Dialogo presocratico: Trotsky, Bucharin e compagnia bella

A – Ma sto tipo cicciotto che ride non è il ministro che fu obbligato a dare le dimissioni perché ordinò che si investigasse se il custode…

B – Sì è proprio lui: il custode denunciò che in quella villa arrivavano con le valige piene di soldi, droga… Sì, il cicciotto della foto è proprio lui, il ministro ex comunista, ex trotzkista, il ministro che il custode… soldi, droga e donnine.

A – Le donnine, che bellezza!

B – In uno scandalo che si rispetti le donnine non mancano mai.

A – Ma è brutto, sembra l’orso Baloo!

B – Panzuto, placido, flaccido, imperturbabile che quando il custode lo denunciò diede ordine al presidente della Banca di violare il segreto e divulgare l’estratto conto del poveretto, del custode.

A – E scoprirono un deposito di 20.000 Reais…

B – E il ministro disse che il custode era stato pagato dall’opposizione…

A – E il custode si vide costretto a rivelare il suo dramma famigliare: era stato il padre a versargli quella somma sul conto pochi giorni prima.

B – Un regalo per averlo finalmente riconosciuto come figlio.

A – Che storia!

B – Che storia!… il ministro di Stato che denunciato da un custode si vendica ordinando al presidente della Banca di rivelare l’estratto conto.

A – Alla fine però dovette dimettersi e venne pure processato.

B – Ma assolto.

A – Assolto?

B – Sì, assolto.

A – Che tempi, che tempi.

B – Che tempi, che tempi.

. . . . . . .

A – Ma questo avvenne durante il primo mandato di Lula.

B – Poi è venuta Dilma che lo ha richiamato.

A – Lei ha richiamato lui, l’ex ministro che diede le dimissioni?

B – Sì e lo ha nominato ministro un’altra volta.

A – Ma io pensavo che politicamente fosse finito, kaputt, dopo tutta quella storia, io pensavo di non dover vederlo mai più, distrutto per sempre.

B – Ma venne assolto. Assolto per vizio di forma, per cavilli burocratici, per una virgola, un timbro, un’orecchia nel plico. Assolto mica per essere innocente ma per vizio di forma, però assolto fu e assolto rimane, quindi innocente a tutti gli effetti.

A – E se innocente è, nessuna colpa ha.

B – E adesso cosa fai la rima? Sì comunque è davvero così: nessuna colpa, perciò può tornare benissimo a fare il ministro.

A – Il ministrone, grande e potente…. Ma perché ieri il presidente Chavez gli ha detto “fuerza fuerza”?

B – Perché Chavez in visita ufficiale a Brasilia ha passato in rassegna tutti i ministri e a lui lo ha abbracciato come un vecchio companheiro: fuerza fuerza!

A – Fuerza companheiro, hasta la victoria!

B – Resisti! Resisti!

A – … Ma a cosa deve resistere?

B – Alle nuove denunce! Dicono che in pochi mesi è diventato milionario, che ha comprato appartamenti di lusso in mezza città, che la sua impresa di consulenza ha offerto informazioni privilegiate al miglior offerente, alle ditte, alle industrie che si smaltiscono il controllo del mercato in borsa e gli appalti dei lavori pubblici del PAC.

A – PAC?

B – Piano di Accelerazione della Crescita, una specie di NEP sovietica, Nuova Politica Economica, dicevo dunque, e non interrompermi più, le imprese che si smaltiscono i lavori del PAC tra cui la costruzione degli aeroporti e degli stadi per i Mondiali e le prossime Olimpiadi.

A – No?

B – Sì!

A – Ma è un ministro di Stato, e un ministro di Stato mica può divulgare informazioni privilegiate a nessuno, e un ministro di Stato mica può essere il padrone di imprese di consulenza privata.

B – Come sei ingenuo: la sua impresa adesso è chiusa, anzi il ministro l’ha chiusa il giorno prima di essere chiamato ufficialmente al governo.

A – E allora?

B – Il problema è che l’impresa funzionava a gonfie vele quando il futuro ministro faceva parte dell’equipe di Dilma nel periodo di transizione, tra l’elezione e l’insediamento: tre mesi in cui il presidente eletto ha tempo di formare il nuovo governo e di tessere alleanze politiche.

A – Il tempo in cui i finanziatori della campagna elettorale cominciano a riscuotere i guadagni per i favori elargiti.

B – Bravo!

A – E in questi tre mesi?

B – In questi tre mesi, da ottobre a dicembre dell’anno scorso, il futuro ministro è diventato

milionario, dico: milionario!

A – Ma la sua impresa avrà pur fatto le cose alla luce del sole, avrà pure dichiarato al fisco, avrà pure pagato le tasse, dichiarato l’origine dei proventi, i nomi dei clienti e il tipo di servizio a loro prestato, vero?….

B – …..

A – Allora?

B – No.

A – No?

B – No. Ed è proprio per questo che la stampa al completo, l’opposizione, l’opinione pubblica e perfino alcuni esponenti del suo partito vogliono sapere tutto, vogliono che il ministro dica per chi ha lavorato e che tipo di informazioni ha divulgato. È una questione di trasparenza, una specie di Glasnost, di Perestrojka. Ma lui non dice niente, mantiene un silenzio di tomba, dice solo che ha fatto tutto secondo i termini di legge. Dice che è vincolato da un contratto di segretezza e che non può esporre i suoi clienti. La stampa, l’opposizione, l’opinione pubblica devono credergli sulla parola, devono credere alla sua buona fede: tutto è stato fatto onestamente e i soldi guadagnati in tre mesi non sono frutto di scambi di favori o di informazioni privilegiate distribuite a chi specula sui lavori pubblici, ma sono frutto di pura competenza, della sua competenza di consultore, perché chi come lui è stato ministro dell’economia (ai tempi dello scandalo del povero custode) ha acquistato molto prestigio sul mercato, tra i grandi nomi della finanza e dell’industria.

A – Davvero ha detto così, ha detto tutto questo? Sei sicuro?

B – Eccome. Lo ha detto pure in una intervista di mezz’ora al telegiornale: chi è stato ministro acquista molto prestigio sul mercato!

A – Ma un ministro può lavorare per l’iniziativa privata?

B – Certamente. Basta che lasci passare un periodo di quarantena dalla sua uscita del governo, e può fare quello che vuole. E poi tutto questo di cui lo accusano è successo prima che diventasse ministro di Dilma, quando era un privato cittadino. Ed è bene ricordarsi che per la storia del povero custode era stato assolto.

A – Ho capito, ho capito. Quindi se le informazioni privilegiate vengono divulgate prima di assumere la carica pubblica, non esiste alcun reato.

B – Sì, bravo. Non c’è nessun reato: è un privato cittadino che dà le sue opinioni a chi gliele chiede, a chi lo paga.

A – Una opinione ad una impresa che lavorerà per il governo di cui il privato cittadino farà parte dopo pochi mesi…

B – Sì, non c’è nessun reato. La legge non è stata infranta. Venti milioni in tre mesi il ministro li ha guadagnati onestamente. Lo ha detto pure il Procuratore della Repubblica: non ci sono indizi per instaurare un processo. Se il procuratore non ha dubbi, li vuoi avere tu?

A – No, per carità.

B – Bravo.

A – Sai a cosa stavo pensando?

B – Dimmi.

A – Meno male che i nostri giudici non sono comunisti.

B – È vero, sai che casino combinerebbero…, ma cosa dici, cosa mi fai dire…, qui i comunisti li abbiamo al governo.

A – Ma non sono tutti ex trotzkisti, ex leninisti, ex…

B – È vero.

A – E invece il presidente Chavez è comunista?

B – No, quello è scemo e basta.

A – Però io invece da grande voglio fare il comunista, anzi l’ex.

B – Perché?

A – E me lo domandi anche? Ma per diventar ricco, milionario in pochi giorni. Che male c’è. Lo diceva pure Bucharin ai tempi della NEP: adesso, compagni, arricchitevi!

B – È vero, hai ragione. Voglio fare il comunista anch’io, anzi no, il consultore, voglio fare il comunista consultore, l’ex comunista consultore, voglio fare i milioni, diventar ricco sfondato e farmi crescere la pancia pure io: Fuerza companheiro, fuerza!