Ricordiamo Alessandro Scansani, compagno di viaggio di Macondo che ci ha lasciati.

«Riemergo dopo tre anni di sofferenza civile e di dolore fisico per un tumore, con poca voglia di moralismi in grasse mutande alla Ferrara barattate per libertà e per un presidente, delle cui balle siamo stanchi e di cui ci vergogniamo, un presidente ridicolo con nessun rispetto delle regole, chiunque sia a portarle o a doverle portare, se le regole si devono portare. Non sono mai stato comunista, per cultura, sono stato duramente antifascista con rispetto attuale per Fini, coscientemente repubblicano, e socialista municipale. Sappiamo che la sinistra cela la realtà, la destra spesso la svela. La sinistra rischia di nascondere, non vedere, la destra invece di vedere. Ho apprezzato e apprezzo alcuni ministri e sottosegretari, vedo con disgusto e con vergogna quel codazzo di servi sottosegretari e ministri piduisti di avvocati portati in Parlamento, gli esperti! per salvare Berlusconi dalle istituzioni, dalle regole dagli errori mai ammessi. Se ne torni a casa, alle sue ville, il puritanesimo falso, il moralismo famigliare. E anche la Chiesa, con questo presidente, ha imparato a vergognarci: la grande Chiesa che fa orrore e la piccola Chiesa che fa tenerezza, come Macondo.
L’editoria ha consumato troppe parole, e la cultura vive di parole che sono vive e libere e che non possono continuare a vivere con vergogna nella menzogna di un popolo. Che qualcuno abbia anche il coraggio o l’orgoglio di dire no. Non è lo stesso personale nuovo, sul tipo di quello napoleonico, che creò una nuova classe politica, amministrativa, militare. Questa, invece, è una classe politica a cui la cultura, e la cultura politica, non interessano, che ride, che si diverte, che non ha il senso della solidarietà, che non ha cura dei nostri figli, che baratta la cura dei tumori per il milleproroghe. Mi auguro che mio figlio rimanga ancora a lungo al suo dottorato di Honkong».

[Alessandro Scansani, giornale minimo, marzo 2011]

Alessandro Scansani è morto l’11 aprile.

Nato nel 1946, aveva fondato con Giuliana Manfredi la casa editrice Diabasis di Reggio Emilia nel 1988.

Amico di Gaetano Farinelli e di Giuseppe Stoppiglia – di cui aveva voluto pubblicare l’ultimo libro “Piantare alberi, costruire altalene” (2010) – condivideva lo spirito di Macondo, partecipando alle nostre iniziative e seminari.

I suoi funerali si sono svolti mercoledì 13 aprile 2011, alle ore 16:00, a Castelnovo di Sotto (RE). La santa messa è stata concelebrata da don Giuseppe Stoppiglia e don Gaetano Farinelli.

Ricordiamo Alessandro attraverso le parole del figlio Emanuele (da Il Resto del Carlino):

“Una vita di viaggi, sogni e letture”

Nonostante il devastante impatto fisico e psicologico della malattia, mio padre è stato fino all’ultimo in grado di gioire delle piccole cose della vita, riuscendo a trovare rifugio dalla sofferenza nella dolcezza della semplicità. Vicino fino alla fine a mia madre, mio padre ha passato gli ultimi frammenti della sua vita tra i colori e gli aromi di un giardino in fiore. Tra i suoi libri, fino all’ultimo. Quei libri che hanno sempre saputo offrire rifugio a me e a mia sorella Benedetta. Una raccolta di esperienze culturali e umane, tesoro di una vita insieme, fatta non solo di un’estrema bibliofilia: libri, ma anche pietre, rami, conchiglie, icone bizantine, mappe, frammenti di una vita passata viaggiando, sognando e leggendo insieme. Un piccolo rifugio dove tutti noi abbiamo maturato una particolare sensibilità per il mondo e le sue culture.

Mio padre ha dimostrato fino all’ultimo che nei sogni si può credere. Vivendo con serenità fino alla fine e incoraggiando i suoi figli verso traguardi che ci hanno spesso divisi, la grandezza umana di Alessandro mi ha spinto verso la Cina anche quando il mio cuore piangeva, rimanendo sempre al suo fianco. Sapere mio padre fiero di avere i propri figli lontani ma intenti a realizzare i propri sogni ha sicuramente incoraggiato me e mia sorella in tutti i tristi momenti attraversati.
La lunga malattia non gli ha impedito di vivere i suoi ultimi giorni circondato dal nostro amore, di noi tornati dai diversi angoli di mondo in cui ci trovavamo per realizzare sogni che esistono solo grazie ai suoi incoraggiamenti. Essere stato al suo fianco nei suoi ultimi istanti è stato il dono più straordinario. E questo è forse il miglior modo di coniugare sogno e dovere. Con queste poche parole mio padre vorrebbe ssere ricordato: “Sono stato felice”.
Un grande uomo muore, ma la sua sensibilità culturale e il suo coraggio umano continueranno a essere fonte di ispirazione negli anni a venire.