CHIARIMENTO ALLA NEWSLETTER DEL 09/10/2011

Mi è arrivata una tirata d’orecchi da parte del buon Gaetano Farinelli per avere omesso il nome degli autori dello scritto della Newsletter del 09/10/2011.
In questo modo può sembrare che quanto espresso sia la posizione di Macondo e a Farinelli sono giunte delle email che chiedevano chiarimenti, forse preoccupate, non lo so.
Mi scuso con tutti per la grave omissione, e con Gaetano per averlo messo a disagio.

Lo scritto è opera di Paolo D’Aprile e di Edith Moniz, che da sei anni li ospitiamo nel nostro sito con la loro rubrica “Dal silenzio”.
Quello che avete letto è una invettiva contro il modo di operare di certe associazioni, modo che da anni criticano, chi li segue lo sa, non è un tema nuovo.

Con quest’ultimo scritto mi hanno dato libertà di scelta, sapevano che era duro, lo potevo pure buttare, ma per loro era importate farlo conoscere.
Vivono con offesa il modo di operare di certe associazioni, come trattano la loro gente, con superiorità, i bambini soprattutto, per mostrarsi buoni e in realtà commettono disastri.

In questi giorni si sono imbattuti ulteriormente in questo modo di operare. Per loro la misura è colma e lo hanno voluto far sapere con lo scritto di ieri.

Non mi è sembrato e non mi sembra così cattivo, duro, non ci sono nomi, e chi lavora onestamente non può sentirsi attaccato, mentre chi ha la coda di paglia si può sempre salvare dicendo che non si tratta di loro: mancano i nomi.
Non possono fare nomi, perché non lo possono provare, quello che ci raccontano da anni lo hanno visto, lo hanno vissuto, ma la loro parola vale quanto quella di qualsiasi altra persona. E allora ecco lo scritto, lo sfogo, l’accusa.
Non mi aspettavo alcuna reazione. Mi sono sbagliato.

Al di là della forma, che può piacere o meno, è un invito a vigilare sull’operato delle associazioni, pretendere trasparenza, considerare fino in fondo le loro azioni.

Chi segue i loro scritti, lo sa, sa che hanno pagato in prima persona, sa che loro, ma soprattutto gli ultimi che con loro avevano creduto e sperato nell’azione di tanta “brava gente”, hanno subito le peggiori nefandezze, mentre i salvatori si sono coperti di gloria. È tutto pubblicato.

Alberto Camata