Meglio per tutti

È stato meglio così. Avrebbe potuto andare avanti per mesi. Ci pensi che fatica, andare e tornare tutti i giorni…, se quando stava in casa era un tormento, immagina all’ospedale.

Abbiamo fatto proprio bene a non dirgli niente. Pensava che fosse un semplice controllo. Era tranquillo. Se avesse saputo la verità non si sarebbe fatto ricoverare e, nel caso ce l’avessimo fatta a portarlo via, avrebbe trasformato la nostra vita in un inferno cento volte peggiore di quello che già è stato. Così, con la scusa del controllo è rimasto buono buono, come un bambino. E non è vero che abbiamo aspettato troppo. Tre settimane non sono poi molte. Dormiva tutto il giorno, riposava, sembrava fosse debole ma erano tutte storie, capricci di un vecchio. Lo sapevo, lo avevo visto. La pancia gonfia e dura, ma poteva essere qualunque cosa. E tre settimane non fanno nessuna differenza. Il dottore è stato chiaro: se non si opera, muore, pochi mesi di vita. Se si opera muore lo stesso, non resisterà al procedimento. Ma sai com’è…, mio marito e mio figlio, sono medici anche loro, radiologi. Con un paio di telefonate il posto glielo hanno trovato subito. Sono radiologi, sì mio figlio è quello che ha litigato con il fisioterapista… quando mio padre cadde dal letto. Il fisioterapista portò il vecchio all’ospedale, non aveva dubbi. Mio figlio esaminò le immagini e col suo grugno da bulldog (lo hai già visto il suo grugno da bulldog?) inveì dicendo che era un assurdo, il femore non poteva essere rotto. Ma il fisioterapista chiamò il capo dei capi che gli diede ragione. Il femore era rotto eccome e bisognava operare subito. Mio figlio se ne andò ma se la legò al dito. Lo disse a suo padre, mio marito, che non la mandò giù neanche un po’. Ecco fatto, adesso la storia è finita. Be’ quasi. Ci è rimasta la moglie. No, non è mia madre, è la seconda moglie di mio padre. Inchiodata alla seggiola rotelle, guardala come si contorce, vuole alzarsi per l’ultimo bacio, come se fosse la cosa più importante del mondo, guarda lo sforzo che fa, se a reggerla in piedi non ci fosse quel maledetto fisioterapista che si mette dove non è chiamato, cascherebbe per terra stecchita. Te la immagini la scena, lui e lei, lui nella bara e lei a terra…

Le telefonate funzionarono, il letto all’ospedale, e la data dell’operazione già fissata. Alla moglie non ho detto niente. Neanche quando è andata a trovarlo il giorno prima. Se lo avessero saputo, avrebbero pianto per due ore, sai che lagna! Lui poi non avrebbe dormito la notte, lei si sarebbe cagata addosso. Invece così, si sono incontrati e si sono comportati da persone civili, praticamente non si sono detti niente per tutto il pomeriggio. Mio padre è sordo come una campana, lei rattrappita sulla sedia non parla quasi più… ma capisce, eccome se capisce, quando vuole una cosa nessuno gliela toglie dalla testa. Fatto sta che non abbiamo detto niente né a lui né a lei. Star zitti è la cosa migliore. D’altronde come si fa a dire a uno che sta per morire? E come si fa a dirlo alla moglie?

“guarda che tra due ore muori, saluta tua moglie perché è finita. E tu saluta tuo marito che se ne va all’altro mondo” Come si fa? Tu ce la faresti a dirlo? Abbiamo fatto benissimo. Ho fatto benissimo a non dire niente…

Certo, poi però non hanno spiegato molto neanche a me. Dicevano che l’operazione era semplice, invece è durata cinque ore, mio padre è stato trasferito in una unità di rianimazione e non ne è più uscito. Ma non ha sofferto. Almeno così spero che sia. Era pieno di tubi, sembrava un uomo bionico. Aveva un tubo nel naso, uno in bocca, uno nella pancia, uno in gola, lo avevano legato braccia e gambe, lo tenevano inclinato, quasi seduto, apriva gli occhi ma non riconosceva nessuno, secondo me una volta mi ha fatto segno di positivo col pollicione. Cinque giorni è durato. Cinque giorni. Adesso guardalo, sembra che dorma… Ma non c’è modo di far star zitta quella donna?

Perché deve piangere così? Potrebbe avere un po’ più di dignità. E poi che si crede adesso… di rimanere nell’appartamento di mio padre? Due settimane, il tempo di mettere a posto tutti i documenti, le carte, le cose, sai com’è, e poi ti giuro che se ne va proprio. La vedi quella gente che è arrivata ora? sono i suoi parenti, i suoi parentacci, l’orda barbarica, con queste persone non ho mai avuto nessun rapporto, che se la portino via loro, io l’ho curata tutto sto tempo adesso non ce la faccio più, che ognuno si tenga i suoi.

Guardalo, guardalo, mio padre. Sembra proprio in pace, tranquillo. È stato meglio così, davvero… immagina, forte com’è, quanto tempo sarebbe andato avanti, tre mesi, cinque, sei? Te lo immagini la fatica che avremmo fatto: comprare un letto speciale, la bombola di ossigeno, la fisioterapia, l’infermiere, sarebbe stata una spesa enorme. Per poi vederlo soffrire tanto, poverino. Sì, va bene, è vero, sarebbe rimasto nel conforto di casa sua, con le sue cose, nel suo ambiente…, e quella strega della moglie? Pensa alla lamentele. Avrebbe trovato da ridire su ogni piccola cosa. Così invece abbiamo risolto la situazione. Aveva ragione mio marito, è durato cinque giorni, ha sofferto poco, è stato meglio per lui, per la moglie, è stato meglio per tutti.

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Amava conversare di arte e poesia, affettuoso, spontaneo, sincero. È morto senza saperlo. Lascia una amatissima e disperata moglie. Sentiva e recitava come suoi i versi di Casimiro de Abreu

Oh ! Que saudades que eu tenho
Da aurora da minha vida,
Da minha infância querida
Que os anos não trazem mais!.. (che nostalgia provo dell’aurora della mia vita, della mia infanzia lontana che gli anni non portano più)

Jorge, 96 anni, professore. Un grande amico.