Il decennio d’oro

A Rio de Janeiro il 2011 è iniziato con i fuochi artificiali di Copacabana e con la musica, come sempre del resto, ma quest’anno l’atmosfera era del tutto speciale perché questo che è appena iniziato è stato definito il decennio d’oro del Brasile per via di tutti gli eventi che qui si svolgeranno. Parlo delle Olimpiadi Militari del 2011, della Coppa Sudamericana di calcio nel 2013, i Campionati Mondiali di calcio nel 2014, e nel 2016 le Olimpiadi il cui simbolo è stato presentato proprio durante la grande festa di Copacabana. Insomma, Rio sarà un grande polo turistico. E’ stata definita la città più felice del mondo, il miglior ritrovo gay del mondo e il palco di grandi eventi sportivi mondiali.

In questo primo mese di gennaio è caduta una straordinaria quantità di pioggia che purtroppo è stata causa di un’alluvione con più di 850 morti. Ancora ci sono persone disperse. La zona colpita è nella regione montagnosa di Rio, in particolare i comuni di Petropolis, Teresopolis e Nova Friburgo.

L’ alluvione ha cambiato la geografia della zona provocando danni ingenti.

La cittá insicura

La città è un caso unico alla mondo per la sua geografia: colline adagiate sul mare, grande quantità di favelas (più di 700) che sommano più di un milione e mezzo di abitanti sotto il controllo militare dei narcotrafficanti. Anche per questo motivo, la sicurezza a Rio è un gravissimo problema ma qualcosa sta cambiando profondamente grazie a dei nuovi provvedimenti. Per capire meglio vi racconto la situazione degli ultimi decenni.

La grande immigrazione

Negli anni ‘70, ‘80 e ‘90 l’ immigrazione interna in Brasile ha fatto crescere in modo smisurato le favelas di Rio, insediatesi principalmente in aree a rischio come i bordi dei fiumi o i pendii delle colline. Il potere pubblico non se ne è occupato permettendo cosi che i narcotrafficanti ne prendessero possesso esercitando un controllo armato al loro interno via via sempre più pesante fino al dominio assoluto. Le varie fazioni di narcotrafficanti in lotta tra loro hanno cominciato a contendersi e a “conquistare” le favelas sottraendole al controllo della fazione nemica: insomma, la favela e il suo controllo per aumentare la vendita di droga e cosí il proprio potere.

In queste lotte tra fazioni i narcotrafficanti sono stati sempre appoggiati da poliziotti corrotti che, in cambio di soldi, fornivano loro le armi schierandosi per l’uno o l’altro commando.

La pubblica amministrazione è sempre stata consapevole di quale fosse la realtà ma ufficialmente interveniva solo quando accadevano fatti criminosi di grossa portata. Allora lo Stato, per far vedere che “c’era” con una azione più che altro “dimostrativa” entrava in favela catturando qualcuno.

In questo contesto è chiaro che il sistema di sicurezza statale si dimostra fallimentare: la polizia per sopravvivere si allea addirittura col narcotraffico! La gente capisce che è tutta una farsa, i politici fanno solo bei discorsi, la realtà di tutti i giorni invece è tale a un crimine. La gente si sente impotente di fronte al potere dei narco e soccombe rassegnata.

La cittá violenta

Cosa succede nella sicurezza pubblica a Rio de Janeiro nei primi anni del duemila? Vi si possono individuare 4 passaggi.

Sul piano politico

Si capisce che, per motivi economici, è impossibile eliminare le favelas e costruire zone sostitutive per tentare di debellare il narcotraffico. Sorge quindi l’idea di trasformare la favela in quartiere: progetto Favela – quartiere. Ben presto però il progetto, iniziato in alcune favelas, si dimostra fallimentare perché qualsiasi riforma viene ostacolata e impedita dai narcotrafficanti stessi che gestiscono il territorio.

Sul piano militare

Viste le forti perdite che la polizia subiva ogni volta che interveniva in favela, si pensa di istituire una forza di intervento speciale (BOPE), gente addestrata proprio per quella guerriglia urbana unica al mondo propria della città di Rio. Il simbolo del BOPE è un cranio con una spada infilata. Vengono usati anche i mezzi blindati che diventano lo spauracchio della gente. Nel film “Tropa de elite” (versione italiana “Gli squadroni della morte”) è rappresentata molto bene questa nuova realtà della favela.

Con l’adozione di queste nuove misure diminuisce il numero di morti tra la polizia ma aumenta quello dei trafficanti. La quantità di armi da guerra che arrivano a Rio è impressionate. Le varie fazioni, visto l’armamento pesante delle truppe speciali BOPE, fanno a gara per comprare armi da guerra tipo mitragliatrici antiaeree, bazooka e persino fucili mitragliatori placcati d’ oro per dimostrare quando siano ricchi e potenti. Insomma, l’unico risultato che si ottiene dalla formazione dei BOPE è l’aumento spaventoso del numero di armi e del numero di vittime: una media di 3500 all’anno.

Il terzo passaggio

Si identifica con la nascita in forma anonima delle polizie paramilitari, chiamate “milizie”. Esse sono formate dagli stessi poliziotti o da pompieri che, a causa di paghe molto basse, sostengono un doppio lavoro, occupandosi della sicurezza di strade commerciali, aree abitate, negozi. Un po’ come le Guardie Giurate che in Italia sono davanti alle Banche. Ne fanno parte pure gli ex poliziotti, cioè quei poliziotti espulsi dal servizio perché a loro volta commettono crimini. A Rio de Janeiro ne vengono espulsi più di 300 all’anno. Essendo già dei killer di professione (matador) entrano più facilmente nelle milizie.

I componenti delle Milizie sulle prime si limitano a organizzare il controllo del territorio in cui loro stessi abitano poi capiscono che, controllando la distribuzione del gas, la gestione delle linee di autobus, la gestione della TV a pagamento illegale, possono aumentare il loro guadagno tanto da poter permettersi di assumere loro stessi altre persone ed estendere il loro controllo ad un territorio più ampio, strappandolo ai narcotrafficanti. In questo modo, attorno al 2005 si diffondono i quartieri dove i trafficanti sono stati espulsi ma ora sono le “milizie” a farla da padrone.

Le milizie sono appoggiate clandestinamente dalla Polizia di Stato, convinta che questo sia finalmente il modo migliore per eliminare i narco. I politici pure appoggiano le milizie in quanto vedono nei poliziotti che ne fanno parte degli ottimi procacciatori di voti elettorali.

Ma come si può intuire, la milizia dimostra la stessa ferocia dei narcotrafficanti nell’uccidere e la stessa noncuranza della legge. Da poco è uscito in Brasile il film “Tropa di Elite 2” dove è raccontato questo stato di cose.

Quarto passaggio

Le persone che vivono in favela cominciano a percepire che il narcotraffico è impazzito e ne soffrono il peso: non ci sono più regole, l’esigenza di libertà è bloccata. Si cercano allora altre strade per combatterlo prendendo coscienza che bisogna fare delle riforme a partire dalla ristrutturazione della polizia per poter affrontare il problema diventato duplice: narcotraffico e milizie.

La nuova volontà politica

La riflessione su altre esperienze ha fatto capire che voler sradicare il narcotraffico oggi è una impresa impossibile. Ciò che è intollerabile è il non controllo del territorio da parte del potere costituito. Qui nasce l’idea di togliere le armi ovvero occupare con la forza questi territori e dotarli di una nuova polizia. In poche parole significa occupare militarmente il territorio che è gestito dal narcotraffico e formare una nuova polizia che controlli il territorio permanentemente per il tempo che serve a stabilire la legalità, e cioè vari anni.

La nuova esperienza è iniziata nel 2008 con l’occupazione della favela di Dona Marta nel quartiere di Botafogo, poi nel 2009 le favelas di Copacabana e Cidade de Deus, zone dove vivono i ricchi, poi l’area della Tijuca dove c’è anche il quartiere di Grajaù. Ciò è stato reso possibile perché il governatore dello Stato ha unito la volontà politiche e le forze affinché questo progetto sognato da anni si potesse realizzare, facendolo il cavallo di battaglia della sua linea politica.

Qual è la metodologia usata. Occupare con un gran numero di poliziotti una favela alla volta e non lasciarla mai più in mano ai banditi, gestendola con la presenza di una polizia permanente. Il metodo usato è semplice: le truppe speciali (BOPE) decidono il giorno della entrata in favela in base a una tabella programmata di occupazione. Alcuni giorni prima viene fatto sapere alla popolazione e ai trafficanti che le truppe speciali della polizia entreranno in massa in quella favelas. I trafficanti sapendo che non possono resistere fuggono in altre favelas delle stessa fazione, si nascondono, nascondono le armi. La polizia entra senza sparare un colpo e dopo un mese di controllo delle forze speciali si inaugura la UPP (Unità di Polizia Pacificatrice) consegnando la gestione della favela a questa nuova polizia creata per questo scopo.

La UPP è una polizia di quartiere molto armata attraverso la quale passa tutta la gestione delle attività che coinvolgono la comunità, controlla gli accessi, decide gli orari entro i quali organizzare le feste. Questo progetto è già stato realizzato in 15 favelas e i risultati sono evidenti. La popolazione può circolare liberamente, gli immobili si valorizzano, si creano attività di formazione, ci sono investimenti statali e la regolarizzazione delle attività professionali. La vita sembra completamente cambiata. Continua a esistere il traffico di droga, ma di nascosto. Anche nelle UPP si scoprono persone corrotte, ma la gente può facilmente denunciarle e, una volta identificati, sono espulsi.

Il messaggio per i narcotrafficanti è semplice: non vogliamo territori dove lo Stato è assente e non vogliamo armi nella comunità, se volete vendere droga fatelo come fanno tutti nel mondo e cioè di nascosto e se vi becchiamo andate in galera. Questo è la nuova regola del gioco.

E la reazione dei narcotrafficanti di fonte a questa iniziativa di cambiamento?

Dopo un primo sbandamento dettato dalla necessità di fuggire per non morire, pensavano che l’azione della polizia sarebbe durata poco, ma visto il perdurare dell’occupazione di favelas importanti e l’avanzamento senza paura delle UPP, le fazioni di narcotrafficanti che fino a ieri erano feroci rivali hanno capito che dovevano unirsi e lasciar perdere gli interessi individuali. Le fazioni unite hanno tentato una reazione. A metà dicembre 2010 hanno promosso un’azione congiunta per incendiare auto e autobus in vari quartieri della città creando una onda di paura nella gente. La polizia sapendo che l’ordine di creare il caos era partito da una cupola di capi che si nascondevano nella favela “Vila Cruzeiro” ha deciso immediatamente di invadere in massa quella comunità. In scene riprese in diretta dalla televisione si sono visti centinaia di trafficanti scappare verso la cima della collina come topi che scappano dalla tana in fiamme. Una scena mostrata in tutte le televisioni e che ha fatto capire che, per quanto numerosi siano i trafficanti, si può stanarli.

Il grande passo

La polizia sull’onda di questo successo, vista la debolezza dei narco e l’appoggio della popolazione, ha deciso in modo improvviso non programmato l’invasione del più grande complesso di favelas “complesso do Alemão” che si sapeva essere il cuore del narcotraffico e della fazione criminosa più forte e radicata nel territorio: il “Comando Vermelho”.

Il complesso do Alemão è formato da 13 favelas con più di 70mila abitanti ed è una area molto violenta il cui cuore è il Morro do Alemão, baluardo dei narcotrafficanti. L’azione mostrata dal vivo una domenica mattina con l’invasione delle favelas anche con blindati dell’esercito e della marina ha creato un’onda di entusiasmo nella popolazione.

L’azione ha avuto successo, l’occupazione è stata veloce e senza resistenze e il punto massimo di felicità è quando è stata mostrata la collocazione della bandiera del Brasile sul punto più alto della favela. Un gesto per dire che anche qui è Brasile e non terra dei narco.

Questo per dire che la popolazione non ne vuole più sapere di narcotraffico. La popolazione ha fatto il tifo per la polizia perché non vuole più violenza. “Pace” stava scritto in tanti balconi e bandiere.

La maggioranza dei banditi è riuscita a fuggire favoriti anche dalla polizia corrotta ma, caso emblematico, due banditi adulti si sono consegnati spontaneamente alla polizia, convinti al gesto dai propri genitori.

Questa è la nuova situazione in cui si trova la città di Rio de Janeiro e la promessa è la pianificazione del governo per “liberare” tutte le favelas. Certo, la gente è cosciente che il cambiamento è molto complicato, deve cambiare una struttura comunitaria, cambiare la simbologia, i valori, la rappresentazione sociale.

Le favelas di Rio sono moltissime e ci vorrà tanto tempo perché si ristabilisca la legalità in tutto il territorio. Purtroppo centinaia di banditi, anziché dare una svolta alla propria vita, si stanno rifugiando in altre comunità della periferia portando la criminalità in tanti quartieri dove prima non c’era.

Rio de Janeiro continua ad essere una sfida per la coscienza collettiva e il potere pubblico almeno fino ai grandi eventi sportivi che devono mostrare al mondo una città meravigliosa.

Per chi vuole conoscere meglio cosa sono le UPP

Cosa sono le UPP, traduzione dalla fonte ufficiale, il Sito della UPP (http://upprj.com/wp/).

CONCETTO di UPP: LA POLIZIA DELLA PACE

L’ Unità di Polizia Pacificatrice è un nuovo modello di gestione della Sicurezza Pubblica e di azione di polizia che promuove la vicinanza tra la popolazione e la polizia, alleata alle politiche sociali nelle comunità (favelas).

Nel recuperare territori occupati da decenni dai trafficanti e recentemente dai miliziani (paramilitari) le UPP hanno portato la pace nelle comunità di :

Morro Santa Marta (Botafogo – Zona Sul); Cidade de Deus (Jacarepaguá – Zona Oeste), Jardim Batam (Realengo – Zona Oeste); Babilônia e Chapéu Mangueira (Leme – Zona Sul); Pavão-Pavãozinho e Cantagalo (Copacabana e Ipanema – Zona Sul); Tabajaras e Cabritos (Copacabana – Zona Sul); Providência (Centro); Borel (Tijuca – Zona Norte); Andaraí (Tijuca);  Formiga (Tijuca); Salgueiro (Tijuca); e Turano (Tijuca).

Le UPP rappresentano una arm’ importante del Governo dello stato di Rio de Janeiro e del ministero della Sicurezza pubblica per recuperare territori perduti a causa del traffico e inserire nella società la parte più marginale della popolazione. Oggi più di 200 mila persone sono beneficiate da queste UPP

Create dall’ attuale gestione dell’ Assessorato alla Sicurezza dello stato, le UPP lavorano con i principi della Polizia comunitaria. La Polizia Comunitaria è un concetto e una strategia che ha il suo fondamento nella alleanza tra la popolazione e le istituzioni dell’area della sicurezza pubblica. Il governo di Rio sta investendo 15 milioni di reais nella qualificazione della Accademia della Polizia affinché fino al 2016 siano formati 60mila nuovi poliziotti. Alla fine del 2010, 3500 poliziotti sono stati destinati alle UPP.