Letra 16

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Hola amigas/os! Mi auguro che stiate bene.

Da quasi un anno, vivo in un barrio all’estrema periferia sud-est di Santa Cruz. La casa che abito con Romina e Santiago ci è stata data in anticretico. Anticretico è una parola incomprensibile per gli italiani. Significa che il padrone ti cede l’immobile per un periodo da uno a tre anni. Tu versi una somma prestabilita, esempio 10.000$, che alla fine del periodo concordato, lui ti restituirà. Noi abbiamo un contratto di un anno con opzione del secondo. Poi vedremo. La casa è stata costruita in economia e ci sono sempre piccoli interventi da fare. È un modo per imparare il fai da te senza che sia un hobby.

La vita del barrio è ben diversa dal caos del centro cittadino. I rumori e i suoni sono diversi. Ormai ho imparato a riconoscerli. La sirena mattutina della signora del latte, che avvisa del suo arrivo, mi trova col pentolino pronto per il litro quotidiano. Sempre sorridente sul suo carretto verde e bianco, trainato da una pariglia di cavalli, molto cordiale e a volte ironica, mi serve il latte munto da poco contenuto in grandi vasi di plastica. Tutti i giorni, Natale compreso, anche se piove. Altra sirena, simile a quella di un treno, annuncia l’arrivo del camion dell’immondizia. Dovrebbe passare il lunedì, mercoledì e venerdì. Dovrebbe. L’autista più quattro persone. Due su a stivare e due sempre di corsa a raccogliere i sacchetti e lanciarli sopra il camion. Mi sembrano quattro dannati di un girone dantesco. Poi c’è la sirena intermittente del camioncino con le bombole del gas che passa due-tre volte per settimana. Comodo. A mezza mattina, un ragazzo in bici, gira per le stradine di sabbia e terra gridando “gallineee gallineee intere o metà gallineee”, stivate in una cesta posta sul portapacchi della sua rossa bicicletta da donna. Ora che i bambini sono a casa da scuola, la trombetta del venditore di gelati si fa sentire anche un paio di volte al giorno. È proprio bello e colorato il suo carrettino. E i bambini fanno festa. Quando è l’ora di pranzo, la voce amplificata della signora del “mote” che invita all’acquisto, si diffonde tra le calli polverose e assolate. Il mote è un tipo di mais bianco e grosso, lessato, accompagnato con del formaggio molto fresco. Anche lei con il suo carretto trainato da una coppia di cavalli. Altro carretto che sporadicamente passa per il barrio, è quello dei raccoglitori di ferro, rame, frigoriferi e tutto ciò che è metallo. Si annunciano senza amplificazione.

Un sibilo precede l’arrivo dell’affila coltelli. Con quei baffoni e la sua grande ruota affilatrice, sembra uscire da un libro di Collodi. Buffo. E dopo la pioggia, la grande livellatrice sistema la via principale. Pare che un giorno arriverà l’asfalto. Così dice la gente. Lo si dice da anni. I giovani attendono una piattaforma per il basket e calcetto. C’è anche attesa per un posto medico, magari solo per un infermiere. Un minimo di impianto fognario: un sogno. Voci di periferia… che forse non arriveranno mai in centro, in municipio. Sono i suoni e le voci della periferia, credo di tutte le periferie del sud del mondo. Marginali. Inascoltate.

Lunedì ventisette dicembre, con pochissimo ritardo, il Vicepresidente di Stato dà la “buona novella”. Il carburante aumenterà di prezzo. E non centesimi, ma dell’84%. Bisogna bloccare il contrabbando di carburante, la prima scusa. Dobbiamo livellare il prezzo a quello dei Paesi confinanti, seconda scusa. Se la prima è ridicola, la seconda fa arrabbiare i salariati: e livellare i salari, quando? In tutto il Paese cominciano gli aumenti dei trasporti e, conseguentemente, di tutti i generi alimentari. Panico. Il Presidente annuncia che aumenterà i salari. Esercito, Polizia, Sanità e Istruzione del 20%, mentre agli uomini di governo solo una doppia tredicesima. Se la parte est del Paese è moderatamente alterata, la parte andina è incazzata. Le manifestazioni di piazza non si contano. Tutti i settori produttivi e non, marciano uniti contro il Governo. A Sucre si prende a calci e pugni un fantoccio somigliante a Evo con impiccagione finale. A El Alto bloccano l’accesso all’aeroporto internazionale della capitale, con scontri violenti con la polizia. Si incendiano manifesti con l’effige del Presidente e la popolazione scende fino alla piazza dove c’è la sede governativa. Quel “pueblo” che aveva osannato ed eletto il suo presidente, ora lo vuole rovesciare. Ma la stella cometa quest’anno sembra sia passata da queste parti: e Evo è stato illuminato. Il 31 alle 22,15 l’annuncio in diretta tv: Il decreto legge è revocato, tutto ritorna come prima. Come sempre ascoltiamo la voce del popolo, dice. Ma non si ritorna come prima. In questi giorni stanno succedendo cose inimmaginabili. Oltre alle rivendicazioni salariali, vengono razionati cemento, zucchero, farina e olio. I furbetti nascondono la merce. L’altra sera, verso le 11 di sera, ho visto gente distesa per terra, davanti ad un rivenditore, per passare la notte in attesa del cemento. Questa mattina la coda per lo zucchero era lunga lunga, sotto il sole abbacinante. Pensavo a mia mamma negli anni della seconda grande guerra. E il Presidente vuole una moneta forte. In dicembre il dollaro è passato da 7,07 a 7,04. Gli economisti prevedono per la fine di quest’anno il dollaro a 5. E’ una perdita enorme per quelle persone che vivono con i soldi che arrivano dai famigliari che lavorano all’estero. E non solo per loro, ma anche per quelli che cercano di dare un futuro migliore ai figli di questa Terra, ricevendo appoggio da amici stranieri. Buon anno Bolivia!

Con amistad Fiore.

Santa Cruz 06 01 2011