Letra 17

Hola amigas/os! Come va? Noi bene. Abbiamo passato indenni sia la stagione delle piogge, che dovrebbe essere terminata, sia il carnevale. La Bolivia ha sofferto parecchio quest’anno i disastri della natura, anche a causa del non rispetto alla Pachamama da parte dell’uomo moderno, così poco sapiens. Lì, di fronte alla Pachamama, dovrebbe imparare ad inginocchiarsi. Invece niente.

Santa Cruz in questi giorni porta i segni della stupidità di alcuni comportamenti carnevaleschi. Imbrattare, lordare e insudiciare i monumenti e le piazze non mi sembra affatto civile ne’ divertente. Ma così fan tutti, quindi sarò io a non capire lo spirito di certe feste. Possibile.

La stagione delle rivendicazioni è cominciata. Da prima di Natale i generi alimentari hanno cominciato a salire. Saranno le feste, così diceva la tele, poi i prezzi ritorneranno alla normalità. Illusioni. Non si torna indietro. Dopo le code per lo zucchero, che sono durate fino a dieci giorni fa, il prezzo ha subito una crescita, in alcuni casi, fino al doppio. E i lavoratori hanno cominciato a chiedere l’aumento del loro scarso stipendio. La protesta più eclatante e incisiva è stata quella degli autotrasportatori pubblici: dieci giorni di sciopero dei trasporti. Bus fermi. Che fare? Chi possedeva un camioncino, camion, furgone, insomma un mezzo per trasportare gente, poneva sul vetro anteriore un foglio con scritto la destinazione di un mercato o una piazza e caricava gente che si stipava alla meglio, con rischi indescrivibili. Chi usa il microbus sono quelli della periferia, i più poveri per intenderci, che vanno verso il centro per lavorare. Qualcuno usava una sedia per agevolare la salita dei passeggeri sui camion. Ho visto camion stracarichi di persone, pigiate e aggrappate tra loro, che neppure nei film sulla seconda grande guerra si vedeva. Roba da matti.

Passeggiare per il barrio “Internacional”, così si chiama dove abito, mi fa scoprire cose nuove ogni volta. Quello che noto per primo è il gran numero di cani, galli e galline. I primi dormiglioni, mentre il pollame è sempre alla ricerca di cibo. Le case sono tutte semplici e umili, alcune costruite con assi di legno, molte con il “bagno” fuori. Una buca, quattro assi e la latrina è fatta, altre quattro per il “doccione” e siamo a posto. E sul lato opposto il lavapiatti e lavabiancheria.

Non mancano le chiese. Modeste costruzioni in mattoni per il culto. Evangelisti i fedeli che le frequentano. Ne ho contate cinque nel raggio di 400 metri. Sarà che aprire una chiesa è un piccolo business? Indagherò. E i bambini? Tanti, si riversano sulle strade, soprattutto prima del tramonto. Mi chiedevo perché a quell’ora: quasi tutti sono immigrati andini e lì, la tradizionale cena o tè, si serve prima della bajada del sol. Giocano. Inventano giochi con quello che la loro fantasia elabora. Ho giocato insieme a loro con un pallone stanco di essere preso a calci. Mi chiamano don. Don si dice a una persona adulta non più giovane. Pucha!

E le piccole botteghe che spuntano ad ogni angolo, vendendo un po’ di tutto, come fanno a sopravvivere? E di sera molti si inventano ristoratori. Due tavoli, quattro sedie, un pollo fritto, riso, patate e la cena è servita. O una zuppa e una bistecca con riso e verdura e un altro menù è fatto. Microimpresa. La fantasia non manca a questa gente. Dalla mattina alla sera qui tutti si inventano qualcosa per vivere.

E i vecchi? Pochi. Qui in periferia è merce rara la vecchiaia. Al contrario, la piazza principale di Santa Cruz, nel pomeriggio, sembra il giardino di una casa di riposo. Se ti fermi ad ascoltarli, ti diranno che si stava meglio quando si stava peggio, quando si era più poveri, quando ci si conosceva tutti. Ora invece… I vecchi originari di questa regione sono razzisti nei confronti dei “colla”, quelli delle ande. Un po’ come i padani verso terroni. Qui anche peggio.

Ah! Il 18 marzo è stato il 28mo anniversario del Plan 3000, la zona dove abito. Dopo lo straripamento del fiume Pirai, evacuarono le persone rimaste senza casa, 3000 appunto, e le trasferirono nella zona sud est della città. Ora ci vivono in 300.000, in questa ormai cittadina suddivisa in 250 quartieri. Senza impianti fognari, pochissimo asfalto e tanta spazzatura. Auguri!!!

Tierra Prometida. Dal 28 di febbraio abbiamo ripreso il reforzamiento escolar. Da quest’anno sono con noi due nuovi operatori: Ursula e Daniel che sostituiscono Antonia e Lizet. I ragazzini sono arrivati senza tanta pubblicità. Il salone ora è tutto per noi perchè la famiglia che ci viveva ha traslocato. L’unico neo è che il nuovo presidente dello stabile ci ha imposto un affitto. Pazienza. Ce la faremo anche quest’anno! Abbiamo altresì aperto un blog che ci permetterà di dialogare con chi vorrà maggiori informazioni circa l’andamento di questo progetto e di quelli che sono in cantiere. Clicca su:www.fundaciontierraprometida.blogspot.com

con amistad, Fiore

Santa Cruz 23 marzo 2011