La lettera del Presidente Giuseppe Stoppiglia agli amici di Macondo

Pove del Grappa, 12 luglio 2011

«Autorevole è colui che ha attraversato
l’Acheronte (fiume del dolore) prima di noi,
ha conquistato il deserto prima di noi,
ed è disponibile a rivivere con noi il rischio
di quel cammino e di quella scoperta».
[Moni Ovadia]

Amiche e Amici carissimi,

ero appena salito sull’autobus quando mi sentii chiamare per nome e, voltandomi d’istinto, con stupore lo riconobbi. Un caso o un segno, dei tanti, di cui l’Ignoto ci dissemina il cammino? «Chi si perde, si salverà e chi si salva, si perderà».
Nicola!… Le prime lezioni private di etica sociale a Bologna, date a lui e ai suoi due compagni di liceo (uno morto giovanissimo e l’altro divenuto operatore sociale nell’ambito dei servizi psichia-trici). Subito dopo ci trovammo assieme a preparare il corso di economia politica per operatori sociali nella facoltà di Magistero. Una lunga conoscenza, diventata amicizia negli ultimi anni.
Proprio di quegli anni critici mi accorgo che lui, più di me, ha conservato intatto il ricordo delle cose, degli eventi, delle situazioni che ci riguardano e, grazie a quei ricordi, riesce stranamente a illuminare, col bagliore di frasi esatte e taglienti, l’assurdità grottesca del presente.
Nicola, uomo solo, un ragazzo invecchiato e malato. Appena uscito dall’ospedale per gravi problemi al fegato, è rassegnato allo status di assistito. Un compagno di scuola passa a trovarlo una volta alla settimana e assieme vanno al cinema. «Sono stato anche in carcere: avevo bevuto troppo, ho rotto la vetrina di un libraio…».
La passione dei libri è per lui, da sempre, un vero culto ossessivo. Montagne di libri, un po’ ovunque: negli scaffali di casa, nella sua camera da letto, in un’altra piccola stanza, rigurgitante di volumi che la mamma mostra con velata complicità. Una passione divorante per la cultura, un’orgia di riferimenti, di citazioni e un’ammirazione schietta per il mio piccolo bagaglio di conoscenze, di studio, di letture, che non mi piace ostentare.
«Sei cambiato – dice Nicola – prima avevi una particolare aggressività, una velata compiacenza all’introspezione. Ora sei diventato sobrio e mite, non vuoi convincere più nessuno». Ha ragione, è mutata la mia scala di valori, lui, invece, non si sente ancora realizzato e riconosciuto.

Lungo i viali dei Giardini Margherita parliamo della caduta vertiginosa, in Italia, della memoria storica collettiva e del senso di appartenenza, ma soprattutto di fede. Gli ricordo Blaise Pascal, Hetty Hillesum, Fëdor Dostoevskij, Primo Mazzolari, William James e lui si appassiona citando Friedrich Nietzsche, Emanuele Severino, Antonio Gramsci.
Nel bozzolo della sua angosciata fragilità, improvviso scatta un moto d’indignazione e di disgusto, con grinta si scaglia contro i prepotenti, i forti, gli ortodossi, i conservatori, i vincitori, tutti coloro che hanno il potere di dire l’ultima parola.
È ormai chiaro, per lui, che la vita non sopporta la ripetizione della stessa cosa, non danza lo stesso ritmo: nascere, crescere, invecchiare, riprodursi. Nessuna pianta è uguale a sé stessa nel susseguirsi del tempo. Solo le pietre non nascono, non crescono, non invecchiano e neppure si riproducono. Sono sempre le stesse. Sono morte.
Alla fine si congeda con un saluto, che sembra un testamento: «Non ho paura di partire, Giuseppe, perché la vita senza sogni è stupida. Non ti lascerò andare solo. Voglio anch’io piantare alberi e costruire altalene, essere eretico come sei tu, perché – come dice Rubem Alves – l’eresia è la voce dei deboli».
Caro Nicola, testimone volontario, generoso e candido spirito inquieto, troppo buono per questo mondo armato di ferro e di grandi idolatrie, volevo risparmiarti il dolore della delusione, ma tu hai scoperto che l’anima non si alimenta solo di verità, ma soprattutto di fantasia e di amore. Nel tuo accorato e impotente desiderio di giustizia, sei andato oltre, anticipandomi alla mèta.

Le rivolte nei paesi a Sud del Mediterraneo e in Medio Oriente sembra abbiano destato dal torpore anche la società italiana, immersa in una pericolosa senilità politica.
Sarebbe improprio qualsiasi paragone fra la nostra democrazia (dove bastano le elezioni per cambiare un sindaco o un governo) e i sistemi dittatoriali consolidati dei paesi arabi, ma sull’altra sponda del Mediterraneo si è concretizzato qualcosa di inimmaginabile, contagioso anche per l’Italia.
Il nostro Paese, che ha subito per anni la seduzione perversa di Berlusconi e l’arida nomenclatura delle oligarchie di partito, ha avuto un rigetto popolare grandioso contro le illegalità e le corruzioni della nostra classe dirigente, ha individuato un cammino di liberazione, non dai nemici, ma dalle culture che lo corrompono, che lo inducono all’odio e all’egoismo, che ne frantumano l’unità, ne eccitano l’intolleranza e ne alimentano le paure.
Questa nostra società italiana ha mandato un segnale chiaro che non ha perso la sua anima, che è ancora capace di essere umana e gentile, giusta e accogliente, gelosa della Costituzione e non ignara del Vangelo. Ha ridato ragione alla speranza, riappropriandosi dello spazio creativo, di questa nuova energia di un mondo comune, usurpato dal politichese.
Sicuramente i poteri sconfitti, il leader umiliato, le politiche sconfessate, cercheranno con ogni mezzo di resistere, ma è certamente finita la ridicola commedia di un popolo che finge di ingannarsi riguardo al proprio stato.
Non possiamo, però, immaginare una liberazione vicina, se non sarà data la priorità assoluta a una nuova educazione. «L’educazione è pericolosa, perché alimenta il senso delle possibilità» – afferma lo psicologo dell’educazione, l’americano Jerome Bruner.
Se, infatti, l’educazione non è pericolosa non è educazione, e «se gli educatori non sono intellettuali pericolosi, si ridurranno a fare i giullari tristi» (Aluisi Tosolini).
Una nuova educazione, quindi, personale-sociale al bene comune, in grado di alimentare e guidare quell’energia creativa di tutti quelli che non hanno voce o visibilità in questo mondo.

In vista del convegno di Asiago, l’appuntamento annuale che la nostra associazione organizza per gli adulti e le famiglie dal 26 al 28 agosto 2011, non potevamo sottrarci ai segnali che ci arrivano e a riprendere i contenuti emersi negli incontri e nelle testimonianze dei due giorni della festa nazionale di Macondo (4 e 5 giugno 2011).
Con la scelta del tema:

«La forza del gesto: non è il pensiero l’origine dell’azione, ma l’assunzione di responsabilità»

vorremmo continuare a camminare nel solco tracciato negli anni precedenti: trovare assieme una risposta alla chiamata personale di partecipazione alla costruzione del bene comune.

Per cambiare il Paese non bastano le elezioni, occorre mettere in discussione le fondamenta di questa civiltà, liberare i nostri immaginari e agire per una cittadinanza dei nostri figli meticci.
Viviamo in un mondo dove più aumenta la complessità, più aumenta la fragilità, rischiando così di soffocare la gioventù senza comprenderla. La gioventù, assordata prima da false divinità e dal fragore assordante della superficialità, prima la si chiama e, vedendo che non risponde, la si denigra. Dove è assente la gioventù, manca anche un vero spirito di aggregazione, spirito che nasce dal traboccare della vita, dal vigore che monta e si travasa.

In questo nostro tessuto umano, le società nascono ossificate – se nascono – perché l’asocialità è uno dei nostri tratti caratteristici. Estesa alle relazioni sessuali, l’asocialità fermenta la brutalità maschilista, fonte di grande volgarità e di posture oscene (vedi il caso Ruby).
È deprimente per l’anima vedere i danni della nostra asocialità, del nostro stato brado mascherato. È un’estrema povertà di idee che ci porta a saturare la conversazione con parole gonfiate, mascherando così la balbuzie mentale, figlia di quella povertà e di una politica tanto meschina come la nostra, dove l’ingegnosità soppianta il sapere solido.

Amiche e Amici carissimi, avete capito che il momento è importante, come è importante esserci in questi incontri, partecipando per condividere e ritrovare la nostra pacificazione interiore.
Ci aiuteranno il prof. Roberto Mancini e il biblista Carmine di Sante, ormai parte della famiglia di Macondo, la prof.ssa Alessandra (Sissi) Catalani e la giornalista Jessica Cugini. Per domenica mattina, 28 agosto, è previsto l’intervento straordinario della scrittrice e attrice Giuliana Musso (vedi programma allegato).

Vi aspetto tanti, felici, motivati, e con tanta voglia di sognare.
Un abbraccio a ciascuno e a tutti, pieno di affetto e tenerezza,
Giuseppe Stoppiglia

CONVEGNO di ASIAGO 2011

(26 / 27 / 28 agosto 2011)

«La forza del gesto: non è il pensiero l’origine dell’azione, ma l’assunzione di responsabilità»

Casa per ferie MARIA IMMACOLATA – Via Rendola, 21 – Asiago (Vi) – tel. 0424 462086

Note organizzative

Il convegno è aperto a tutti, comprese le famiglie con bambini, per i quali, nei momenti di attività in assemblea, saranno disponibili due animatrici.

L’ospitalità sarà in stanze da 2 a 4 letti, tutte con bagno.

Quote giornaliere:

Adulti                                                                                       € 45 x 2 giorni = € 90,00

Bambini (da 7 a 11 anni)                                                         € 26 x 2 giorni = € 52,00

Bambini (da 3 a 6 anni)                                                           € 20 x 2 giorni = € 40,00

Bambini da 0 a 3 anni non compiuti (con lettino proprio)     gratis

Pranzi e cene per gli adulti non alloggiati                              € 12,00

Pranzi e cene per bambini (da 3 a 11 anni) non alloggiati     € 6,00

Supplemento camera singola (da richiedere all’iscrizione)   € 12 x 2 giorni = € 24,00

I prezzi praticati si riferiscono a pensione completa, con acqua e vino a pranzo e cena.

Per prenotare puoi:

▪ scrivere una e-mail all’indirizzo: segreteria@macondo.it

▪ mandare un fax al n.  (0424) 808407

▪ telefonare al n.          (0424) 808407

▪ telefonare al n.          (335) 5820551 (Vittorino Deganello, segreteria organizzativa)

specificando il nome e cognome dei singoli partecipanti, indicando se trattasi di nucleo familiare (per l’assegnazione delle stanze).

Chiusura delle iscrizioni: 19 agosto 2011 e comunque al raggiungimento dei 100 partecipanti.

Per raggiungere Asiago: per chi viene dall’autostrada A4 prendere l’autostrada A31 a Vicenza in direzione Piovene Rocchette, ultima uscita (Piovene Rocchette). Seguire poi in direzione di Asiago.

Da Padova / Bassano del Grappa: arrivati a Bassano proseguire in direzione Asiago.

CONVEGNO di ASIAGO 2011

(26 / 27 / 28 agosto 2011)

«La forza del gesto: non è il pensiero l’origine dell’azione,

ma l’assunzione di responsabilità»

Casa per ferie MARIA IMMACOLATA

Via Rendola, 21 – Asiago (Vi) – tel. 0424 462086

> > > > > > > > > > PROGRAMMA < < < < < < < < < <

«Quando si è sull’orlo dell’abisso, non c’è tempo per annoiarsi».

[Edgar Morin]

►►►► Venerdì 26 agosto 2011

• Pomeriggio: arrivi e sistemazione. Presentazioni e conoscenze.

• ore 17:00 – saluto e introduzione al convegno

«Come cantare se abbiamo appeso le cetre ai salici?»

[Salmo 137]

«Ci impegniamo noi e non gli altri»

Giuseppe Stoppiglia, presidente Associazione Macondo

• ore 19:00 – cena

• ore 21:00 – I incontro

«È camminando che si apre cammino».

[Antonio Machado]

«È sognando che si prepara un’alba migliore»

Jessica Cugini, giornalista professionista, Combonifem, Verona

►►►► Sabato 27 agosto 2011

• ore 9:30 – II incontro

«C’è una cosa più forte di tutti gli eserciti del mondo

ed è un’idea il cui il tempo sia giunto».

[Victor Hugo]

«La Parola è parola quando qualcuno l’ascolta»

Suggestioni e riflessioni della prof.ssa Alessandra (Sissi) Catalani

Sposata, madre di tre figli, vive a Falconara Marittima (Ancona).

Insegna lettere presso il Liceo Scientifico di Jesi (An).

• ore 13:00 – pranzo

• ore 15:30 – III incontro

«Non andare per il cammino già tracciato,

perché conduce solamente fino a dove altri sono già stati».

[Grahan Bell]

«Come cantare se la libertà non è passione, esercizio di intelligenza e creatività civile?»

Suggestioni e riflessioni del prof. Roberto Mancini

Filosofo e scrittore. È ordinario di filosofia teoretica all’Università di Macerata.

Sposato, padre di due figli, vive a Civitanova Marche.

Comunicatore brillante e acuto conoscitore del pensiero e della società italiana.

• ore 19:00 – cena

►►►► Domenica 28 agosto 2011

• ore 8:00 – Celebrazione eucaristica comunitaria

«Ci impegniamo non per rifare il mondo su misura, ma per amarlo.

Amare anche ciò che non possiamo accettare».

[don Primo Mazzolari]

• ore 9:30 – IV incontro

«Gesù non è la risposta alle nostre attese, ma è la sovversione delle nostre domande»

Dialogo e confronto con Carmine Di Sante, teologo e biblista

Nato nel 1942. Ha lavorato dal 1980 al 2000 al Sidic di Roma, un centro per favorire il dialogo ebraico – cristiano. Autore di molte pubblicazioni in ambito biblico e teologico. L’ultimo libro, uscito nel 2010, è L’uomo alla presenza di Dio. L’umanesimo biblico, Queriniana. Sposato, ha un figlio e vive a Latina.

• ore 11:30 – V incontro

«Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta»

Suggestioni e riflessioni della scrittrice e attrice Giuliana Musso

Attrice e scrittrice, è nata e cresciuta a Vicenza.

Attualmente vive a Udine ed è mamma di una bambina nata nella primavera 2004.

• ore 13:15 – saluto di chiusura

• ore 13:30 – pranzo

Al termine del pranzo: abbracci e arrivederci al 2012.