Qualcosa di nero in segno di lutto

La notte dell’attentato alla Chiesa dei Santi di Alessandria, ossia la notte di Capodanno, ero al Cairo assieme a un gruppo di trenta italiani, venuti in Egitto per partecipare a un seminario itinerante sulla realtà multireligiosa del paese, organizzato dalla sottoscritta e dalla mia collega Lucia Cuocci, regista televisiva di “Protestantesimo”. Eravamo ospiti del Centro Culturale Tawasul, una piccola associazione egiziana nata nel 2006, su iniziativa di un gruppo di musulmani laici (intellettuali, professori universitari, artisti, giudici, giornalisti, ecc.), con lo scopo di creare uno spazio di incontro per la conoscenza reciproca fra Europa e mondo arabo, musulmani e cristiani, che privilegiasse la relazione diretta tra individui, piuttosto che quella tra istituzioni. Il termine arabo Tawasul, impossibile da tradurre in italiano con una parola sola, ben esprime l’idea ispiratrice del Centro. Esso riassume in sé, infatti, il significato di una “continua comunicazione attraverso una relazione di amore”.

Fin dalla sua fondazione, Tawasul è stato impegnato in numerose attività e il nostro seminario itinerante non è stato che l’ultima novità. In particolare, il 28 e 29 ottobre 2010, Tawasul ha ospitato il Meeting del Cairo, un’edizione egiziana del Meeting di Rimini, evento senza precedenti per un paese arabo a maggioranza musulmana. Il risultato più importante di tale Meeting è stato il coinvolgimento di centinaia di giovani volontari egiziani, musulmani e cristiani di ogni denominazione, che hanno lavorato insieme per giorni, cementando l’amicizia e la solidarietà tra loro. E questa esperienza non si è fermata con la fine del Meeting, ma prosegue tutt’oggi, poiché gli organizzatori e i volontari hanno deciso di continuare a incontrarsi regolarmente per discutere insieme dei problemi della società egiziana e prendere iniziative per risolverli.

La notizia dell’attentato di Alessandria è giunta mentre ancora si respirava l’atmosfera di riconciliazione e collaborazione tra musulmani e cristiani creata dal Meeting, e mentre stavamo compiendo un nuovo passo di avvicinamento tra mondi culturali diversi. La notizia ha comprensibilmente causato un profondo dolore a tutti noi, italiani e egiziani, tanto che la conferenza su Islam e modernità, prevista la sera del 1 gennaio, si è svolta in un clima di irrealtà, colma di tristezza. Il Prof. Wael Farouq, presidente di Tawasul e speaker della serata, assieme al Prof. Abd al Fattah Hasan, ex parlamentare per i Fratelli Musulmani e traduttore, ci hanno espresso tutto il loro cordoglio, sgomenti e afflitti, mentre il nostro gruppo ha espresso loro la nostra solidarietà e amicizia, in quei momenti così difficili per il loro paese. Infine, prima di iniziare la conferenza, abbiamo mantenuto un minuto di silenzio per ricordare le vittime dell’attentato.

Nei giorni seguenti poi, mentre tentavamo di capire se la situazione avrebbe consentito la nostra visita ad Alessandria, programmata due giorni dopo, abbiamo potuto assistere a una reazione esemplare della società civile egiziana che ha saputo ridare speranza per un futuro di dialogo, anche in quei giorni carichi di tensione e incertezza. I musulmani si sono riversati nelle strade assieme ai copti in loro sostegno e per protestare nei confronti del governo, accusato di non aver adeguatamente protetto i cristiani dopo le minacce di Al Qaeda e di non aver reagito con sufficiente forza, nei confronti dei responsabili, dopo l’attentato. Durante le numerose manifestazioni che hanno avuto luogo in quei giorni, i musulmani hanno sollevato le croci accanto al Corano, rivendicando la propria egizianità, respingendo ogni tentativo di dividere la società in base alla religione. È stato un atto di ribellione totale verso tutti coloro che cercano di cancellare con la violenza i secoli di convivenza tra musulmani e cristiani in Egitto. Con un sussulto di orgoglio, gli egiziani si sono dunque riappropriati della propria storia, usandola per combattere i fanatismi religiosi che minacciano i paesi del Medio Oriente e non solo. Forti di una storia solida, costruita sulla fitta trama di relazioni quotidiane tra cristiani e musulmani in carne e ossa che i terroristi hanno cercato invano di spezzare, gli egiziani hanno gridato al mondo che il Cristianesimo è parte di loro e non vogliono rinunciarvi.

Tantissime sono state le iniziative in risposta all’attentato di Alessandria, da ogni parte della società egiziana. Le città sono state tappezzate da cartelloni con la bandiera egiziana, su cui spiccavano la mezzaluna islamica e la croce, unite in un unico simbolo, oppure il campanile e il minareto affiancati, e frasi del tipo: “Sono egiziano, contro il terrorismo”, oppure “Un unico paese per tutti gli egiziani, musulmani e cristiani”. Ogni musulmano si è recato dai propri amici e conoscenti cristiani per porgere le proprie condoglianze e offrire il proprio sostegno. I messaggi di solidarietà sui giornali nei confronti dei cristiani si sono moltiplicati per giorni. Il maggior giornale indipendente egiziano “Al-Masry al-Youm” ha proposto che il Natale copto, che la Chiesa aveva pensato a un certo punto di non festeggiare, diventasse un giorno di festa nazionale, e ha invitato i musulmani a recarsi presso le chiese per proteggere i cristiani con i loro corpi durante le loro funzioni religiose. La cosa si è puntualmente verificata, con un’affluenza di musulmani, in taluni casi, superiore a quella dei cristiani. L’Unione degli Scrittori Egiziani ha chiesto che nei programmi scolastici sia inserita la lettura di alcuni libri che parlano delle secolari relazioni tra musulmani e cristiani in Egitto, come il romanzo “Zia Safiya e il monastero” di Baha Taher, il più grande scrittore egiziano vivente.

Anche Tawasul, per parte sua, si è subito attivato con importanti iniziative. Come prima reazione, ha chiesto ai suoi membri e ai volontari del Meeting del Cairo di indossare qualcosa di nero in segno di lutto, quindi ha domandato a ciascun volontario musulmano di visitare una chiesa del proprio quartiere per porgere le proprie condoglianze, come gesto visibile di solidarietà. Pochi giorni dopo l’attentato, ha organizzato un concerto di musica sacra, musulmana e cristiana insieme, in segno di riconciliazione, e alcuni suoi membri hanno partecipato alla messa di Natale del 6 gennaio. Durante la diretta tv dedicata alla messa, sono stati trasmessi alcuni brani del concerto organizzato da Tawasul. Infine, il giorno 7 gennaio, subito dopo la preghiera del venerdì, Tawasul ha organizzato una breve dimostrazione sul piazzale della Moschea della Luce del Cairo, occupando quel luogo in silenzio, per breve tempo, per impedire le consuete arringhe contro i cristiani, tenute da fanatici che spesso prendono la parola dopo la funzione.

Ma è soprattutto sul piano culturale che Tawasul si sta impegnando. Sempre nell’ambito fondamentale del recupero della propria coscienza storica, il Centro vuole scrivere un’opera teatrale sulla storia del Cristianesimo in Egitto, da portare in giro di città in città. Infatti, i giovani musulmani non conoscono questa parte della propria storia e vedono i cristiani copti come invasori al pari dei cristiani colonizzatori. Infine, Tawasul vuole farsi carico di alcune richieste che i cristiani avanzano da tempo al Governo, organizzando una raccolta di firme. Tale richieste includono una legge che consenta la costruzione delle chiese alle stesse condizioni delle moschee e la cancellazione dai documenti d’identità della religione del cittadino. Tawasul vuole che queste richieste, normalmente considerate come le “richieste dei cristiani”, diventino le richieste di ogni cittadino egiziano, indipendentemente dalla sua religione.

Come si vede, la lotta contro il terrorismo e il fanatismo religioso non si gioca soltanto sul piano politico e della sicurezza, ma soprattutto e fondamentalmente sul piano culturale. Molti in Egitto l’hanno capito e stanno agendo in tal senso, meritando tutto il nostro appoggio e la nostra collaborazione. Queste persone hanno principalmente bisogno di visibilità e occasioni per far sentire la propria voce, poiché troppo spesso le società civili dei paesi arabi vengono fatte scomparire dai mezzi di informazione che prediligono la cronaca degli eventi che dividono, nonostante siano proprio le società civili a lottare quotidianamente contro i profeti dello scontro di civiltà.