Guerra: terribile o volgare? Migrazioni: solidarietà o giustizia?


Scrisse Oscar Wilde: “Fintanto che la guerra sarà considerata terribile, conserverà il suo fascino. La sua popolarità avrà fine, quando la si giudicherà volgare”. Affermazione geniale! La guerra della Libia è volgare. Noi potevamo evitarla col boicottaggio al petrolio libico, ma dovevamo rinunciare ai privilegi che ricevavamo da Ghedaffi, in cambio di far vista grossa sui suoi crimini. Abbiamo tergiversato, quindi abbiamo definito la guerra come terribile e con ipocrisia l’abbiamo dichiarata da paladini del popolo libico, dando al tempo stesso ossigeno alla nostra industria bellica.

Mi sono chiesto se non dovremmo fare un discorso simile riguardo alle migrazioni. Noi tutti le riteniamo una terribile tragedia (solo in seguito divergiamo: alcuni pensano che dobbiamo aprire le porte ai migranti, altri che dobbiamo chiuderle per la nostra sicurezza, identità ed economia). Ma se le migrazioni fossero volgari? Naturalmente non voglio smentire la tragedia: dati ufficiali, che peccano per difetto, parlano di seimila persone che in sedici anni hanno perso la vita nel Canale di Sicilia. Le migrazioni del Sud sono volgari perché provocate dagli interessi indegni del Nord.

Per chiarezza, sostituiamo i due aggettivi terribile e volgare con due sostantivi: solidarietà e giustizia. Noi trattiamo le migrazioni sempre come un problema di solidarietà, quando sono invece un problema di giustizia. Noi abbiamo fatto da tempo e continuiamo a fare terra bruciata dei paesi del Sud: perciò i loro abitanti devono migrare. Lo scempio che abbiamo fatto è tanto che migliaia e centinaia di migliaia di terzomondiali emigrano con la prospettiva di morire nella traversata, o essere ricacciati, o essere tollerati e sfruttati. Da molto noi abbiamo perduto l’innocenza!

Ne ho parlato con un amico, che si è scandalizzato. Lui era solidale con gli immigrati a motivo del Vangelo. Ha quindi reagito: “Stai dicendo che noi siamo ladri?”. Purtoppo sì. Diciamo che è vizio di sistema più che cattiveria personale. Non sto riesumando il vecchio problema del colonialismo: ma il sistema commerciale, economico, politico mondiale di oggi, di sempre, si approfitta dei paesi poveri. Economisti onesti e giudici imparziali lo possono spiegare bene. Io solo accenno al fatto che il terzo mondo è stato obbligato a “svilupparsi”, creando l’infrastruttura industriale; per pagarla ha dovuto esportare-svendere prodotti agricoli (i suoi alimenti) e chiedere prestiti (dollari inflazionati) con tassi da usurai. Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso, che aveva capito trattarsi di una trappola per i poveri e non l’aveva accettata, è stato assassinato in un colpo di Stato (nel 1987).

Solidarietà con il popolo libico l’ha mostrata la Tunisia, paese confinante povero, di 10 milioni di abitanti, quando ha accettato 500.000 profughi. Ma l’Italia che ha doveri di giustizia ha parlato di emergenza epocale quando sono arrivati 50.000 profughi. Insomma, il problema si risolverà quando il primo mondo taccagno smetterà di parlare di solidarietà e comincerà ad agire con giustizia.

Io sono triste, pensando che i nostri padri, nel secolo breve (cf. Eric J. Hobsbawn), dopo il disastro delle due guerre, nel periodo d’oro della ricostruzione su basi migliori (si pensi alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 1948), non siano riusciti a darci leggi universali più giuste. Quanto a noi, continuiamo nel “periodo della frana”, arroganti e decadenti.

E che dire della strafottenza di persone che sono state votate e dovrebbero rappresentarci nel meglio? Esse si dicono cristiane, ma non sono né cristiane né umane, semplicemente volgari.