Buon anno

O Pibão foi bom – Il “ Pillone” è andato molto bene (Dilma Rouseff)

Venerdì. Serata tristissima oggi. Non piove, non è freddo, non è caldo, tristissima lo stesso. Molta gente in piazza. Scendono dagli uffici e si fermano nei bar, i più restano in piedi ai tavolini in strada, birra, birra e birra, si smangiucchia e musica al vivo. Samba. Dal metrò arrivano le ragazzine pronte per il servizio notturno, svestite come si deve. Serata tristissima. Africani dappertutto. Sono diversi, li vedo dalle magliette colorate, li sento dal suono della voce. A capannelli gridano nel loro dialetto. Si contendono gli spazi. Uno mi guarda male. Mi fissa come una sfida. Continuo il mio cammino, lento e annoiato da una stanchezza di una settimana da dimenticare. La pattuglia passa. La pattuglia a piedi passa, passa quella in bicicletta, in moto e in macchina. La base è ancora aperta, chiuderà alle dieci. L’africano mi offre cocaina, un chilo, due chili, un quintale di cocaina, una manciata di crack, una tonnellata di merda che gliela farei mangiare non fosse che è alto due metri. Lo mando in malo modo dove si merita di andare. Un milione di anni fa a quest’ora era tutto chiuso e la piazza piena di bambini, i meninos di rua. Il miracolo economico brasiliano ha fatto aprire tutti i bar. I bambini di allora sono tutti morti, per loro niente miracolo. Le nuove generazioni sanno che qui non possono più stare, si rifugiano altrove. Il centro è pieno di gente, i bar pure. Gli africani, le ragazzine, la polizia. Serata tristissima oggi. Non sono le luci del sambodromo a darmi fastidio e neanche la musica che da là arriva fino a casa mia, attraversa chilometri di città ed entra dalla finestra fino a me. Il carnevale è finito ma oggi, venerdì, sfilano le scuole di samba vincitrici del concorso ufficiale di qualche giorno fa. Rifanno tutto tale e quale: signorine e tamburi, sorrisi e allegria. Trasmissione televisiva dal vivo inclusa. Dicono che in Brasile l’anno nuovo comincia veramente dopo il carnevale. Il periodo precedente, la piena estate, è vissuto come una specie di limbo temporale, serve a fare i programmi per l’anno che deve cominciare, a riposarsi, a preparare la sfilata. Serata tristissima. Il samba in casa mia, le luci della sfilata, i fuochi d’artificio, i botti, come se li avessi in sala. I meninos di rua che popolavano la mia piazza sono tutti morti. Alcuni sono scomparsi nel nulla, altri si sono accoltellati tra loro, altri ancora si sono persi nel delirio. Adesso ci sono gli africani, enormi, neri da far paura. Colonia a parte in un sottomondo infame. Come i boliviani schiavi dei coreani. Un intero quartiere dedicato alla confezione tessile. Gli orientali hanno comprato tutto e i boliviani ci lavorano nei sottoscala in condizioni animalesche. Ogni tanto vengono liberati e raccontano la loro disperazione davanti a telecamere distratte e frettolose. Il miracolo economico esige informazione dinamica, velocità e varietà. Gli africani invece sono la testa di ponte per la droga, as mulas, le mule. Per quattro soldi trasportano in viaggi internazionali la quantità di droga che riescono a ingoiare. La avvolgono in capsule di plastica, se la infilano in ogni buco e partono. Spesso non riescono ad imbarcare, troppi controlli. Ogni tanto ne muore qualcuno tra spasmi orribili. È tutto filmato e pubblicato su youtube. Il ladro dietro di me mi segue a un metro e pensa che sono così scemo da non accorgermene. Non è africano, è uno dei nostri, un legittimo ladro brasiliano. Barcolla un po’. Pensa di potermi rapinare con quel coltellino da far ridere i polli. Magari ha appena sniffato dal gigante negro o appena bevuto al bar. Serata tristissima. L’annuncio del Pibão mi ha intristito ancor di più. PIB significa produto interno bruto, prodotto interno lordo, PIL. Il suffisso ÃO, con quella specie di virgolino sulla A, è un aumentativo, si usa quando l’aggettivo viene adoperato per definire qualcosa di grande, imponente, importante. Per esempio, uno si compra una macchina nuova e tutto contento la fa vedere agli amici e dice: guardate che macchinona ho comprato. Ecco, ÃO vuole enfatizzare, oltre alla grandezza, la tua felicità, la tua soddisfazione. Il sambÃO che suonano oggi lo sento fino a casa mia. Lula non è andato alla sfilata. Smaniava dalla voglia, lo aveva promesso, ma i consiglieri sono riusciti a trattenerlo. È stato contrattato da un’impresa che durante il suo mandato ha quintuplicato i guadagni, lo hanno chiamato per un ciclo di conferenze. La prima è stata un successone, un ÃO, con tanto di battute improvvisate: se il governo distribuisce i soldi alla popolazione, la gente avrà più soldi per comprare i nostri prodotti. Le risate, gli applausi. Le conferenze per l’impresa di successo e la sfilata non vanno d’accordo. L’altro giorno al sambodromo ad ammirare il passaggio dei carri e dei chiapponi erano presenti ministri e senatori, col bicchiere in mano, alticci, la maglietta dello sponsor ufficiale: senatori e ministri. Serata tristissima oggi. Non è il samba, né il pusher africano, né il ladro bislacco, né le signorine del metrò, né i ministri ubriachi. E non è neanche il pibão, il prodotto intero lordo ÃO praticamente un lordone. Lo ha detto il presidente, la presidentessa, la presidenta Dilma: l’anno scorso abbiamo avuto un Lordone. Quest’anno sarà diverso, dovremo spendere meno, risparmiate gente, risparmiate. Serata tristissima. Il carnevale è finito. Andiamo a casa. O al bar. Buon anno a tutti.