La religione del III° millennio

Sono venuto a sapere che la mia segretaria parrocchiale di Manaus – una giovane cattolica efficiente, sensibile, impegnata – ha ricevuto il battesimo nella chiesa battista. Lei spiega: “Mi hanno invitato e mi sono trovata bene. Là riservano tempo alla lettura e al commento della Bibbia”. Così adesso lei è cattolica e battista: “è lo stesso Gesù”.

Al supermercato, in fila alla cassa, davanti a me c’è una signora che canticchia un canto religioso. La cassiera le chiede se è evangelica e di quale chiesa. Lei risponde che è “evangelica… generica”, le piace partecipare a varie chiese. “Come me, allora”, conclude la cassiera. Seguo la signora e chiedo quali sono le chiese che lei preferisce. Mi dice che è nata cattolica e ancora va a qualche messa, “mi piace il foglietto che danno”. Ma va alla chiesa Deus é Amor, perché c’è un pastore che fa una predica demenziale; e va alla Chiesa Universale del Regno di Dio perché ci sono celebrazioni come maree, dove si sente salire la commozione. Dice che la chiesa cattolica è troppo strutturata e difende valori obsoleti. Le chiedo dove paga le decime. “Non le pago, perché dare 10% di tutto è molto caro; anche per questo sono generica”.

 

Chiedo venia per tornare su un tema religioso. Chiedo venia, perché in tempo di crisi, parlare di religione è peccato: unica religione dovrebbe essere la difesa della vita e della giustizia. Ma fra poco uscirà un mio libretto sulle chiese evangeliche (per i caratteri della Pazzini). E questo della religione è un tema “in”: forse perché siamo nell’era dell’acquario; o perché è fiorente il turismo religioso; o perché abbiamo bisogno di soluzioni tipo “Deus ex machina”; o perché la chiesa, riflettendo la globalizzazione, offre spazio sia per l’individuo che per forme comunitarie light

Credo possibile fare qualche riflessione, utile anche per capire il tempo che viviamo. Qui in Brasile il dibattito sulla religione è vivo. Starebbe avvenendo, anche in campo religioso, un “processo di democratizzazione”, simile a quello politico (nello stato brasiliano del Pará in cui mi trovo, ci sono 27 partiti politici e altri 22 in attesa di approvazione); di conseguenza per il popolo l’appartenenza ufficiale, esclusiva e definitiva a una chiesa non avrebbe la stessa importanza che ha per noi professionisti del sacro. Importante per un fedele cristiano è che ci sia Gesù, lì presente a illuminare… La democrazia religiosa spiegherebbe la diminuzione dei cattolici, il moltiplicarsi delle chiese (o denominazioni) e il facile passaggio da una chiesa all’altra. Spiegherebbe anche l’aumento degli “evangelici generici” o non-affiliati, che in sette anni sono passati da 4 a 14%, con un aumento di 4 milioni. C‘è chi accosta il loro disimpegno a quello dei cattolici “credenti non praticanti”, che si sentono liberi di andare e venire in occasioni come funerali, battesimi, prime comunioni, venerdì santo…

Con la “religione liquida” è difficile tradurre in cifre il numero dei fedeli. Ma senza dubbio gli evangelici sono molti e aumenteranno, perché le chiese evangeliche hanno messo a punto una strategia che convince i poveri, quelli che oltretutto hanno più figli. Nel mio libretto parlo di chiese evangeliche “elettroniche”, “supermercato”, “case di teatro”… differenti tra loro e in concorrenza. C’è anche il fenomeno delle chiese dissidenti: è il caso della Chiesa Universale del Regno di Dio che ha già perso 24% dei fedeli.

Forse il terzo millennio ci riserva una agorà di chiese, religioni, gruppi non credenti, iniziative ecumeniche… Una domanda legittima, e che mi faccio spesso, riguarda la persona di Gesù: oggi come si comporterebbe? Non si insedierebbe in Vaticano (su questo non ho dubbi!). Bisognerà riscoprire l’inedito di Gesù: rispettando tutte le fedi, Gesù cerca ancora discepoli missionari che difendano la vita e la giustizia.

Arnaldo DeVidi

 

Abaetetuba, Brasile, Agosto 2011