Le vene aperte

L’Ammiraglio Colombo quando scoprì l’isola Española trovò un milione di indios dei quali non credo che nel presente anno di 1535 ne siano ancora vivi cinquecento, contando bambini e adulti. Le persone di questa regione sono per natura così inutili, corrotte, di poco lavoro, malinconiche, vigliacche, sporche, di precaria condizione, bugiarde, senza costanza né fermezza che vari indios per puro piacere o per passatempo si sono lasciati morire pur di non lavorare. Io credo che Nostro Signore ha permesso, a causa degli enormi e abominevoli peccati di queste persone selvagge, rustiche e animalesche che fossero eliminate e bandite dalla superficie terrestre.

Così scrisse Gonzalo Fernandez de Oviedo nella sua monumentale opera Historia General y Natural de las Indias.

Chissà cosa dicono dietro le quinte quando prendono le decisioni. Chissà tra loro nelle riunioni a porte chiuse quali parole usano, quali concetti esprimono, quali opinioni si scambiano. Le frasi, gli atteggiamenti, i sorrisi ammiccanti. Chissà. Certo è che quando vengono ripresi di nascosto, oppure accidentalmente, quello che ne viene fuori è un ritratto tutt’altro che lusinghiero. Qualche anno fa il ministro dell’economia dovette dimettersi. Poco prima di una intervista ufficiale l’illustre ministro disse quello che pensava, disse la verità. I microfoni captarono, le telecamere trasmisero. Venne detto tutto, spifferò esattamente quello che pensava e soprattutto lo fece nel modo che gli era più consono. Il paese intero, senza che né lui né il giornalista lo sapesse, ascoltò e vide la verità.

Marina Silva, figlia dell’Amazzonia e amica di Chico Mendez, occupava la carica importantissima di ministro dell’ambiente. Lottava contro tutto e contro tutti a favore dello sviluppo sostenibile, in difesa del territorio nazionale e delle sue risorse naturali. Venne fatta fuori sommariamente, venne costretta alle dimissioni da un manipolo di burocrati capeggiati da un super ministro dai pieni poteri: Dilma Roussef. La questione spinosa era la costruzione di una centrale elettrica la cui edificazione in progetto da vent’anni avrebbe distrutto una intera regione e spazzato via per sempre intere popolazioni indigene. La centrale s’ha da fare, disse Lula. Ciao e grazie, Marina. Dilma ne uscì più forte che mai e i lavori cominciarono a concretizzarsi.

Fermi tutti! Ieri una bella lettera della commissione interamericana dei diritti umani dell’OEA lascia il governo intero a bocca aperta. O. E. A. significa Organização dos Estados Americanos. Ne fanno parte tutti i paesi delle Indie Occidentali, roba importante. Si chiede che se impeça qualquer obra de execução até que sejam observadas condições mínimas , si impedisca qualunque opera di esecuzione fino a che siano osservate le condizioni minime, tra cui uma nova consulta com as comunidades indígenas locais, que devem ter acesso a um estudo do impacto socioambiental da obra, e a adoção de “medidas vigorosas para impedir a disseminação de doenças, una nuova consulta con le comunità indigene locali che devono avere accesso ad uno studio di impatto ambientale dei lavori e all’adozione di misure vigorose per impedire la disseminazione di malattie.

Apriti cielo! Il presidente, i ministri tutti, i grandi imprenditori… chissà cosa si sono detti tra loro lontani dalle telecamere e dai microfoni. Al TG si mostravano contrariati ma saccenti e forbiti sostenevano la correttezza dei loro procedimenti e si stupivano di una simile richiesta. Prima di prendere la decisione finale – dicevano – abbiamo studiato tutti i problemi, inclusi quelli di ordine antropologico, sociologico e di impatto ambientale. Così, esattamente come fece Gonzalo Fernández de Oviedo ai sui tempi.

Non esiste língua che possa descrivere gli atti spaventosi di questi nemici del genere umano che praticano dappertutto in luoghi e tempi diversi dentro questa regione… Ha scritto Fray Bartolomé de Las Casas nel 1552 in Brevísima relación de la destrucción de las Indias. Girate queste terre in lungo e in largo e conosciuto personalmente i protagonisti della storia, il frate domenicano svela al mondo il tributo di sangue di milioni di uomini pagato alla Spagna e ai banchieri internazionali (la globalizzazione venne inventata dalle banche fiorentine…) che finanziarono le imprese. Chissà a porte chiuse cosa si sono detti, ministri e banchieri, imprenditori e presidenti, chissà. I trattori col motore acceso e la OEA a preoccuparsi del destino di un gruppetto di indios.

Una signora telefona al numero di emergenza della polizia:

  • Pronto, mi trovo nel cimitero comunale è entrata una vettura della Polizia Militare. Due soldati e un borghese, sembra ferito. I soldati stanno sparando, l’uomo è a terra morto.
  • Signora, abbiamo bisogno del numero di registro della vettura, riesce a vederlo?
  • Sì ecco… la vettura si avvicina ho paura che sparino anche a me…

Così comincia il dialogo tra la centrale e la signora coraggiosa che denuncia in tempo reale un omicidio effettuato dalla polizia ai danni del solito ladro di polli. È normale che in quella zona i gruppi di sterminio portino le loro vittime per eliminarle. Hanno sempre contato sull’omertà e la paura della popolazione civile. Stavolta una signora ha denunciato. La relazione ufficiale era già compilata: il delinquente rifiutando di arrendersi, iniziava una colluttazione armata con le forze dell’ordine costrette a reagire. In termine tecnico si chiama “auto de resistência” resistenza a pubblico ufficiale con l’aggravante di aver sparato. L’anno scorso sono stati registrati dalla polizia 487 “autos de resistência”. 487 morti in scontri a fuoco. In città. Il governatore davanti alla gravità dei fatti ha dichiarato che da oggi ogni caso come quello denunciato dalla coraggiosa signora e ogni caso registrato come “auto de resistência” sarà rigorosamente investigato.

Oggi in questa casa, Padre, entra con me

ti mostrerò le carte, il tormento

del mio popolo, dell’uomo perseguitato

Ti mostrerò gli antichi dolori.

E per non crollare, per fissarmi

sopra la terra, continuar lottando

lascia nel mio cuore il vino errante

e l’implacabile pane della tua dolcezza

(Pablo Neruda – da Canto General)