C.B.

Karl Karus racconta come la foto di Cesare Battisti impiccato girasse sotto forma di cartolina postale tra le mani dei viennesi. Un simbolo, un trofeo. L’esecuzione, il corpo martoriato esposto, fotografato e ridotto al vilipendio popolare.

Oggi l’insopportabile sorriso di Cesare Battisti è sulle prime pagine di tutti i giornali brasiliani. L’altra foto è quella di un Lula in visibilio: paonazzo e sudato esulta per la decisione della Corte Suprema ed afferma: “Non capisco perché l’Italia non tratta la questione come un fatto di normalità democratica e sovrana del Brasile. Quello che ho fatto è previsto esattamente nel trattato che abbiamo con l’Italia”.

La morte di Cesare Battisti divenne un simbolo della Vienna nella prima guerra mondiale. La liberazione di Cesare Battisti un simbolo di autonomia e sovranità nazionale. Questione di simboli, questione di segni. E forse di qualcosa in più.

Abbiamo descritto spesse volte il sistema della corruzione su cui si basa il funzionamento della società. Dal vigile per non farti la multa ai ministri di Stato, dall’impiegato comunale per favorire una pratica ai giudici che si occupano di adozioni internazionali, dalle imprese che ottengono appalti alle Ong che falsificano i loro dati per ottenere sovvenzioni. Situazioni che abbiamo visto da vicino, che abbiamo vissuto sulla nostra pelle. E denunciato. Senza alcun risultato, anzi, spesso ottenendo il biasimo, il rimprovero, e anche qualche citazione per diffamazione. Mettersi contro il sistema fa male, ma non al sistema.

Normalmente siamo molto ricettivi con quello che arriva dall’estero. È una questione storica. Il Brasil-colonia, privo di ogni manufatto, importava ogni cosa: generi alimentari, macchine industriali, vestiti, elettronica, mano d’opera. Ciò che viene da fuori, oltre che ad essere necessario è di conseguenza migliore di quello che viene prodotto qui. Questo è il pensiero impregnato nella mentalità popolare. Quando il Brasile vinse i mondiali del ’94 contro l’Italia, l’aereo tornò dall’America carico di 17 tonnellate di elettrodomestici “importati”, comprati a Los Angeles. Diciassette tonnellate di robaccia comprata dai giocatori o per uso proprio o per rivenderla a parenti e amici. È d’uso, è normale chiedere a chi viaggia all’estero di portare qualcosa (qualcosa di importato!): un profumo francese, una bottiglia di whisky, qualunque cosa difficile da trovare qui, o troppo costosa per le nostre tasche; la si regala o la si rivende al doppio del prezzo. I giocatori portarono diciassette tonnellate: frigoriferi, televisori, apparecchi vari. Al momento di passare la dogana e pagare le tasse di importazione, il tecnico Zagallo e il capitano Romario, diedero in escandescenza con urli e spintoni: abbiamo vinto i mondiali e possiamo fare quello che vogliamo. Intervenne il Presidente della Repubblica, che liberò l’entrata dei prodotti ed esonerò la nazionale dal pagamento di tasse e imposte. Il direttore della dogana diede le dimissioni e fu accusato di lesa maestà.

Dicevo dunque che siamo molto ricettivi in relazione a tutto ciò che viene dall’estero: gli stranieri che arrivano per il carnevale e si vestono da deficienti nel sambodromo, sono visti come gran simpaticoni a loro agio grazie al calore del popolo. Negli hotel di lusso, nella hall, è disponibile una guida disposta ad offrirti di tutto, tour panoramico e bambine. Ha un catalogo dove puoi vedere e scegliere. Forse non hai notato che in camera c’è un foglietto scritto che avvisa che il turismo sexual è un crimine. Forse non hai notato che il foglietto è scritto in italiano (in italiano!) e che la guida col catalogo è pure lui un paesano come te. Quello che viene da fuori è sempre ben accetto, soprattutto quando collabora col sistema di cose con il quale conviviamo e siamo abituati da sempre. Proviamo a contare quanti mafiosi conosco. Proviamo a contare quanti gerarchi del ventennio ho conosciuto (adesso quasi tutti morti, rimangono i figli, fedeli alla memoria dei padri: Paolo, non capisco perché non vuoi bene a Mussolini, mi ha chiesto l’altro giorno una simpatica e pingue paesana mia discendente di capetti rifugiatisi qui nel ’45). Proviamo a contare con quanti criminali italiani ho avuto a che fare in tutti questi anni, con quanti maniaci venuti a stuprare le bambine di strada, con quanti speculatori arrivati ad arricchirsi con il commercio illegale, con quanti delinquenti comuni che qui prosperano con le loro pizzerie di facciata, con quanti industrialotti “ghe pensi mi” venuti a fare affari sottobanco approfittando della mancanza di controllo e della connivenza delle nostre autorità pagate con qualche mazzetto di euro. Ecco l’Italia e gli Italiani da esportazione! L’immagine dell’Italia nel mondo!

Proviamo ora ad immaginare un paese che vive un perenne complesso di inferiorità, che si lascia calpestare nella sua dignità da chiunque voglia sfruttarlo (nella hall di un hotel, in una pizzeria di facciata, in una mazzetta “ghe pensi mi”) un paese abituato a convivere con la corruzione in ogni ambito della vita sociale, un paese in cui la politica interferisce nelle decisioni della magistratura per semplici ragioni di parentela o di amicizia.

E adesso immaginiamone un altro. Un paese in cui le nipoti di Mubarak girano nei palazzi di vecchi satrapi coi capelli trapiantati. Immaginiamo il satrapo che scrive al presidente del paese complessato in nome della legge…, lui , proprio lui! a parlare in nome della legge, lui, processato per mille reati, lui viene da noi a parlare di legge, lui che si tromba le minorenni e fa le feste con le puttane, lui che… Ecco, finalmente il presidente del paese complessato può guardare qualcuno, uno di quelli che contano, non più come un supplicante miserabile bisognoso di investimenti, ma come uno che dice: qui a casa mia comando io e tu non mi devi dire quello che devo fare. Ecco, la questione Battisti è stata liquidata, lo si sapeva fin dall’inizio, da quando venne catturato dalla polizia federale. Il Brasile ha un accordo di estradizione con l’Italia. Sì però nella legge brasiliana c’è scritto che non si può estradare nessuno che sia condannato a morte o al carcere a vita. In Italia Battisti è condannato all’ergastolo. Noi non prevediamo l’ergastolo. Qui la pena massima è di trent’anni. Quindi Battisti non ve lo diamo, lo volete mettere in galera per tutta la vita e noi non ve lo diamo: lo dice la nostra legge. Lo ha detto Lula, i giudici della corte suprema gli hanno letteralmente ubbidito. E poi un po’ di orgoglio nazionale non fa male a nessuno. Nessuno ci deve dire quello che dobbiamo fare a casa nostra, soprattutto un paese il cui primo ministro va a puttane, in cui si vendono le partite di calcio e che ci manda mafiosi, stupratori e imbroglioni a palate. In casa mia comando io. This is the question. Se lo straniero viene qui a portare soldi, a comportarsi da cretino a dire che il Brasile è bello e la sua gente è calda, allora va bene. Ma se ci dice quello che dobbiamo fare a casa nostra, se ci critica, se ci scrive lettere di ammonizione…

Il secondo grande equivoco è stato quello di considerare Battisti un perseguitato politico, un companheiro romantico, un attivista. È così che lo chiamano: un attivista. Lo hanno messo sullo stesso piano dei nostri guerriglieri degli anni ’70 che, quelli sì, affrontavano la dittatura militare a mani nude e morivano a migliaia di tortura o per salvarsi partivano in esilio. Dicono che se torna in Italia gli fanno la pelle (ricordiamoci l’immagine dell’Italia degradata e corrotta!). Vi siete dimenticati che in Brasile oggi comandano gli ex guerriglieri (adattati molto bene alla realpolitik, ma sempre ex guerriglieri sono)! È facile ora vedere il nesso tra ogni cosa, fare collegamenti, dedurre e concludere, è facilissimo: Battisti, perseguitato politico da un paese degradato, è un qui rifugiato politico, un attivista innocente condannato ingiustamente dal bunga bunga.

Un equivoco mostruoso in cui ancora una volta l’immagine di una Italia corrotta ha prevalso sulla realtà dei fatti. Purtroppo la decadenza italiana corrisponde al vero, ma la vera realtà dei fatti è molto differente. Una questione di simboli. Davanti a Cesare Battisti impiccato, i viennesi esultavano. Davanti al cinismo di Cesare Battisti esultano Lula e un pugno di giudici, solamente loro, legati a filo doppio da favori e amicizie, dall’ingerenza della politica nella magistratura, attraverso un modus vivendi stabilito da secoli. Certamente non si rallegrano né la stampa e neanche l’opinione pubblica, che vedono ancora una volta il loro paese agire in relazione alla comunità internazionale come un delinquente inaffidabile. È tutto qui.