Incontro con il prof. Michele Boldrin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Amiche e Amici carissimi ,

«Quella che viene spacciata per una ciclica crisi economica e finanziaria, è invece qualcosa di assai più serio e storicamente inedito. È in realtà l’esito di una vera e propria controrivoluzione del capitale che, divenuto globale, ha ridotto a brandelli i poteri che le rivoluzioni dei secoli scorsi avevano conferito alle democrazie nazionali, cioè i poteri di controllo sul mondo degli affari e la forza di imporre agli Stati un generoso welfare a difesa delle classi più deboli» (editoriale di Guido Carandini, la Repubblica, 26 agosto 2011).

Se l’analisi è giusta, siamo veramente dentro a un tunnel, che ora non ha via d’uscita. La globalizzazione economica avrà portato pure cose positive, come la circolazione delle persone e delle idee, ma ha portato anche i ritmi di lavoro della Cina, la globalizzazione delle disgrazie e l’imperversare planetario del denaro.

Siamo arrivati a un punto così basso di sopportazione da raggiungere un vero e proprio cambiamento antropologico. Il bene viene chiamato idiozia, l’onestà roba da imbecilli impotenti, la fede un’imperdonabile colpa.

Continuiamo a lamentarci che le nuove generazioni non hanno più passioni civili, ma da adulti responsabili, oltre a constatare lo scadimento generalizzato dell’impegno giovanile, perché non ci chiediamo il perché di tale comportamento e non prendiamo atto che pure i gabbiani si adattano a vivere in un pollaio se vengono loro tarpate le ali?

È una metafora di ciò che è accaduto negli ultimi decenni ai nostri ragazzi, travolti da un’overdose di consumismo, edonismo, narcisismo e dalla diffusione massiccia di modelli autoreferenziali (spesso immorali e illegali).

La paura è diventata così la nuova ideologia, l’avvenimento che paralizza le coscienze di questo secolo. La crisi potrebbe essere un’opportunità straordinaria per ripensare il nostro stile di vita, imparare dai nostri errori, ma questo non accadrà mai, perché siamo tutti troppo propensi ad accettare supinamente il liberismo imperante, senza discuterne prima le regole e salvaguardare i diritti.

Al frastuono mediatico e pubblicitario, all’irritante incapacità dei nostri politici (ne è prova il goffo dilettantismo nella stesura dell’ultima manovra economica), alla vile sudditanza e reticenza degli editorialisti dei principali giornali e telegiornali nazionali, vorremmo, da giovani viandanti e vecchi pellegrini, contrapporre la volontà di capire cosa, qui e ora, sta accadendo e riflettere un po’ assieme per trovare la strada per liberarci da questo opaco senso d’impotenza che ci opprime da tanto tempo.

Per questo appuntamento ha accettato di aiutarci con entusiasmo e simpatia

il prof. MICHELE BOLDRIN

docente di Economia alla Washington University di St. Louis (USA)

Laureato all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è uno dei maggiori economisti in circolazione. Preparato e creativo. Famoso per il suo linguaggio chiaro e diretto, sagace ed esplicito fino all’irriverenza.

È richiesto e invitato a molti convegni, forum e dibattiti in Italia e all’estero. È spesso ospite in trasmissioni radio e televisive e gode pure della stima del governo Zapatero, facendo parte dello staff di consulenza economica.

 

Sarà quindi con noi

Martedì 11 ottobre 2011 – ore 20:30

Istituto Graziani – Aula Magna

Bassano del Grappa (Vi) – Via Cereria, 1

 

dialogando sul tema

«L’eresia è la voce dei poveri»

Edgar Morin ha scritto che quando si è sull’orlo dell’abisso, non c’è tempo per annoiarsi. Se fossi guidato solo dalla ragione, direi che l’Italia va verso la catastrofe, ma nella storia dell’umanità esiste l’imprevisto, il fatto inatteso che cambia il corso delle cose.

Ci salverà l’imponderabile, che neppure i grandi intellettuali riescono a prevedere. La piccola Atene ha resistito all’impero di Persia, facendo nascere la filosofia e la democrazia. È già successo e succederà ancora.

 

È il momento, amiche e amici carissimi, di esserci, questa è un’occasione da non perdere.

Vi aspetto in molti, in tanti, tutti.

Un abbraccio forte a ciascuno e ciascuna, con affetto e tenerezza,

 

– Giuseppe Stoppiglia –