Lettera aperta alle Nazioni Unite

Dobbiamo essere uniti. La violenza contro le donne non può essere tollerata, in nessuna forma, in nessun contesto, in nessuna circostanza, da nessun leader politico e da nessun governo.” Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Egregio Segretario Generale,

chi si permette di scriverle è una cittadina italiana che ha letto e riletto non solo quella sua dichiarazione summenzionata, ma gli innumerevoli impegni internazionali sottoscritti in tal senso dal paese in cui vive. A dar retta alle carte, dovrei trovarmi in un paese civile. Peccato che esso abbia la più alta incidenza europea di donne assassinate dalla violenza domestica: una ogni 2/3 giorni. Peccato che i Centri antiviolenza italiani abbiano cessato di essere finanziati e molti stiano chiudendo. Peccato che le immagini delle donne proposte dai media e dagli annunci pubblicitari italiani siano largamente sessiste e pornografiche. Peccato che una donna italiana, a parità di qualifica e mansioni, guadagni dal 10 al 18% in meno del suo collega di sesso maschile. Peccato che oggi, 6 ottobre 2011, si seppelliscano delle giovani donne morte sul lavoro: un lavoro “in nero”, fino a 14 ore al giorno per meno di quattro euro l’ora. Peccato che l’Italia detenga anche l’infame record della percentuale più alta di donne molestate sul lavoro in Europa. Peccato che, sulla scia di altre sentenze relative alla violenza sessuale che hanno già svergognato questo paese di fronte al mondo intero, di recente un tribunale abbia definito il palpeggiamento di studentesse minorenni da parte di un loro docente un mero “corteggiamento invasivo”.

Poiché questa è una lettera aperta, ripeterò in breve delle cose che le sono note, e cioè che la violenza è un modo per controllare le donne, sia nelle famiglie sia nella società, e tenerle in una posizione subordinata agli uomini, e che la violenza contro le donne non è accidentale: è strutturale, e perciò sono strutturali le soluzioni per eliminarla. Leggi inadeguate, immagini mediatiche negative, mancanza di servizi, compiacenza dei governi e assenza di programmi che affrontino le cause e le conseguenze della violenza di genere non fanno che aumentare la dose di violenza di cui le donne fanno esperienza.

La struttura della violenza, come lei sa, non nasce dal nulla e la sua crescita è un’escalation in cui, ad esempio, suggerendo che la prostituzione sia innocente divertimento per chi ne usufruisce e occasione di posizionamento sociale per chi la esercita, che comprare il corpo di una donna sia normale e lecito, e rappresentando ossessivamente le donne come oggetti sessuali, si crea il “contesto culturale” favorevole a ridurre donne e bambine a semplici giocattoli per gli uomini. E se poi il giocattolo si rompe, sig. Segretario, diventa difficile biasimare chi l’ha rotto: un giocattolo non è un essere umano.

Oggi, il nostro Presidente del Consiglio annuncia l’intenzione di cambiare nome al suo partito: potrebbe chiamarlo, dice, “Forza Gnocca”. Si tratta dello stesso uomo che spende centinaia di migliaia di euro l’anno per i suoi festini con prostitute, il proprietario di gran parte dei media in cui le donne sono per lo più pezzi di anatomia in mostra, l’autore di dichiarazioni volgari e offensive su altri capi di stato di sesso femminile e sulle donne in generale. I membri del suo governo e della sua coalizione non sono da meno. Potrà trovare riscontro di quanto le dico sulla stampa internazionale, qui mi limito a citarle il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali che, il mese scorso, “spiega” così, in pubblico, la manovra economica: “In un convento irrompono dei briganti e violentano tutte le suore. Una sola viene risparmiata. Perché ha detto di no.”

Suggerire che le donne desiderino lo stupro, che la violenza sessuale subita sia loro responsabilità e che potrebbero evitarla con un “no” è cosa, dicono i sostenitori del Ministro, di cui dovrei ridere. In Italia si stuprano 4 donne al giorno ed io non lo trovo divertente.

Considerato l’atteggiamento del governo italiano nei confronti della violenza di genere io credo che le Nazioni Unite, di cui l’Italia è stato membro, possano e debbano fornire ad esso almeno delle raccomandazioni, fra cui l’adozione del Piano antiviolenza divisato dall’Agenzia Donne delle NU. La prego, pertanto, di fare quanto in suo potere perché ciò avvenga. Una presa di posizione da parte di un organismo così autorevole potrebbe dar sostegno e speranza a chi lavora ogni giorno per mettere fine alla violenza e restituire dignità alle sue vittime.

Con profondo rispetto, Maria G. Di Rienzo