Non ne posso più

Per conoscere gli orrori dell’inferno basta un giorno. Non sono io a dirlo ma il grande Wittgenstein.

Andiamo avanti; da Borges nel suo saggio su Swedenborg: L’inferno è una palude dove si possono trovare città che sembrano distrutte dal fuoco ma i condannati però si sentono a loro agio. Sono felici a loro modo, cioè, sono pieni di odio, stanno continuamente cospirando gli uni contro gli altri. È il mondo dei complotti, della politica sordida. Questo è l’inferno.

Oggi sono proprio in vena: avete già notato che questo è il tempo in cui tutto è diventato più vero, più autentico? Il soldato si è trasformato in assassino professionista, la politica in criminalità, il capitale è una grande industria equipaggiata di inceneritori di cadaveri per sterminare esseri umani, la legge detta le norme dei giochi sporchi, la libertà mondiale è la prigione dei popoli. È Imre Kertesz che lo scrive, premio Nobel per la letteratura.

Da un libro di Kazimierz Brandys scopiazzo: I saggi, i rabbini tutti, gli esperti della cabala, i vecchi maestri riuniti nella città di Vilna durante trenta mesi alla fine trovarono la risposta, la terribile risposta: “Sarebbe stato molto meglio se il mondo vero la cui esistenza vive nella nostra coscienza, non fosse mai stato creato. E sarebbe auspicabile che l’umanità evaporasse nella spazio infinito.”

Sì perché non ne posso più. Scrivere sempre la stessa cosa, sulle stesse cose, gli stessi argomenti.

Oggi per esempio è pubblicata la relazione ONU sulla violenza. Quarantanovemila omicidi. Quasi cinquantamila omicidi in un anno. Il Brasile in numeri assoluti è il paese al mondo in cui si ammazza di più. In tempo di pace e prosperità. Ci ammazziamo che è una meraviglia, come selvaggi, baluba. In Vietnam ci vollero dieci anni di guerra per far morire cinquantamila soldati. Qui bastano dodici mesi e la gente si ammazza da sola. Perché in questo numero non sono compresi i morti uccisi in scontri a fuoco con la polizia (scontri a fuoco… resistenza all’arresto… eufemismi per indicare esecuzioni sommarie). Nei primi sei mesi di quest’anno sono 47, solo in città. La mia città. E nella mia città incontro una coppia di italiani. Ingegnere lui, insegnate lei, medico lui, casalinga lei, imprenditore lui, impiegata lei, non mi ricordo, non importa. La coppietta di sempre già incontrata decine di volte. Età media quarant’anni. Situazione stabile, sorriso stampato, nord, Triveneto, Emilia, Lombardia. Piccola impressa prospera, è probabile. Famiglia napoletana, mai. Nord, grassocci. Brasile, vacanze, Brasile, samba, favelas,… Berlusconi una vergogna…. I discorsi di sempre: colori, popolo sorridente, gente accogliente, Brasile sempre caldo beati voi, pensa che da noi c’è un freddo, la nebbia, il Natale d’estate deve essere una cosa ben strana, meninos de rua, ma il governo non fa niente per le favelas, non esiste un piano di abitazione… blablabla, siamo qui per adottare un bambino, periodo di prova, è di colore. Che colore?

Sì, domando a bruciapelo di che colore è e chi, e per quale motivo, qualcuno lo abbia colorato. Mi guardano in modo strano, pensano che sia una battuta. Continuano: tempo di prova, non parliamo una parola di portoghese, lui, poverino non parla una parola di italiano. Ci capiamo a gesti, ma l’amore vince tutte le difficoltà. L’amore, l’amore… Poverino… Minas Gerais… molto povero… Nell’orfanotrofio camminava senza scarpe… a piedi nudi… Lo abbiamo già iscritto a scuola… Natale in Italia… Natale vero, col freddo la neve e l’albero… Lo avete l’albero qui?… Poverino… Ong, trentamila euro…Tutti i documenti, tutto a posto, tutto legale… Trentamila euro… Avrà la sua cameretta. I cugini, un cane. La bicicletta, il computer… I contatti giusti… neanche tanto tempo… un anno… no, meno… Stiamo qui un mese, un mese di prova, per vedere se ci adattiamo, in caso contrario ne prendiamo un altro… tanto abbiamo già pagato… basta che sia di colore… perché penso che i bambini di colore soffrano di più… Dei miei amici hanno adottato un bambino vietnamita, o cambogiano… insomma un asiatico… Stessa Ong… Prima facevamo a distanza… adozioni a distanza, sostegno a distanza… soldi… invio… Ong… associazioni… poi abbiamo pensato di adottare per davvero…

 

Forza, italiani, forza. Venite…dai che aspettate? Qui abbiamo bambini per tutti i gusti. Prostituzione minorile? Ce n’è quanta ne vuoi. Volete adottare? Trentamila euro tutto compreso. O sennò potete fare a distanza. È facile, un bonifico e via, al resto ci pensiamo noi. Per Natale vi arriverà un biglietto di auguri e la foto del bambino, magari del colore che vi piace. Che aspettate, venite dai baluba. Che tra i bunga bunga e i baluba si possono fare buoni affari.

Mio nonno diceva che non si può odiare nessuno. Neanche i nemici. Proibì a mio padre, balilla, di indossare la fascia con scritto: Dio stramaledica gli inglesi. Fece la prima guerra in trincea, la seconda e la resistenza in montagna. Ed era incapace di odiare. Io sono nato nel boom economico dei primi anni sessanta, la guerra non so cosa sia. Scusa nonno, ma certa gente vorrei vederla morta.