consumato? penso che potrebbero servire. In fin dei conti i poveri non hanno niente e una camicia anche se mezzo consunta, può essere di grande utilità… poveretti loro, senza niente, senza casa, senza mangiare, in mezzo alle calamità pubbliche… il prete ha detto che abitano in baracche di legno e cartone…

MARIO – È vero… L’ho visto alla televisione, i poveretti hanno bisogno di tutto e noi possiamo benissimo ripulire il deposito. Dai andiamo, approfittiamo per donare anche i tuoi vestiti vecchi, le gonne, i tailleur fuori moda, canottiere e mutande, scarpe vecchie, le coperte che là in cantina sono quasi ammuffite. Dai, così ne approfittiamo per ripulirci la cantina.

MARIA – Sì, andiamo, perché chi dona con allegria riceverà in doppio! E poi faremo la nostra parte, daremo il nostro contributo per aiutare a costruire un mondo più giusto!

CORO – Fare il bene ben fatto è cosa buona e giusta. Fare il bene ben fatto è cosa buona e giusta ricordatevi: siamo tutti fratelli!

….

Nel tipico salone della tipica parrocchia

BENEMERITA – Siamo qui riuniti oggi per ringraziare ciascuno di voi, Mario, Maria, i giovani, i bambini e tutte le famiglie che hanno donato di tutto cuore, potete star certi che sarete molto utili ai poveri del terzo, quarto e quinto mondo. Invieremo alla nostra sede, là in quel paese lontano, quattro container pieni di giocattoli per i negret… cioè, per i bambini, che sono come noi. Vestiti, scarpe mutande e canottiere per le donne, camicie, pantaloni, scarpe e perfino cappelli per gli uomini, coperte per tutti. Con le vostre donazioni abbracceremo un paese intero. perché sappiamo che certezza che il piacere di fare il bene è l’unica vera felicità della vita. Urca che bello! Urca che bello!

MARIO – Hai visto, Maria, che cosa buona, che cosa giusta, abbiamo donate le cose… abbiamo liberato la cantina…

Scena II

Terzo, quarto o quinto mondo. Arrivo dei container nelle sede delle Benemerita.

BENEMERITA – Yes, veramente questa volta il primo mondo ha fatto le cose in grande. I nostri fratelli hanno mandato di tutto. Vestiti da maschio vestiti da femmina vestiti da maschietto vestiti da femminuccia giocattoli per maschietti giocattoli per femminucce. E pure le coperte, molte coperte. Urca che bello! Urca che bello! Adesso organizziamo, adiam andiam andiamo a organizzar…abbiamo due bazar da fare! due bazar! da fare! Il bazar n.1 e il bazar n.2. E allora mettiamo a destra gli scatoloni di cartone per il n.1, il NOSTRO bazar. Le casse a sinistra per il bazar n.2 che sarà realizzato per i baraccati, laggiù, dove abitano loro. Ricordatevi, ricordiamoci, i vestiti consunti e consumati i giocattoli incompleti e mezzi rotti, quelli a cui mancano dei pezzi, le macchinine senza ruote, le bambole senza capelli, senza braccia e tutte graffiate, le coperte da battaglia tutta ‘sta roba la metteremo negli scatoloni di sinistra. A sinistra a sinistra! Dobbiamo privilegiare il nostro bazar n.1, pertanto, le cose migliori, i vestiti presentabili e semi nuovi, le scarpe in ordine e non quelle forate, i giocattoli quasi nuovi, sempre negli scatoloni di destra, avete capito, abbiamo capito? Tutti al lavoro allora adiam adiam andiamo a lavorar, che il lavoro ci chiama e il lavoro nobilita tutto quello che facciamo, il n.1 e il n.2, sarà per il bene nostro e il bene di tutti: dei nostri fratelli baraccati che avranno vestiti coperte e giocattoli e della nostra Benemerita che avrà un po’ di soldi più che fanno sempre bene. Andiam andiam andiamo a lavorar…

CORO – È vero, è vero, ma il n.1 è il bazar più importante! Tutta la città verrà nella nostra sede e vedrà quanto è bella! comprate fratelli e spendete… per aiutare! è vero è vero.

Scena III

Arrivo dei poveri nella sede della Benemerita. Accompagnati dal RE e dalla REGINA DEI MORTI DI FAME, i poveri dimostrando il tipico atteggiamento da poveri, entrano nell’enorme sede. Guardano intorno con paura di sporcare, guardano se stessi e, a testa bassa, si vergognano della loro condizione. Il RE e la REGINA sono a loro agio sia con la Benemerita che tra I Poveri sentendosi in casa in ognuno dei due ambienti.

RE – Venite amici poveri, guardate che bello, guardate che pulito, come tutto quello che è al vostro servizio, al servizio dei poveri è nobile e bello. È bello perché è nobile, è nobile perché è bello!

REGINA – Venite miei cari, seguitemi e con devozione e rispetto, ringraziate di tutto cuore i fratelli che da tanto lontano hanno pensato a voi. I fratelli hanno lavorato e lavorato, impacchettato e impacchettato, mandato e mandato quello di cui voi poveri avete più bisogno. Loro da così lontano hanno pensato a voi: è di amore, miei carissimi amici, è di amore che voi avete bisogno. E qui potrete trovarlo: la Benemerita vi ama. Il Re dei morti di fame vi ama, io vi amo, tutti vi amiamo.

RE – La nostra Benemerita pensa continuamente a voi… anche i nostri volontari… Mario e Maria…

REGINA – Adesso seguitemi nella grande stanza degli scatoloni.

RE – Casse e scatoloni a destra, casse e scatoloni a sinistra.

I POVERI – …grazie scusate… grazie scusate… grazie scusate…

RE – Potete guardare a volontà e scegliere quello che pensate vada bene per il bazar, là, il bazar di là, il vostro, fatto per voi e da voi, là dove abitate, la nello spiazzo di terra, nella polvere dello spiazzo… scegliete pure e prendete quello che vi piace.

REGINA – No, no niente affatto, altro che guardare e scegliere quello che vi pare! Aspettate, ancora no, non toccate niente, dobbiamo organizzare meglio… fate una fila, un bella e lunga fila, una fila come quella che fate sempre quando arriva il camion degli alimenti, il camion che distribuisce le ceste alimentari gratis, uno dietro l’altro, così, venite… ecco che bello, che bello. Vedete come tutto riesce meglio con un po’ di organizzazione! (sottovoce al Re) Non ti ricordi, deficiente che non sei altro, che loro possono rovistare solo tra le casse di sinistra per il bazar n.2; quelle di destra sono gli scatoloni con i vestiti in ordine, i giocattoli in ordine, le coperte in ordine. E poi che razza di casino era quello! Non ti ricordi, deficiente che non sei altro, questa gente ha bisogno di organizzazione, di fermezza, devono formare la loro bella fila e in fila rimanerci finché lo dico io.

(ad alta voce rivolta a I POVERI) Le casse per voi sono sul lato sinistro! Lì sì che potete scegliere quello che volete! Uno dietro l’altro, da bravi, e senza spingere!

I POVERI – …grazie scusate… grazie scusate… grazie scusate…

RE – Cari amatissimi amici, per voi sono stati riservati questi belli scatoloni sul lato sinistro. Aprite, scegliete… nel silenzio del vostro cuore ringraziate lo sforzo e il lavoro che tutti hanno fatto in favore della vostra felicità e della felicità dei vostri bambini. Cosa potrà mai essere un foro in una coperta davanti alla necessità della coperta stessa! Davanti al freddo dell’inverno: meglio una coperta bucata che restarne senza, ossia, una coperta forata è meglio di niente! Meglio un paio di calze bucate, una paio di pantaloni vecchi e laceri, meglio delle scarpe senza suola… meglio di niente! O preferite andare scalzi e con le pezze al culo?

REGINA – Che cosa significherà mai uno strappo in una camicia, quando di camicie non se ne ha nemmeno una! Che cosa significa un paio di mutande sporche quando se ne ha un bisogno disperato! E le scarpe? Un buchetto nella suola può perfino far bene alla circolazione dell’aria, così il piede la smetterà di puzzare come il resto… voglio dire… così il piede può perfino rinfrescarsi! Miei cari, scegliete e prendete. E mentre scegliete e mentre prendete pensate a quei pochi soldini che pagherete e che saranno devoluti alla Benemerita affinché possa continuare le sua azioni così benemerenti.

I POVERI – …grazie scusate… grazie scusate… grazie scusate…

CORO – Fare il bene ben fatto è cosa buona e giusta… se ognuno facesse la sua parte il mondo sarebbe molto molto meglio!

II ATTO

Scena I

Nel tipico spiazzo della tipica favela un esiguo gruppo di I POVERI aspetta l’arrivo del furgone della BENEMERITA accompagnata sul posto dal RE e REGINA DEI MORTI DI FAME. Il vento e la polvere impongono movimenti grotteschi. Lo scenario desolato prevede, sul fondo, lo scheletro di una automobile bruciata, un rigagnolo di acqua di fogna, un cane rachitico e decine di bambini, il rumore è insopportabile. I POVERI, in piedi, immobili al centro dello spiazzo, aspettano.

BENEMERITA – (rivolgendosi a RE e REGINA) Ma lo sapevano o no che oggi era il giorno del bazar? Non sono stati loro a scegliere il giorno e l’ora? Che cosa stanno facendo lì impalati? Perché non hanno preparato niente? Non avevano detto che avrebbero sistemato tutto loro? Dove sono le bancarelle, i tavoli, le tende? Noi ci ammazziamo di lavoro per loro e loro niente, dormono come principi in attesa della manna che cade dal cielo. Re, Regina, andate a chiamarli, a stanarli dai loro tuguri, andate a svegliarli dal loro letargo!

RE – È vero, voglia di lavorar: saltami addosso! Ragazzi, i poveri sono un branco di vagabondi che vogliono solamente saper di starsene a russare tutto il giorno, vedere la televisione, sbronzarsi e fare figli.

REGINA – Silenzio, Silenzio, eccone un gruppetto, scendiamo dal furgone e cominciamo ad organizzare. Tu, Benemerita, svuota gli scatoloni, lasci tutto a posto e organizzato: vestiti da maschio vestiti da femmina vestiti da bambino vestiti da bambina coperte giocattoli… Ordine ordine! facciamo che questo sia un momento educativo… per loro, è chiaro.

RE – (mentre apre la porta del furgone) Carissimi amici che bello che siete qui ad aspettarci! che cosa buona, e giusta! Vi siete dimenticati una piccola cosa, però. Una cosina: mancano i tavoli per appoggiarci gli scatoloni i vestiti da maschio i vestiti da femm… andate, andate subito a prendere i tavoli in casa vostra così potremo cominciare: chi prima comincia prima finisce… andate miei cari, andate…

I POVERI – …scusate grazie… scusate grazie… ma noi non abbiamo nessun tavolo disponibile. Nelle nostre case il tavolo serve per appoggiarci sopra ogni cosa perché non abbiamo gli armadi scusate… grazie…

REGINA – Amici, amici, ma cosa sono queste storie: prendete le cose che stanno sul tavolo e mettetele per terra.

I POVERI – …scusate grazie… ma non abbiamo neanche il pavimento! è tutto sporco, è piovuto dentro, la fogna è straripata. è tutto bagnato e sporco… scusat…

RE – Va bene! Ho avuto un’idea geniale: vedete quella montagna di legname accatastato in una angolo del piazzale? Andante là e prendete le assi, due o tre assi grandi bastano. Andate, andate, forza che il tempo è denar… che il tempo è prezioso!

I POVERI -… scusate graz… gli assi gli assi… grazie scusat…

BENEMERITA – (sottovoce, indignata) Gli assi Gli assi… ma come cacchio parlano ‘sti pezzenti: GLI assi GLI assi.

CORO – Che idea geniale! Che idea geniale! Fare il bene ben fatto, che idea geniale!

Scena II

Il bazar è cominciato. I vestiti, organizzati e divisi in settori, adesso sono ormai completamente mischiati in una confusione infernale, appoggiati e arrotolati come capita sui tavoli precari costruiti con GLI ASSI di legno trovati sul fondo dello spiazzo. I poveri si aggruppano davanti ai tavoli, toccano, rovesciano, rovistano, razzolano, scelgono i vestiti in una confusione sempre più insopportabile.

BENEMERITA – (sottovoce) Non ho mai visto una cosa simile… sembrano… sembrano… peggio dei selvaggi. Guarda, guarda come litigano tra loro per una camicia strappata, una mutanda sporca… e continuano pure a chiedere lo sconto… il prezzo è già simbolico e loro chiedono lo sconto! Non capiscono che questi quattro soldi miserabili vanno in favore delle nostre azioni di beneficenza… sono dei veri anim.. E quella donna? hai visto cosa sta facendo? fa finta di provare una maglia e ne nasconde un’altra sotto la gonna… guarda, adesso insegna a sua figlia a fare lo stesso… che vergogna… che vergogna… insegnare alla propria figlia a rubare… ma ‘sta donna non è quella che ha il marito in prigione? lo vedi allora com’è? una famiglia di ladri! e come lei ce ne sono altre. Stanno rubando. Noi qui che ci facciamo un mazzo così a lavorare per loro e loro che ci rubano… E dobbiamo aprire ancora lo scatolone delle coperte e dei giocattoli… Immagina che cosa combineranno… forse sarebbe meglio andar via prima.

RE – (sottovoce) No, non possiamo andare via. Lo sanno benissimo che abbiamo ancora i giocattoli e le coperte. Sono stati là nella nostra sede per scegliere, sì, non erano in tanti come oggi… era una specie di delegazione, poca gente. Là era la sede. Non si sarebbero mai permessi una cagnara così. Qui siamo a casa loro.

REGINA – Che cos’è sta confusione! che cos’è sto casino! Guardate che roba, così non si può andare avanti! Adesso fermi tutti! silenzio. La vendita di vestiti è finita. Chi ha comprato ha comprato. Chi non ha comprato che vada aff….. che aspetti la prossima volta. Adesso è il momento delle coperte e dei giocattoli. Su, da bravi, mettetevi in fila, una bella e lunga fila come quella che sempre fate quando arriva il camion degli alimenti!

RE – Le donne qua davanti, una dietro l’altra. le coperte saranno distribuite gratis! Una coperta per ciascuna di voi. Non più di una. Chi prende la coperta che esca dalla fila! Affinché nessuno torni in fila un’altra volta, farò un segno sulla mano con questa penna dall’inchiostro indelebile, così saprò se qualcuna di voi vuole imbrogliare. Pensateci un po’ bene: se ne prendete due di coperte, qualcuno può rimanere senza! Allora è una per una e basta.

REGINA – E i bambini, tutti qui. Una fila anche per voi. Un giocattolo per ciascuno. Non potete scegliere. C’è solo uno scatolone: infilate la mano senza guardare, prendetene uno e uscite dalla fila per far spazio a chi viene dietro! Ognuno di voi sarà timbrato sulla mano così sapremo chi torna in fila per la seconda volta! Infilate la mano e zac, e filar via. Ci siamo capiti? Se c’è qualcuno che non gli è piaciuto il giocattolo che ha preso, dopo lo scambia col suo amichetto. Non voglio sapere di proteste e di confusione.

RE – Andiamo donne, più in fretta… le coperte sono tutte uguali… siete troppo lente… occhio alla fila, occhio alla fila… ehi tu, vieni qui fammi vedere la mano…

REGINA – Andiamo bambini, più in fretta… i giocattoli sono tutti uguali…. siete troppo lenti… occhio alla fila, occhio alla fila… ehi tu, vieni qui fammi vedere la mano…

I POVERI – (mormorando a testa bassa in quella tipica posizione di rassegnazione che solamente i poveri sanno esprimere) …scusate grazie… ma col vostro permesso vorremmo dirvi che le coperte sono leggermente forate… le camice consunte appena appena… i vestiti un po’ strappati… solo un pochino… solo un pochino…

I BAMBINI – …cazzo… che razza di roba di merda è questa… le macchinine sono senza ruote, le bambole senza braccia… i soldatini senza armi… i puzzle mancano dei pezzi… che schifo di giocattoli ci date!

I POVERI – …ringraziamo lo stesso.. lo stesso ringraziamo… bambini ringraziate pure voi.

I BAMBINI – …ringraziamo lo stesso lo stesso ringraziamo.

BENEMERITA – È stato un immenso piacere venire qui oggi, a condividere con voi questo momento così bello… Per noi quello che realmente importa è il sorriso dei bambini, è sapere che tutti voi siate contenti… è vedere come le persone di tutto il mondo pensano a voi, alla vostra felicità e al vostro benessere. Non ringraziate noi, ma ai nostri amici che da lontano hanno mandato queste donazioni di tutto cuore. Adesso possiamo andare a casa con la coscienza del dovere compiuto, possiamo appoggiare la testa sul cuscino e dormire il sonno dei giusti. Perché la nostra missione è dedicata a voi che avete tanto bisogno, voi: i poveri.

I POVERI – …grazie scusate… grazie scusate… grazie scusate…

RE – Ciao gente, ci vediamo al prossimo bazar.

REGINA – È stato bello, vero?

CORO – Il bene deve esser ben fatto, il bene deve essere ben fatto…

Scena III

I poveri nel tipico spiazzo della tipica favela nella desolazione del paesaggio, i giocattoli rotti abbandonati per terra, la polvere che tutto abbraccia, nell’impossibilità di sapere chi ha cominciato il tumulto, si lascia al pubblico l’indefinibilità della situazione.

I POVERI – GLI assi sono miei…li ho visti prima io no io li ho visti per primo ma io sono andato a prenderli e io li ho montati Ma io ne ho bisogno io ne ho più bisogno di te molla lasciali a me è mio no mio io io io…

SIPARIO

Epilogo

Mentre il pubblico crede che lo spettacolo sia finito, esca da dietro le quinte un ragazzino di 13 anni in piena crisi isterica

GIOVANNINO – Mamma, babbo, dove sono i miei giocattoli, i miei soldatini, le miei cose… quante volte l’ho già detto di lasciare tutto in cantina, di non toccare niente, sono le mie cose, non voglio che nessuno le tocchi, è tutto mio… tutto mio… tutto mio…, voglio tenere tutto per darlo ai miei figli… è tutto mio…

FINE

Piccolo commento finale dal mondo opulento.

Edith e Paolo hanno visto e raccontato questa vicenda dal loro lato, che risponde alla realtà, le cose stanno così, solo hanno dimenticato un piccolo particolare da raccontare, un piccolo momento che forse loro non conoscono. Quando si fa la raccolta nel primo mondo dei beni da inviare, non è raro che venga fatta una prima cernita di materiale tra quello che può ancora restare nel primo mondo e quello più logoro da inviare. Non è vero che chi dona, dona solo le cose che ammuffiscono in cantina, a volte dona anche cose solo passate di moda (il consumismo ha leggi ferree) o perché semplicemente il bambino è cresciuto, si libera comunque di un prodotto integro. Peccato che questo non arriverà mai là dove si pensa arrivi, perché chi raccoglie, se trova prodotti buoni, li tiene per sé.

TUDO MEU TUDO MEU

Ação cênica em dois atos e um epílogo

PERSONAGENS

PADRE

MÁRIO

MARIA

GIOVANNINO

BENEMÉRITA – sempre usará a mascára grega do homem feliz

REI DOS FAMINTOS

RAINHA DOS FAMINTOS

OS POBRES

AS CRIANÇAS

I ATO

Cena I

Numa típica igreja da típica paróquia de uma típica cidade… ao final da missa, o padre avisa os fiéis.

PADRE -…E hoje, não esqueçam, passarão os voluntários da Benemérita para recolher os donativos de todos vocês. Colaborem, colaborem para ajudar os mais necessitados, as crianças do terceiro mundo, os negrinh…, desculpem, as criancinhas de cor que precisam tanto. Sabem, meus queridos, como eles vivem… muitos deles nem imaginam quem são os seus pais… cada mãe tem um filho de pais diferente… eles nem casam… se juntam… se amasiam… se acoplam como anim… desculpem, isto não vem ao caso. De qualquer forma, a Benemérita, precisa da ajuda de vocês para ajudar os pobres dos países pobres, o terceiro o quarto o quinto mundo! lá onde acontecem as tragédias as calamidades públicas que sem ajuda não podem continuar… hoje passarão os voluntários da Benemérita, imaginem, organizarão com as suas doações umas grandes vendas beneficentes que, naquelas bandas tão longe e tão distantes, são chamadas com o nome exótico de Bazar e cujo ganho será revertido ao serviço daqueles mesmos pobres que queremos ajudar. E então é coisa boa e justa que todos partecipem com entusiasmo alegria e amor ao próximo… vejo vocês mais tarde no salão…

e agora Ite, Ite Missa est! In Nomine Patris et Filii et…

Numa típica casa de uma típica família da típica cidade.

MÁRIO – Maria, Maria, vamos lá no porão que está cheio de coisas ainda úteis para doar, não ouviu o que disse o padre na missa? As crianças do terceiro do quarto do quinto mundo precisam de nós.

MARIA – Mário, é verdade, vamos pegar todos os brinquedos velhos de Giovannino, ele já tem 13 anos, já está grande e não vai mais usar.

MÁRIO – Tem certeza que ele não quer mais brincar?

MARIA – Tenho, tenho, ele agora só pensa em computador, aqueles carrinhos velhos, aqueles soldadinhos quebrado, aqueles quebra cabeças a que falta umas peças… ele não quer mais.

MÁRIO – E depois temos também as bonecas da priminha dele, lembra? ela também está crescidinha e não quer mais brincar.

MARIA – E aquelas roupas que você não usa mais? aquelas camisas com o colarinho rasgado? eu acho que podem servir. Afinal de contas os pobres não tem nada e uma camisa mesmo que meio puída, pode ser de grande valia… coitados deles, sem nada, sem casa, sem comida no meio das calamidades públicas… o padre disse que moram numas barracas de madeira e papelão…

MÁRIO – É mesmo… Vi na televisão, os pobrezinhos precisam de tudo e nós depois teremos o porão limpo. Vamos, vamos aproveitar para doar as suas roupas velhas também, as suas saias, vestidos, lingerie fora de moda, os seus sapatos velhos, os cobertores que lá em baixo estão mofando. Vamos, assim aproveitamos para limpar o porão.

MARIA – Vamos. Porque quem doa com alegria receberá em dobro! Sendo assim faremos a nossa parte, daremos o nosso contributo para ajudar a construir um mundo mais justo!

CORO – Façam o bem sem olhar a quem, façam o bem sem olhar a quem, e lembrem-se: somos todos irmãos!

…..

No típico salão da típica paróquia

BENEMÉRITA – Estamos aqui hoje para agradecer todos vocês, Mário, Maria os jovens as crianças e todas as famílias que doaram de todo coração, podem ter certeza que serão muito úteis aos pobres do terceiro, quarto e quinto mundo. Enviaremos para a nossa sede naquele país tão longe e tão distante, quatro containeres cheios de brinquedos para os negrinh…digo, para as crianças, que são como nós. Roupas, sapatos e lingerie para as mulheres, camisas, calças, sapatos e até chapéus para os homens, cobertores para todos. Com as doações de todos agasalharemos um país inteiro. Porque sabemos com certeza que o prazzer de fazer o bem é a única verdadeira felicidade da vida. Urca che bello, Urca che bello!

MÁRIO – Viu Maria que coisa boa e justa… doamos tudo… liberamos, limpamos o porão….

Cena II

Terceiro, quarto ou quinto mundo. Chegada dos containeres na sede da Benémerita

BENEMÉRITA – Yes, realmente desta vez o primeiro mundo caprichou. Os nossos irmãos mandaram de tudo. Roupa masculina roupa feminina roupa infantil para menino roupa infantil para menina brinquedo para meninos brinquedo para meninas. E cobertores, muitos cobertores. Urca che bello, Urca che bello!

Vamos organizar, eu vou.. eu vou… eu vou organizar, temos dois bazares beneficentes para fazer! Dois bazares! O bazar nº 1 e o bazar nº 2. Agora vamos destinar as caixas da direita para o n.1 que é o NOSSO bazar. As caixas da esquerda para o bazar nº2 que será realizado para os moradores dos barracos, lá, onde eles moram. Lembrem-se, as roupas puídas, os brinquedos incompletos e quebrados, aqueles aos quais faltam peças, os carrinhos sem rodas, as bonecas sem cabelo, sem braços e riscadas, os cobertores surrados serão colocados nas caixas da esquerda: pra esquerda, pra esquerda! Temos que privilegiar o nosso bazar nº1, portanto, as coisas melhores, as roupas semi-novas e as que prestam, os sapatos em ordem e não os furados, os brinquedos quase novos, sempre nas caixas da direta, estão todos entendidos? Todos ao trabalho então, eu vou eu vou pro meu trabalho eu vou! que o trabalho nos chama e nos enobrece; tudo o que fizermos, o n.1 e o n.2, será para o nosso bem e em beneficio de todos: dos nossos irmãos lá nos barracos que terão roupas sapatos cobertores e brinquedos; e da nossa Benemérita que terá um dinheirinho a mais que não faz mal pra ninguém! Eu vou… eu vou pro meu trabalho eu vou…

CORO – É verdade, é verdade! Mas o n.1 é o bazar mais importante! A cidade toda participa, entra na sede e vê quanto está linda! Compra e gasta para ajudar! é verdade é verdade!

Cena III

Chegada dos pobres na sede da Benemérita. Acompanhados pelo REI e a RAINHA dos FAMINTOS, os pobres, ostentando o típico semblante de pobre, entram na enorme sede. Olham em volta com medo de sujar, olham a si mesmos e, abaixando a cabeça, envergonham-se da sua condição. O REI e a RAINHA transitam a vontade entre a Benemérita e os Pobres sentindo-se em casa em cada um dos ambientes.

REI – Venham amigos pobres, olhem que bonito, olhem que lindo, olhem que limpo, como tudo aquilo que está a serviço de vocês, dos pobres, é nobre e lindo. É lindo porque é nobre, é nobre porque é lindo!

RAINHA – Venham meus queridos, sigam-me e com ar de devoção e respeito agradeçam de todo coração aos irmãos que de tão longe pensaram em vocês. Os irmãos trabalharam e trabalharam, embalaram e embalaram, enviaram e enviaram aquilo que vocês mais precisam. Eles, de tão longe, pensam em vocês. É de amor, meus queridos, é de amor que vocês precisam. E aqui podereis encontrá-lo: a Benemérita vos ama, o Rei dos Famintos vos ama, eu vos amo, todos vos amam.

REI – …A nossa Benemérita que só pensa em vocês… os nossos voluntários também… Mário e Maria…

RAINHA – Agora sigam-me no grande salão das caixas…

REI – … Caixas na direita e caixas na esquerda…

OS POBRES –… obrigado desculpem… obrigado desculpem… obrigado desculpem…

REI – Podem olhar a vontade e escolher o que vocês acham que podem precisar para o bazar, lá, o bazar de lá, o de vocês, feito para vocês e por vocês, onde vocês moram, lá na pracinha de terra, na poeira da pracinha… escolham peguem o que vocês gostarem.

RAINHA – Não, não, não é bem assim, nada de olhar e escolher a vontade. Esperem, ainda não, não toquem em nada, temos de organizar melhor, façam uma fila, uma linda e longa fila, uma fila como aquela que vocês sempre fazem quando chega o caminhão dos alimentos, o caminhão que distribui a cesta básica, um atrás do outro, assim, venham… que lindo que lindo. Estão vendo como tudo sai melhor com um pouco de organização!

(baixinho para REI) Não está lembrando, sua besta, eles podem mexer somente nas caixas da esquerda para o bazar n.2; as da direita são as caixas das roupas em ordem, dos brinquedos em ordem, dos cobertores em ordem. E depois que bagunça era aquela! Não lembra, sua besta, eles precisam de organização, de pulso firme, eles devem ficar na filae na fila ficarem até eu mandar.

(em voz alta para OS POBRES) As caixas de vocês estão do lado esquerdo! Ai sim, podem escolher à vontade! Um atrás do outro, bonzinhos e sem empurrar!

OS POBRES – … obrigado desculpem… obrigado desculpem… obrigado desculpem…

REI – Caros e queridos amigos, para vocês estão reservadas estas lindas caixas do lado esquerdo. Abram, escolham… e no silêncio do vosso coração, agradeçam pelo esforço

pelo trabalho que todos fizeram em prol da sua felicidade, e da felicidade de suas crianças. O que pode ser um furo num cobertor frente à necessidade do cobertor! Frente ao frio do inverno: melhor um cobertor com furo que ficar sem ele, ou seja, melhor um cobertor furado que nada! Melhor uma meia furada, uma calça puída, melhor um sapato gasto que… nada. Ou preferem andar descalços e maltrapilhos?

RAINHA – O que pode ser um rasgo na camisa quando nem se possui uma camisa sequer! O que pode significar uma cueca suja, quando se precisa dela desesperadamente! E o sapato então? Um furinho na sola pode até fazer bem para a circulação do ar, assim o pé não cheira mal como o resto… digo, assim o pé pode se refrescar! Meu queridos, escolham e peguem. Escolhendo e pegando pensem ao dinheirinho que será revertido para a Benemérita poder continuar suas ações tão benemerentes…

OS POBRES – …obrigado desculpem… obrigado desculpem… obrigado desculpem….

CORO – Façam o bem sem olhar a quem… Se cada um fizesse a sua parte o mundo seria bem melhor!

II ATO

Cena I

Na típica praça da típica favela um minguado grupo de Os Pobres espera a chegada da Van da Benemérita acompanhada no lugar pelo Rei e a Rainha dos famintos. O vento e a poeira impõem movimentos grotescos. O cenário desolador prevê um carro queimado ao fundo, o filete de água de esgoto, um cachorro sarnento e dezenas de crianças cujo barulho é insuportável. Os Pobres, de pé, parados no centro da praça, esperam.

BENEMÉRITA – (dirigindo-se ao REI e a RAINHA) Eles sabiam ou não que hoje era o dia do bazar? Não foram eles que escolheram o dia e a hora? O que estão fazendo ali parados feito um poste? Por que não prepararam nada? Não disseram que eles iriam arrumar tudo? Onde estão as tendas, as mesas, as lonas? Nós nos matamos de trabalhos por eles e eles nada, dormem deitados em berços esplendidos esperando o maná cair do céu. Rei, Rainha vaõ lá chamar todo mundo, tirá-los da toca, vão acordá-los da sua letargia.

REI – É mesmo, vontade de trabalhar: xô, sai deste corpo que este corpo não te pertence! Gente, os pobres são um bando de vagabundos, só querem saber de ficar deitados o dia inteiro, ver televisão, tomar cachaça e fazer filhos.

RAINHA – Silêncio. Silêncio, olha eles ali, agora vamos descer da van e organizar. Você Benemérita, começa a esvaziar as caixas, deixa tudo bem organizado: roupa masculina roupa feminina roupa infantil para menino roupa infantil para menina cobertores brinquedos. A ordem, a ordem! Façamos deste momento também um momento educativo… para eles, é claro.

REI – (abrindo a porta da van) Queridos amigos, que bom que vocês estão aqui nos esperando! Que bom! Que coisa boa e justa! Só que esqueceram de uma coisinha: faltam as mesas para podermos apoiar as caixas as roupas masculinas as roupas femin… vão, vão logo buscar as mesas na suas casa para podermos começar: quem mais cedo começa, mais cedo termina… vão, meu queridos, vão…

OS POBRES – …desculpem obrigado… desculpem… mas nós não temos nenhuma mesa disponível. Nas nossas casas a mesa serve de apoio para qualquer coisa, porque não temos armários… desculpem obrigado…

RAINHA – Amigos, amigos, nada de drama: peguem as coisa de cima da mesa e ponham-as no chão.

OS POBRES – desculpem obrigado… mas não temos chão! Está tudo sujo, choveu dentro de casa, o esgoto transbordou, está molhado e sujo… descul…

REI – Tá bom! Tive uma ideia genial: estão vendo aquele monte de madeira jogada no canto da praça? Vão lá e peguem duas tábuas grandes. Vamos vamos, rápido que o tempo é dinhe… que o tempo é precioso!

OS POBRES – …desculpem obriga… as táubas, as táubas… obrigado descul…

BENEMÉRITA – (murmurando indignada) as táubas as táubas… esta gente nem sabem falar direito: as táubas!

CORO – Que idéia genial! Que idéia genial! fazer o bem bem feito, que idéia genial!

Cena II

O Bazar começou. As roupas, antes divididas e organizadas por setores, agora encontram-se

totalmente misturadas numa bagunça infernal apoiadas de qualquer jeito em cima das mesas

precárias construídas com as tábuas de madeira encontradas no fundo da praça. Os Pobres se

amontoam na frente das mesas, tocam, reviram, ciscam, chafurdam, escolhem as roupas deixando a confusão ainda mais insuportável.

BENEMÉRITA – (murmurando) Nunca vi uma coisa dessa.. parecem… parecem… piores que selvagens. Olha, olha como brigam entre eles por uma camisa furada, uma calcinha suja… E como pedem desconto… O preço já é simbólico e eles pedem desconto! Não entendem que este dinheirinho miserável vai em prol das nossas ações beneficentes… São uns verdadeiros anim… E aquela mulher? Viu o que ela está fazendo? Faz de conta de experimentar uma blusa e esconde outra de baixo da saia… Olha, agora está ensinando a sua filha fazer o mesmo… que vergonha… que vergonha… ensinar à própria filha a roubar… Mas ela não é aquela que o marido está preso? Está vendo então? Uma família de ladrões! E como ela, tem outras. Estão roubando. Nós aqui trabalhando feito locos por eles e eles nos roubando… E ainda temos que abrir a caixa dos cobertores e dos brinquedos… Imagine o que eles vão aprontar… talvez seria melhor ir embora antes.

REI – (murmurando) Não, não podemos ir embora. Eles sabem muito bem que ainda temos os brinquedos e os cobertores. Foram lá na sede para escolher, sim, não eram tantos assim como hoje… era um espécie de delegação, pouca gente. Lá era a sede nunca fariam uma bagunça dessa. Aqui é a casa deles.

RAINHA – Que bagunça é essa! Que bagunça é essa! Olha ai a confusão, assim não pode! Agora todo mundo parado! Silêncio. A venda de roupa está encerrada. Quem comprou, comprou. Quem não comprou que se dan… paciência, espere a próxima vez. Agora está na hora dos cobertores e dos brinquedos. Vamos façam uma fila, uma linda e longa fila como aquela que vocês fazem quando chega o caminhão dos alimentos!

REI – As mulheres aqui na frente, uma atrás da outra. Serão distribuídos os cobertores, grátis! Um cobertor para cada uma de vocês. Não mais que um. Pegou o cobertor, saiu da fila! Para que ninguém volte na fila vou fazer um risco na mão com esta caneta de tinta indelével, assim saberei se alguma de vocês está trapaceando. Pensem que se pegarem dois, alguém vai ficar sem! Então é um para cada e só.

RAINHA – E as crianças para cá. Uma fila para vocês também. Um brinquedo para cada um. Não podem escolher. Tem só uma caixa. Enfiou a mão, sem olhar, pegou, saiu da fila! Cada um de vocês será carimbado na mão assim saberemos quem está voltando para fila duas vezes! Enfiou a mão, pegou, saiu da fila. Estamos entendidos? Se alguém não gostou do brinquedo que pegou, depois troca com o amiguinho. Não quero saber de reclamações e nem de bagunça.

REI – Vamos mulheres, mais rápido… os cobertores são todos iguais… estão demorando muito, olha a fila, olha a fila… você ai aqui aqui, mostre a mão…

RAINHA – Vamos crianças, mais rápido… os brinquedos são todos iguais… estão demorando muito, olha a fila, olha fila… você ai aqui aqui mostre a mão…

OS POBRES – (murmurando cabisbaixo na típica posição de resignação que só os pobres sabem assumir) desculpem obrigado… mas gostaríamos de avisar os senhores que os cobertores estão um pouco furados… as camisas puídas de leve… as roupas meio rasgadas… só um pouquinho… só um pouquinho…

AS CRIANÇAS – porra… que merda é essa… os carrinhos estão sem roda… as bonecas sem braços… os soldadinhos sem armas… os quebra cabeças faltam peças… que bosta de brinquedos são esses!

OS POBRES – mesmo assim agradecemos… agradecemos mesmo assim… agradeçam meninos vocês também.

AS CRIANÇAS – mesmo assim agradecemos agradecemos mesmo assim.

BENEMÉRITA – Foi um prazer imenso vir aqui hoje, compartilhar este momento tão bonito com vocês… Para nós o que vale mesmo é o sorriso das crianças, é saber que vocês todos estão felizes… é ver como as pessoas do mundo inteiro pensam em vocês, na sua felicidade e no seu bem estar. Não agradeçam a nós, mas aos nossos amigos que de longe fizeram estas doações de todo o coração. Agora podemos ir embora com a consciência do dever cumprido, podemos apoiar a cabeça no travesseiro e dormir o sono dos justos. Porque a nossa missão é dedicada a vocês que precisam, vocês: os pobres.

OS POBRES – … obrigado desculpem… obrigado desculpem… obrigado desculpem…

REI – Tchau gente, até o próximo bazar.

RAINHA – Foi bom, não foi?

CORO – Façam o bem sem olhar a quem façam o bem sem olhar a quem…

Cena III

Os pobres na típica praça da típica favela na desolação da paisagem, os brinquedos quebrados

abandonados no chão, a poeira que tudo envolve, na impossibilidade de saber quem começou o

tumulto, deixa-se ao público a indefinição da situação.

OS POBRES – As táubas são minhas… Eu vi primeiro Eu que vi Eu fui pegar Eu montei Eu preciso Eu preciso mais que você Solta De pra mim È minha As Taubas È meu Eu Eu Eu

CAI O PANO

Epilógo

Enquanto o público acredita ter terminado o espetáculo, sai por trás do pano um garoto de 13 anos aos berros

GIOVANNINO – Mãe, pai, onde estão os meus brinquedos, os meus soldadinhos, as minhas coisas… quantas vezes disse para deixar tudo no porão, são as minhas coisas ninguém pode mexer, é tudo meu… tudo meu… tudo meu…, estou guardando para os meus filhos… é tudo meu…

FIM

Do mundo da opulência, um pequeno comentário final

Edith e Paolo viram e contaram este acontecimento do seu ponto de vista que responde à realidade, assim são as coisas; esqueceram-se de um pequeno detalhe a ser contado, um pequeno momento que talvez eles não conheçam. Quando no primeiro mundo se faz a coleta dos bens para serem enviados, muitas vezes é feita uma primeira separação entre o material que ainda pode ficar no primeiro mundo e aquele mais gasto para enviar. Não é verdade que quem doa, doa somente as coisas que estão mofando no porão, as vezes doa também coisas fora de moda (o consumismo tem suas leis de ferro) ou porque simplesmente o menino cresceu, de qualquer forma livra-se de um produto em ordem. Pena que este produto nunca chegará lá onde se espera que chegue, porque quem recolhe, se encontrar mercadoria boa, fica com ela.