Sono tornato in Brasile

Sono tornato in Brasile dopo 100 giorni in Italia. Tornano anche i temi latino-americani. Uno di essi è la strategia nella pastorale. Sì, perché “la fede senza strategia è morta”.  Jung Mo Sung, teologo-economista della liberazione e amico carissimo, mi ha inviato una sua riflessione. Per provocare, egli semplifica e parla di tre strategie: fuga dal mondo, lotta nel mondo e immersione nel mondo. La teologia tradizionale propone la “fuga dal mondo verso l’alto”. La teologia della liberazione propone un “esodo dal mondo di ingiustizia e oppressione, verso il Regno di Dio”: la liberazione è concepita come superamento di ogni schiavitù e come vocazione ad essere uomini nuovi, creatori di un mondo nuovo. Questa visione (o ‘teologia dell’esodo’) è “partigiana”: originariamente è Dio contro gli dei del faraone; i poveri e buoni ebrei contro i ricchi e cattivi egiziani. In realtà, io avevo colto i limiti di tale strategia, quando negli anni 80 accompagnavo i sem-terra. La “teologia dell’esodo” aveva aiutato molto il Movimento dos Sem-Terra a combattere l’ingiustizia del sistema e a conquistare la ‘terra promessa’. Ma i campesinos, dopo essersi ‘insediati’ sul latifondo conquistato, hanno dovuto considerare il governo (il sistema) non come nemico ma come interlocutore, per ottenere mezzi di vita e di produzione. Per questa nuova situazione la teologia dell’esodo si mostrava inadeguata. In quell’occasione ho studiato con i campesinos la “teologia della creazione”. Arrivammo alla conclusione che, se nella teologia dell’esodo il faraone era il nemico, nella teologia della creazione (scritta durante l’esilio di Babilonia) il re Ciro diventava interlocutore e benefattore degli ebrei, al punto di offrire loro l’opportunità di tornare in patria.  Questo era stato possibile perché Dio creatore è il Signore del cuore di tutti, anche di un re straniero, pagano e dominatore. In quell’occasione i senza-terra si sono messi alla ricerca di un buon interlocutore nel governo brasiliano, un “Ciro” timorato di Dio. L’hanno trovato ed è stato di molto aiuto. Ma torniamo a Mo Sung. Egli ritiene la teologia dell’esodo inadeguata nel panorama attuale. Oggi essa chiede ai cristiani di far guerra all’idolatria del mercato globale, sfruttatore e oppressore. Di mettere fine al capitalismo neoliberale, estremamente ampio e complesso. Operazione improbabile, perché per quanto noi desideriamo un mondo senza relazioni mercantili, non è possibile costruire una società concreta senza mercato e senza alcune altre istituzioni che esistono nel sistema capitalista. Anzi troviamo nel capitalismo istituzioni che gli sono anteriori e che potrebbero continuare dopo di esso. Confermarsi? Fare appello ad alleanze convenienti? No, assolutamente. Si tratta allora di cercare nella bibbia, specie nel vangelo, altre strategie. Mo Sung suggerisce non la strategia della teologia della creazione ma la “strategia di tre elementi, – sale, luce, lievito -” indicati come metafora da Gesù nel vangelo. Si tratterebbe di immergersi senza paura nel mondo attuale e cambiarlo-migliorarlo da dentro. Sale: un pizzico basta a dar sapore ai cibi. Dobbiamo puntare più sulla qualità della minoranza che sulla quantità; oggi invece la chiesa favorisce i movimenti per mantenere il numero dei cattolici, contro la crescita delle chiese evangeliche e del secolarismo. Luce: Francesco di Assisi, a chi gli chiedeva come sconfiggere le tenebre del male e della violenza, rispose: “Perché aggredire le tenebre? Basta accendere una luce e le tenebre si ritirano”. Beati noi se, invece di imprecare contro la notte, ci facciamo sentinelle del mattino; se non imponiamo la pace con i soldati, ma la proponiamo con educatori e artisti… Lievito: un pugno di lievito fa crescere poco a poco la pasta e ivi scompare. Ugualmente noi dobbiamo proporre ciò che aiuta a crescere, evitando di ostentare la nostra marca. Naturalmente non si tratta di riformismo. E’ il superamento di una catalogazione classica tra assistenzialismo, riformismo e liberazione. Oggi dobbiamo avere un’altra visione della realtà e delle possibilità storiche. Dobbiamo guardare al bene comune senza imprecare per le situazioni nuove che ci sfidano e sembrano avverse. Forse in questo il governo Lula ha qualcosa da insegnarci: Lula è stato più vicino al paradigma del sale che a quello dell’esodo; non ha lottato contro il mercato, ma non si può negare che sia avanzato nell’area sociale. Essere sale-luce-lievito non è poca cosa: significa credere che il Regno di Dio avviene nell’amore solidale ai poveri. P Arnaldo DeVidi