LA FORZA DEL GESTO

Mi trovo a Abaetetuba per sostituire un padre malato. Abaetetuba (80 mila abitanti) è una città pacata, umida, che corre sulle due ruote (delle biciclette e delle moto). E’ l’ideale per slegarsi dal mondo e concentrarsi sui piccoli/grandi problemi della vita e della sopravvivenza delle famiglie locali. Ma oggi questo non è possibile: siamo di fatto cittadini del villaggio globale.
I media ci buttano addosso diariamente il pacchetto di notizie, confezionate a livello mondiale da agenzie come l’AP, la CNN, etc. In quest’ultimo periodo siamo coinvolti dalla crisi nucleare del Giappone; la guerra in Libia tra i mitra dei mercenari di Gheddafi e i missili dell’Occidente; la crisi del Portogallo, nel limbo dei paesi dell’UE; la saga boccacesca del premier italiano, impegnato a far leggi per la propria impunità; le rivolte dalla Tunisia alla Siria…
Non mancano diagnosi per tanti problemi, nè studi sulle cause. Ma, credo, non si sia collegato sufficientemente – per esempio – il fenomeno delle rivolte arabe con l’aumento dei prezzi degli alimenti da due anni a questa parte. Uguale responsabilità ha il giornalismo (dalla stampa a internet) che dice ai giovani se e quanto il loro paese sia rimasto indietro nella tecnologia e nella democrazia.
Più in generale, il mondo di oggi soffre il malessere esistenziale che l’evangelista Giovanni sintetizza nella sua prima lettera come: concupiscentia carnis, concupiscentia oculorum, superbia vitae (2,16). In altri termini: ricerca esasperata di piacere, ricchezza e potere. Il malessere, emerso con virulenza, si è diffuso, generando disorientamento generale.
Il nocciolo della questione è : che fare? La domanda ritorna con insistenza, come un’ossessione, perché pare che ci troviamo in un tunnel senza luce alla fine.
Torna attualissima una famosa pagina di Don primo Mazzolari: Ci impegnamo noi e non gli altri. … Ci impegnamo non per riordinare il mondo, non per rifarlo, su misura, ma per amarlo. Per amare anche quello che non possiamo accettare. …
Gesù, la notte prima di morire, quando non si vedeva alternativa nessuna al fallimento totale della passione, pose il gesto che rimandava ad una speranza al momento misteriosa: “Prendete, mangiate, questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi”.
Ecco cosa dobbiamo fare: credere e porre gesti di amore. Dio ci indichi quali.