Vedi cara…

…è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già. (Francesco Guccini)
Vorrei essere Ignazio Silone. Del suo libro cambierei qualcosa, certo. Cambierei i personaggi e l’epoca ma non il titolo: L’avventura di un povero Cristiano. Vedi cara, è difficile raccontarti questa storia avvenuta in un mondo contadino in cui nessuno camminava per la strada con le cuffie ad ascoltare i gorgheggi di Lady Gaga. I ventenni di allora forse erano uguali a te; magari mi sbaglio di grosso e uguali a te non lo erano affatto; non mi ricordo più è passato tanto tempo che davvero non mi ricordo più. Il tempo confonde le idee e forse questa storia non è si è svolta proprio così.  Ignazio Silone scriverebbe parole di pietra. Io invece non trovo neanche il coraggio di scrivere due righe. Di scrivergli due righe, a Leonardo. Vorrei chiedergli che cosa prova in questo momento. Quello che ha provato a quei tempi là, quando non esisteva Lady Gaga, lo sentivamo tutti nella carne. Un mondo contadino, straziato dalla miseria, dal latifondo, dall’oppressione…; un mondo di città in via di una industrializzazione forzata, i militari maledetti che davano gli ultimi rantoli del loro potere… Vedi cara, noi abitavamo lontanissimo da qui, ma queste cose le sapevamo e le soffrivamo come se fossero nostre. Le vivevamo moralmente e ce ne sentivamo partecipi. Tu invece ignori quello che ti succede sotto casa, non leggi un giornale, non sai niente di niente. Non sai che nel nostro Paese è in atto un cambiamento mostruoso, genocida. Non sai che in nome della crescita economica, i governanti si comportano da faraoni, costruiscono le loro piramidi nel deserto ad un costo astronomico di soldi e di vite umane. L’hai mai visto un corteo, una manifestazione? L’hai mai vista una rivolta operaia? Prova ad immaginare allora che nel deserto brasiliano, lontano da tutti, lontanissimo dai centri di potere, dalle telecamere della Rede Globo, i nuovi schiavi stanchi di morire di lavoro cominciano a protestare. Immagina l’arrivo della força nacional de segurança, i marines. Gli schiavi reagiscono e bruciano tutto, bruciano gli alloggi e i cantieri, rovesciano i macchinari, ergono barricate. Bruciano i magazzini dei rifornimenti, bruciano il refettorio. E non sono mica quattro gatti, sono migliaia di operai schiavi che, deportati nei deserti, sono obbligati a vivere in regime di confinamento costante dove possono e devono consumare solamente quello che viene offerto loro nei magazzini delle imprese. Sì, hai capito bene: siccome sono lontani da tutto, le imprese montano i magazzini con i prodotti di prima necessità. Se vuoi qualcosa la compri direttamente da loro, non esiste alternativa. Naturalmente il costo della merce è esorbitante, i poveracci sono praticamente obbligati a contrarre debiti enormi e alla fine del mese devono di più di quello che guadagnano, devono pagare al padrone che detrae il montante dal loro stipendio, facendo in modo che il mese successivo il debito si rinnovi a favore di quella stessa impresa a cui i governanti hanno affidato i lavori. Lo so che ti sembra complicato un discorso così e che certamente Lady Gaga non ne parla. Ma è proprio così che succede nel tuo Paese oggi. Leonardo lo scriveva cent’anni fa, quando accadeva esattamente la stessa cosa e noi lo leggevamo sui giornali o ce lo raccontavano gli amici che viaggiavano. Non è cambiato niente. Leonardo diceva che gli operai i contadini, i dannati della terra potevano creare una alternativa organizzandosi capillarmente in piccole comunità di base, mosse da un ideale di giustizia… . Improvvisamente venne richiamato all’ordine. Gli venne detto che i suoi scritti fuggivano dalla linea canonica immutabile, gli venne comunicato che non poteva più parlare, né scrivere, gli imposero il silenzio. Ma non fu il governo militare a farlo. Furono i suoi. Lo richiamarono in sede centrale, là lontanissimo, proprio vicino a casa mia, dove abitavo cent’anni fa. Un posto stupendo, uno dei posti più belli del mondo in cui l’uomo ha lasciato per secoli la sua impronta creativa. Te l’ho detto,vorrei essere Ignazio Silone, ne farebbe un libro stupendo…, descriverebbe Leonardo seduto su una sedia circondato dai suoi (in realtà i veri “suoi” di Leonardo sono sempre stati i contadini e gli operai – gli stessi che oggi hanno incendiato i cantieri che non sono mica in quattro gatti, sono migliaia, ottantamila operai, li hai già visti ottantamila operai?). Dicevo dunque, i suoi: gente potente, potentissima, non come i militari di allora o la forza nacional di oggi, ma gente con il potere dell’autorità morale, il potere del Magister, il potere che perpetua se stesso e conferito dalla Storia, il peggio potere che c’è, il potere di chi è convinto di essere dalla parte della Verità con V maiuscolo e si comporta di conseguenza. Leonardo circondato dai suoi, seduto sulla seggiola dove quattro secoli prima si era seduto un certo Galileo che aveva scoperto cose incredibili e a cui i “suoi” imposero il silenzio totale perché evidentemente queste cose non potevano essere dette in nome della Verità che “i suoi” professavano…. Sto divagando troppo? scusa, ma le cose sono intricate e connesse, abbi pazienza. Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire ma ascolta: Galileo dunque venne imbavagliato. Quattro secoli dopo i suoi, gli stessi che lo azzittirono (i loro eredi, certamente, lo avrai capito, dài) chiesero scusa pubblicamente dichiarando che effettivamente aveva ragione lui, Galileo. Meno male che non lo bruciarono vivo. Perché a quei tempi là, ci andavano giù duri davvero. Gli chiesero scusa: scusa caro Galileo, lo so hai sofferto di solitudine e di depressione perché non solo non ti abbiamo creduto ma ti abbiamo azzittito e rinchiuso. Avevi ragione tu, scusaci tanto. Ecco fatto. A Leonardo invece per ora non gli ha chiesto scusa nessuno. Circondato dai “suoi” cercò di spiegare la realtà del Paese in cui viveva così lontana dalla città dei suoi e dal castello dove essi abitavano e continuano ad abitare ancora oggi. Leonardo spiegava, e più spiegava più i suoi gli diventavano ostili: adesso basta, zitto, è un ordine. Non lo bruciarono né lo rinchiusero in galera perché i tempi erano diversi e non era più permesso farlo, ma te lo giuro, se avessero potuto farlo, lo avrebbero fatto, eccome. Gli ordinarono quindi il silenzio totale. E per uno che scrive, la cui unica arma è la parola, il silenzio è come la morte. Leonardo, poveretto, ubbidì. Poi però a un certo punto non ce la fece più e se ne andò, in silenzio, ma se ne andò. Anzi, continuò esattamente a stare dove è sempre stato, accanto ai veri “suoi”, i fratelli e i figli di quegli schiavi che protestano nel deserto; riprese a scrivere e parlare, stavolta senza più dover rendere conto a nessuno, senza più dover sedersi sulla sedia di Galileo, finalmente libero: ma a che prezzo, però! Ormai il male era già stato fatto, le comunità da lui fondate, o inspirate al suo messaggio furono smembrate una ad una, alcune si sciolsero da sole vittima di disillusione e di sconforto, altre furono letteralmente cancellate dalla faccia della terra.  La gente di Leonardo si trovò più smarrita di prima. Poi arrivarono gli I-pod e Lady Gaga fece il resto. Il risultato è quello che vedi. Anzi è quello che non sai, perché non leggi, perché hai le orecchie tappate dalle cuffie e gli occhi fissi allo schermo del computer. Gli operai nel deserto brasiliano sono tornati al lavoro sotto i mitra delle forze speciali. Però l’altro giorno ero contento. Sono entrato nella chiesa dei domenicani. È un piccolo capolavoro dell’architettura contemporanea, semplice come una capanna, priva di orpelli, una croce e basta. Mentre passeggiavo nel silenzio ricordavo del tributo di sangue pagato da loro, i domenicani, agli esecrabili governi militari. Quanti, morti, torturati, esiliati… quanto silenzio imposto dal potere a quei poveri frati! Nella penombra passo davanti alla bacheca, e sai cosa c’era esposto? Il libro di Leonardo, sì proprio quel libro che fece infuriare il potere, proprio quel libro per cui venne incriminato e costretto al silenzio. Ho sorriso felice. Il suo libro nella bacheca di una chiesa! E oggi non ho il coraggio di scrivergli. Gli chiederei che cosa prova  a pensare che tanti anni fa venne condannato da un futuro papa agli ordini di un futuro santo… Forse mi direbbe: vedi caro è difficile spiegare….

Vedi cara, è difficile spiegare una storia come questa, è difficile capire se non hai capito già. Oggi è tutto diverso, domani in piazza ci saranno migliaia di giovani come te con l’I-pod e Lady Gaga in testa, a sognare di essere la principessa d’Inghilterra mentre applaudono un vecchio inquisitore ed un futuro santo che chissà se di questa storia se ne ricordano. Vorrei essere Ignazio Silone…